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LA MODA CHE CAMBIA 4 Ottobre Ott 2015 0930 04 ottobre 2015

Sessismo e insulti, non ci evolviamo mai

Ci si insultava nel Settecento come adesso. Ma ora ce ne accorgiamo di più.

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Il senatore Lucio Barani.

Leggo sul delizioso saggio di Francesca Sgorbati Bosi Guida pettegola al teatro francese del Settecento, edito da Sellerio, una serie di annotazioni sulle risse che scoppiavano nelle platee dove la soldataglia e la plebe (stiamo parlando ancora di Ancien Régime, ma si può sempre definire così o si diventa subito politicamente scorretti?), si spintonavano per un posto in piedi, lanciando lazzi e commenti salaci all’indirizzo delle dame molto truccate e ancor di più scollate che si affacciavano dai palchi. In quella complessa e stratificatissima società, in cui persino i lacché dei nobili più in vista si sentivano in diritto di spadroneggiare, non era raro che gli autori o gli attori finissero in prigione per aver mancato di rispetto ai tantissimi potenti e prepotenti oppure che i sostenitori e i detrattori del tale attore se le dessero di santa ragione durante lo spettacolo, interrompendolo.
LE RISSE CI SONO SEMPRE STATE. Risse nei luoghi di assemblea sono scoppiate sempre (giusto nei quadri di David ci sembra che al Senato della Roma imperiale si tenessero solo dotti interventi ed emozionanti concioni), ed è noto che il cappello definito come 'lobbia', una bombetta con un grosso avvallamento al centro, venne così battezzato dal nome del senatore Cristiano Lobbia che negli anni dello scandalo tabacchi, uno dei primi dell’Italia unita e magistralmente raccontato ne I misteri di via dell’Amorino da Gian Antonio Stella, si prese una gran bastonata in testa e un paio di fendenti al petto durante il processo.
A TANTI DI NOI SEMBRA CHE IL MONDO DOVREBBE EVOLVERSI. Insomma, non si andava tanto per il sottile allora, così come adesso. Con la differenza che, adesso, in anni al tempo stesso politicamente corretti ma anche tolleranti nei confronti dei cyber bulli e dei bulli tout court, ci sembra intollerabile che un senatore rivolga un insulto sessista alla collega di un gruppo avversario (meravigliosa l’ipallage di Spinoza sul Fatto Quotidiano: «Un atto pubblico in luogo osceno» per commentare la volgarità del capogruppo verdiniano al Senato, Lucio Barani, contro i Cinquestelle) e ci sembra anche del tutto giustificabile che Federico Rampini, firma del gruppo Espresso, dedichi una delle sue rubriche all’attacco verbale di cui è stato oggetto da parte di uno squilibrato, per 45 lunghissimi minuti, durante una lezione pubblica. A tanti, tantissimi di noi, sembra che il mondo dovrebbe evolversi; che la nozione di civiltà dovrebbe comprendere l’educazione formale, lo scambio – se non proprio di cortesie – almeno di parole e commenti civili; che allo sviluppo dell’industria, delle tecnologie, della medicina, dovrebbe corrispondere l’evoluzione dei modi.

Le donne sono i bersagli preferiti di queste volgari invettive

E invece no, accade il contrario. Ci si insulta ovunque, e le donne, che da un tempo relativamente breve e in particolare nei Paesi occidentali hanno accesso alle cariche più alte della vita pubblica, sono i bersagli preferiti di queste volgari invettive. Di primo acchito, verrebbe da commentare che ciò sia dovuto all’evidente basso livello culturale di chi occupa gli scranni parlamentari (Massimo Cacciari se ne doleva qualche sera fa in uno dei tanti indistinguibili talk show): gente per la quale la politica sembra l’unica carriera possibile, non avendo né le competenze né la volontà per percorrerne altre con successo e opportunità di visibilità, che è il sostantivo-feticcio di questi anni.
AGGRESSIVITÀ LATENTE ALLA RIBALTA. In realtà, è possibile che l’esplosione e la moltiplicazione dello scambio di informazioni, traghettati dai social media, abbiano semplicemente portato alla ribalta, una ribalta potenzialmente immensa e poco controllata o sanzionata, l’aggressività latente in ognuno di noi. Chi ha educazione e modi, sa come tenerla a bada. Gli altri, privi di sanzioni (le pagine di Facebook, per esempio, vengono chiuse ex abrupto molto raramente e spesso a sproposito), non educati al controllo, ritengono invece un diritto l’esercizio delle proprie pulsioni, prima ancora delle proprie funzioni.
LA LEGGE CI IMPEDISCE DI EVITARE GENTE COME BARANI. Evitare i molesti sui social media è possibile; sperare che si trovino i mezzi e i modi per arginare gli squilibrati senza per questo riaprire i manicomi o sbatterli in galera come accade negli Stati Uniti pure. Evitare gente come il tale Barani (la sua biografia racconta che quando era sindaco di Aulla, in Lunigiana, candidò il paesino alle Olimpiadi e che venne smentito dal Coni a mezzo Ansa; racconta pure che istituì un assessorato al malocchio e che aprì un casinò dove invece dei soldi si vincevano pasta e salami: bisogna aggiungere altro? Da figlia di un medico che ha dedicato la vita ai malati, mi stupisce solo che sia un medico, ma d’altronde è medico anche il sindaco di Roma Ignazio Marino) è invece impossibile. Una legge elettorale, a noi elettori lo impedisce.

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