Forcella Rione Napoli 151007192108
INTERVISTA 11 Ottobre Ott 2015 0900 11 ottobre 2015

Forcella tra guerra e clan, il racconto dei commercianti

Coprifuoco. Proiettili vaganti. Guaglioni minacciosi. E pizzo pagato due volte. Nel rione di Napoli si vive e lavora con la paura. Un negoziante ne parla con L43.

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Nessuno.
In sala non si è presentato neanche uno spettatore, tranne il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, l’assessore alla cultura Nino Daniele e qualche staffista aggregato al seguito.
E così, sul palco dell’ex cinema in via Vicaria vecchia al rione Forcella, l’attore Enzo De Caro e il cantante Marcello Colasurdo, voce del gruppo dei Zezi di Pomigliano d’Arco, sono rimasti zitti e muti per imprevista assenza di pubblico.
Lo spettacolo anti-camorra, organizzato nel segno della lotta ai nuovi boss che ogni sera infestano la vita comunitaria locale a suon pistole e mitragliette, è rinviato «causa coprifuoco».
Un flop imbarazzante, consumato sotto gli occhi del primo cittadino.
L’assessore Daniele, a caldo, ha riconosciuto amaro: «Forcella è un pezzo di città che dobbiamo riconquistare, lo sappiamo bene. Stiamo provando a rompere la barriera di diffidenza e paura. Non ci fermeremo».
«ERANO A CASA DAVANTI ALLA TIVÙ». Saracinesche dei negozi abbassate fin dal pomeriggio, abitazioni e bar con le finestre e le porte sprangate, nei vicoli neanche un’anima viva: il papà di Annalisa Durante, la 14enne ammazzata nel 2014 in via Vicaria mentre era in corso una sparatoria fra i clan rivali di seconda generazione, ha provato a minimizzare assicurando che «no, le minacce dei guaglioni non c’entrano» e che «la gente l’altra sera è rimasta a casa perché a quell’ora su Canale 5 trasmettevano Squadra Antimafia, una fiction ad alto impatto emotivo».
Bugia pietosa. Ma non gli ha creduto nessuno, neanche i negozianti di Forcella sovraesposti più di tutti alla “guerra” scatenata dai “nipotini” dei boss.
Un commerciante - anonimo «per necessità di sopravvivenza» - ha accettato di discuterne con Lettera43.it.

