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EMERGENZA 13 Ottobre Ott 2015 1430 13 ottobre 2015

Migranti, la piaga dei bambini scomparsi

In Germania circa 300 profughi minorenni non accompagnati risultano dispersi. Poi ci sono quelli smarriti dai genitori: 98 in 6 mesi. Su di loro l'ombra rapimenti.

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da Berlino

Migranti in Ungheria.

Il piccolo Mohamed è dappertutto. Sui manifesti affissi in ogni angolo di Berlino, sui volantini che vengono distribuiti nelle strade del quartiere Moabit, sugli schermi appesi sui tetti dei vagoni della metropolitana.
Mohamed è ovunque, tranne dove dovrebbe essere: tra le braccia di sua madre, in uno dei centri di prima accoglienza riservati alle decine di migliaia di profughi che stanno arrivando nella capitale tedesca.
Mohamed ha quattro anni. Dopo un lungo viaggio lungo la famigerata rotta balcanica, è arrivato al confine tedesco assieme a padre, madre, una sorella di nove anni e un fratello di cinque mesi.
GERMANIA IN AFFANNO. Da lì, l'intera famiglia è stata destinata a Berlino. Le sue tracce si sono perse giovedì primo ottobre. Era con madre e sorella nel piazzale di fronte all'edificio dell'agenzia regionale per la salute e gli affari sociali. Così si chiama l'ufficio dove le decine di migliaia di migranti che arrivano nella capitale devono registrarsi per avviare la pratica del diritto d'asilo: nome, cognome, documento d'identità (se ne sono in possesso), nazionalità, motivi della fuga e tutte le altre indicazioni burocratiche previste.
I berlinesi lo chiamano con un acronimo, Lageso, e da mesi è divenuto il simbolo dell'affanno tedesco nella gestione della crisi: un palazzotto squadrato nel cuore di Moabit, quartiere della Berlino operaia e multietnica.
UN FLUSSO DIFFICILE DA GESTIRE. Qui gli impiegati lavorano da mesi senza sosta, senza orario e senza pause settimanali, incapaci tuttavia di venire a capo della crescente massa di migranti.
Centinaia di bambini, donne e uomini attendono per ore in fila di fronte a sportelli insufficienti, a volte per giorni, più spesso per settimane. Prima sotto un insolito, cocente solleone estivo, ora sotto una battente, fredda pioggia invernale.
Nonostante il supporto di decine di volontari, svenimenti, malori, scazzottate sono all'ordine del giorno. Una situazione catastrofica, che nelle speranze del comune di Berlino sarà alleggerita con l'imminente apertura di una seconda e più grande sede nel quartiere di Wilmersdorf. Nel frattempo, 20 rifugiati hanno sporto denuncia contro Lageso, chiedendo un indennizzo monetario per danni.
L'OMBRA DEL RAPIMENTO. Ma in questo girone d'inferno berlinese è bastato un attimo di disattenzione per perdere contatto con Mohamed. La mamma lo ha perso di vista e non lo ha più ritrovato. Ora è disperata.
La polizia è sulle tracce di un uomo, ripreso da una telecamera a circuito chiuso, che accompagna il bimbo per mano verso chissà dove.
Gli inquirenti sospettano che l'uomo sia stato più volte nei mesi estivi nel piazzale di fronte a Lageso, attendendo evidentemente il momento giusto per rapire un bambino. Finora, tuttavia, le ricerche non hanno dato risultati, nonostante le oltre 80 segnalazioni ricevute da cittadini che sostengono di averlo visto.

In Germania sono circa 300 i migranti minorenni non accompagnati dispersi

Gli oggetti abbandonati dai migranti, sparsi al confine tra Serbia e Ungheria. Un'infradito con su scritto Germany.

Quella dei bambini è un'emergenza nell'emergenza dei migranti. Molti arrivano in Germania assieme ai genitori, tanti invece sono soli, lasciati partire dalle famiglie d'origine anche perché i minorenni non possono essere rimandati indietro.
La disperazione di chi vive in territori martoriati dalla guerra ha raggiunto livelli impensabili. Così in tanti si presentano al confine tedesco non accompagnati. E alcuni spariscono.
I numeri non sono precisi, nulla è preciso nella situazione attuale ed è bene essere prudenti nel riportare notizie che si rincorrono, spesso senza possibilità di verifica.
98 CASI IN SEI MESI. Tuttavia un punto fermo resta la notifica della polizia criminale federale, secondo cui all'inizio di ottobre erano 299 i migranti minorenni non accompagnati che risultavano dispersi in Germania.
Poi ci sono quelli persi dai genitori, come Mohamed. La Croce rossa tedesca, che si è presa sulle spalle il compito di rintracciare e rimettere insieme i nuclei familiari dispersi, parla di 98 casi di minorenni nei primi sei mesi dell'anno. In tutto sono 700 le richieste giunte da gruppi familiari, che non riguardano ovviamente soltanto i bambini. Una cifra già pari a quella dell'intero 2014.
Si perdono anche i grandi, durante il cammino, nei punti di transito o quando troppo velocemente si viene smistati su bus e treni verso i luoghi di destinazione: e i bambini finiscono in parte con uno, in parte con l'altro genitore.
LA BANCA DATI DEI DISPERSI. Nella maggioranza dei casi le ricerche hanno comunque successo e le famiglie vengono riunite. In altri casi no.
Più difficile è quando la separazione è avvenuta nei paesi di transito, prima di entrare in Germania. In questo caso possono passare mesi prima di ritrovare le tracce, sempre che ci si riesca. La polizia tedesca ha preso contatti con i colleghi dei paesi di transito, austriaci, ungheresi, serbi e croati, greci e turchi, nella speranza che un lavoro investigativo raccordato possa facilitare i ritrovamenti.
Ma tutte le polizie di questi paesi sono già sotto pressione per gestire i flussi dei migranti in transito, personale da destinare alle ricerche dei dispersi ce n'è poco.
Per facilitare le indagini di polizia e Croce rossa è stato creato un sito online, Trace the Face, una vera e propria banca dati dei dispersi.
POCHE STORIE A LIETO FINE. Susanne Pohl, della Croce rossa, ha raccontato ai media tedeschi il caso di un giovane in fuga dall'Afghanistan che si era ritrovato separato dal resto della famiglia in Turchia. Il giovane si è poi da solo incamminato lungo la rotta balcanica, approdando dopo alcune settimane a Monaco di Baviera.
Qui si è rivolto alla polizia, che ha inserito il suo profilo nel database. Un mese dopo la sua famiglia si è fatta viva: aveva saputo di Face the Trace e aveva sperato di ritrovare la foto del figlio sul sito. Un sollievo. Nel frattempo genitori e fratelli erano rientrati in Afghanistan, non se l'erano sentita di affrontare centinaia di chilometri a piedi verso la Germania.
Sono pochi, però, i lieti fine. D'altronde la Germania è ancora alle prese, dopo 70 anni, con casi irrisolti di familiari separati durante o dopo la seconda guerra mondiale. E anche questo esodo rischia di lasciarsi dietro una lunga coda di dispersi per sempre.

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