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VIOLENZA 7 Ottobre Ott 2015 1737 07 ottobre 2015

Filippine, rapito ristoratore Rolando Del Torchio

Sette uomini armati si sono finti clienti e lo hanno sequestrato. Poi sono fuggiti a bordo di un motoscafo. L'ex sacerdote, nel Paese dal 1988, aveva già subito un attentato.

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Il ristoratore italiano rapito Rolando Del Torchio.

Sette uomini sono entrati armati nella sua pizzeria. Lo hanno rapito e poi sono fuggiti in motoscafo, approfittando del buio che calava su Dipolog City.
Rolando Del Torchio, 56 anni, ex sacerdote missionario originario di Angera, in provincia di Varese, è stato sequestrato sull'isola di Mindanao, nel Sud delle Filippine, una zona dove sono attivi diversi gruppi separatisti musulmani, impegnati in nella guerriglia contro la maggioranza cattolica. L'ambasciata italiana ha confermato la notizia e la Farnesina è al lavoro sul caso. Secondo le prime testimonianze i rapitori si sono finti semplici clienti. E sono stati visti mentre lasciavano la città via mare, a bordo di un'imbarcazione veloce.
SOSPETTI SUL GRUPPO RADICALE ABU SAYYAF. I sospetti, sia per il modus operandi dei rapitori, sia per il contesto in cui il sequestro è avvenuto, si concentrano su alcune formazioni ribelli islamiste. Sull'isola di Mindanao, la seconda più grande dell'arcipelago delle Filippine, ai gruppi separatisti musulamni si affiancano militanti islamici radicali e bande armate al soldo di potenti clan. L'area è ricca di risorse naturali, ma rimane tra le più povere del Paese. La lotta separatista dei ribelli musulmani ha causato oltre 120 mila morti negli ultimi 40 anni. Il gruppo principale, il Fronte islamico di liberazione Moro (Milf), conta oltre 10 mila militanti. Tra le bande minori c'è anche Abu Sayyaf, un gruppo radicale islamico che gli Stati Uniti considerano legato ad Al Qaeda, ma che negli ultimi anni è stato fortemente colpito dalle operazioni dei militari e ridotto a poche centinaia di militanti. Nonostante ciò, Abu Sayyaf a Mindanao è noto soprattutto per le estorsioni e i rapimenti di stranieri. Il gruppo, che spesso minaccia di decapitare i suoi ostaggi per far lievitare il riscatto, due mesi fa ha messo in pratica la sua minaccia, tagliando la testa di un capo villaggio filippino e promettendo di fare altrettanto con due malesi che tiene ancora sotto sequestro.
NELLE FILIPPINE DAL 1988. Rolando Del Torchio è arrivato per la prima volta nelle Filippine nel 1988, come missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere. Nel 1996 ha dismesso la tunica, ma non ha abbandonato l'isola di Mindanao, dove ha iniziato a lavorare con la Ong 'Hope' dando assistenza agli agricoltori. Infine la decisione di mettersi in proprio e di aprire un ristorante (il caffè-pizzeria 'Ur Choice Cafè', teatro del rapimento), senza però dimenticare l'impegno sociale.
SCAMPATO A UN ATTENTATO. Non è la prima volta che Rolando Del Torchio subisce atti di violenza. Circa 15 anni fa, mentre si trovava in compagnia di un vescovo locale, scampò a un attentato. A raccontare l'episodio è stato suo cugino, Andrea Del Torchio: «Alcune persone spararono contro di lui. Rolando riuscì a salvarsi rifugiandosi sotto al letto, ma rimase traumatizzato». Negli Anni 90 l'ex sacerdote era finito nel mirino di potenti clan attivi nel Sud delle Filippine. Li aveva accusati di disboscamento illegale ed era stato ripetutamento minacciato di morte.
UNA VITA NEL VOLONTARIATO. «Rolando è sempre stato impegnato nel volontariato, ha organizzato attività di promozione sociale nelle Filippine attraverso una fabbrica di acciughe in scatola e lavori agricoli, mentre attualmente prestava la sua opera nelle carceri, in parallelo alla sua attività di ristoratore», ha raccontato ancora il cugino Andrea. Una persona «attiva e intraprendente», che ha «trascorso gli anni migliori della sua vita nelle Filippine. Mio cugino ama la semplicità e le strutture europee gli stavano un po' strette». Sul rapimento, i familiari non hanno altre informazioni: «Speriamo solo che venga liberato presto e che non gli succeda nulla di male».

Gli altri italiani rapiti nel mondo: da padre Dall'Oglio ai dipendenti della Bonatti

Con Rolando Del Torchio è salito a sei il numero di italiani rapiti in tutto il mondo.
DALL'OGLIO IN CARCERE A RAQQA? Il sequestro del ristoratore si aggiunge infatti ai casi dei quattro dipendenti dell'impresa di costruzioni Bonatti rapiti in Libia: Gino Tullicardo, Filippo Calcagno, Salvatore Failla e Fausto Piano. E a quello di padre Paolo Dall'Oglio, scomparso in Siria nel luglio del 2013. Da allora di lui non si hanno più notizie, circolano soltanto informazioni non verificabili, come quella secondo cui sarebbe detenuto in una prigione dell'Isis a Raqqa.
I DIPENDENTI BONATTI IN MANO A CRIMINALI COMUNI. Per quanto riguarda invece i quattro dipendenti della Bonatti, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha riferito alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato dieci giorni dopo il sequestro. La Farnesina e i servizi d'intelligence propendono per un sequestro di matrice criminale con finalità estorsive, non legato ad attività terroristiche. L'ultimo connazionale liberato è stato Ignazio Scaravilli, il medico catanese sequestrato in Libia a gennaio 2015 e rilasciato il 9 giugno.

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