Un'immagine del quartiere napoletano di Forcella. © GettyImages

DOMANDA. Come si vive a Forcella?
RISPOSTA. Come in un luogo sotto dominazione armata.
D. Addirittura?
R. L’altra sera i guaglioni ci avevano avvertito: «chiudete i negozi, restate in casa, lo diciamo per il vostro bene».
D. Neanche le mamme, che qui sono molto combattive contro la malavita, hanno disubbidito al diktat.
R. Hanno detto che stavolta non ne valeva la pena: a che serve rischiare la pelle per partecipare a uno spettacolo teatrale?
D. Lei ha paura?
R. Ogni giorno. Da quando apro il negozio fino alla sera quando chiudo e scappo via.
D. A che ora chiude?
R. Alle sei del pomeriggio.
D. Non è troppo presto?
R. Dipende.
D. È una sua scelta?
R. È un consiglio ricevuto.
D. Perché l’altra sera i guaglioni hanno intimato il coprifuoco?
R. Non hanno gradito il testo dei volantini che annunciavano lo spettacolo. Hanno detto: «Sono contro di noi. Se stasera ci andate, anche voi sarete contro di noi».
D. Vi hanno minacciato?
R. La minaccia dei guaglioni non è mai esplicita. Né diretta.
D. Come avviene?
R. Sotto forma di consiglio: «Ma non è meglio se...?». Oppure c’è chi riporta una voce, chi sussurra di averlo sentito dire, chi assicura che un amico gli ha confidato che...
D. Lei paga il pizzo?
R. C’è chi lo paga due volte, perché due sono le fazioni in lotta.
D. Ma lei lo paga o no?
R. Si paga due volte.
D. Come nel film di Luciano De Crescenzo Così parlò Bellavista?
R. Bravo, hai capito.
D. Col doppio pizzo da pagare, come si fa a far tornare i conti?
R. Non si fa. In tanti stanno chiudendo bottega.
D. Colpa della crisi?
R. No.
D. Chi decide il prezzo dei prodotti che lei vende in negozio?
R. Il mercato.
D. Chi è il mercato, qui a Forcella?
R. Chi è in grado di decidere i prezzi.
D. Nel suo negozio è libero di vendere i prodotti che vuole?
R. E tu? Sei libero di scrivere sempre quello che vuoi?
D. È la prima volta che una manifestazione anti-clan si rivela un flop per assenza di partecipanti?
R. No. Il 4 settembre, alla presentazione di un libro su Annalisa Durante, il suo papà e gli abitanti di Forcella disertarono in massa.
D. Allora è un vizio, il vostro.
R. Non serve scandalizzarsi: se qui prevale la paura, la colpa è dello Stato che viene a fare teatro invece che le cose serie.
D. Il teatro non è cosa seria?
R. Solo se e dopo che lo Stato, se ne è capace, abbia disarmato per sempre i vecchi e i nuovi camorristi.
D. L’antico teatro Trianon, di proprietà regionale, è chiuso da tempo: un bene o un male?
R. Un male, ma ci vuole ben altro che il Trianon per restituirci un po’ di serenità.
D. Bastano mille uomini dell’esercito per tranquillizzare Napoli?
R. Per vincere la camorra di oggi ce ne vogliono molti di più.
D. La verità è che anche a Forcella siete in balìa dei delinquenti che hanno imposto leggi, regole, premi e castighi.
R. È vero, ma è facile criticare se non si è costretti ogni sera a tornare a casa sfiorando i muri per paura delle pallottole.
D. Via Tribunali, piazza Calenda, via sant’Agostino della Zecca: c’è chi ha redatto perfino una mappa delle strade più pericolose del rione.
R. Appunto, è come un bollettino di guerra. C’è chi sceglie percorsi tortuosi per arrivare a casa, sperando nella fortuna. Ma si sa che evitare il rischio delle pallottole è impossibile.
D. Eppure dicono che a Forcella, mamme combattive a parte, non avete alcuna voglia di ribellarvi ai nuovi boss.
R. La gente di Forcella ha esposto lenzuola bianche ai balconi per segnalare lo stato di abbandono del rione, ma non ha ricevuto risposta.
D. E poi?
R. Abbiamo diffuso migliaia di volantini in cinque lingue per far sapere anche ai turisti che invadono il centro antico quanto le istituzioni ignorano le nostre grida di aiuto: ma è tutto inutile.
D. Fernanda Tuccillo, preside della scuola Ristori, ha denunciato le assenze degli alunni a scuola per colpa del coprifuoco.
R. È da mesi che i bambini non frequentano più come prima neanche il catechismo. Né vanno agli allenamenti di basket o a mangiare un gelato, né giocano più in strada.
D. Come sono le vostre serate?
R. Come quelle in una zona di guerra: all’imbrunire, tutti in casa davanti alla tivù. Con le finestre chiuse, per paura dei proiettili vaganti.
D. Insomma, alle sei di sera “togliete il disturbo” in massa così che in strada la malavita sia libera di consumare i suoi traffici.
R. Polvere siamo... Lo sa che Forcella fornisce cocaina a tutta la Napoli bene?
D. Quale ruolo concreto stanno svolgendo le mamme nella lotta ai clan?
R. Alcune si stanno rifiutando, per esempio, di calare il paniere da casa per aiutare i guaglioni a nascondere la droga. Altre non accettano più di nascondere la roba nei carrozzini per neonati.
D. È davvero un fenomeno significativo?
R. Nella nostra cultura dei vicoli la figura della mamma è sacra per tutti.
D. E allora?
R. Sembra incredibile, ma la ribellione di chi ci ha messo al mondo mette in crisi molti giovanissimi criminali abituati allo zabaione col caffellatte, allo scappellotto bonario, alla camicia ben stirata nel cassetto.

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