Jessica Pulizzi Denise 130627104226
CRONACA 12 Ottobre Ott 2015 1757 12 ottobre 2015

Denise Pipitone, il messaggio in Facebook era uno scherzo

Quel «mamma sono Denise» scritto a Piera Maggio era solo la burla di una 11enne.

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Come si temeva si è trattato di uno scherzo. Anche se a togliere ogni dubbio saranno gli esami del Dna.
La ragazzina che aveva scritto sulla pagina Facebook di Piera Maggio, mamma di Denise Pipitone, la piccola scomparsa nel 2004 a quattro anni, dicendo di essere proprio Denise, avrebbe preso in giro tutti.


I Carabinieri di Potenza hanno comunque prelevato, attraverso un tampone, un campione del Dna per inviarlo ai Ris, accertamento richiesto dalla Procura di Marsala (Trapani).
LA PUNTATA DI CHI L'HA VISTO. La scorsa settimana, la trasmissione di RaiTre Chi l'ha visto? aveva reso noto il messaggio postato ad agosto sul social network in cui la bambina scriveva «Sono Denise mamma»: il post sarebbe stato inviato da Tito, centro in provincia di Potenza in cui la famiglia della bambina vive da qualche anno, dopo aver abitato in un altro comune del Potentino, e prima ancora in Calabria.
Dopo la pubblicazione del post su Facebook e la puntata di Chi l'ha visto?, alcune telefonate sono giunte nella redazione della Tgr Rai di Basilicata.
Secondo quanto si è appreso in ambienti investigativi, la madre della ragazzina (che ha dato alla figlia il suo cognome, essendo stata abbandonata dal padre) non si sarebbe opposta in alcun modo al prelievo del Dna della figlia. Il padre della bambina, che non l'ha riconosciuta, porta lo stesso cognome di una famiglia di nomadi coinvolta nella prima fase delle indagini sulla scomparsa di Denise Pipitone.
L'ETÀ NON COINCIDE. La bambina che ha scritto il post su Facebook ha circa 11 anni: all'arrivo dei Carabinieri nella sua casa, la bambina ha subito ammesso che si è trattato di uno scherzo. Denise, infatti, è nata a ottobre del 2000, e oggi avrebbe quindi 15 anni: scomparve il primo settembre 2004, intorno all'ora di pranzo, mentre giocava davanti alla sua casa.
L'avvocato di Piera Maggio, Giacomo Frazzitta, ha definito «un protocollo ordinario» quello del prelievo del Dna, visti «alcuni elementi riconducibili al fascicolo in relazione al cognome».

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