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DIESELGATE 15 Ottobre Ott 2015 1136 15 ottobre 2015

Scandalo Volkswagen, indagati i vertici italiani

Perquisizioni della Guardia di Finanza nel quartier generale di Verona. Tra i manager sotto inchiesta l'amministratore delegato Nordio e il presidente del Cda De Meo. Controlli anche alla Lamborghini di Bologna.

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Scandalo Volkswagen: in Italia controlli su quasi 650 mila veicoli.

La Guardia di Finanza ha eseguito una serie di perquisizioni nella sede italiana del gruppo Volkswagen a Verona.
I controlli sono stati disposti dalla procura scaligera, che ipotizza il reato di frode in commercio e truffa. Nel registro degli indagati ci sono i nomi del presidente del Cda di Volkswagen Italia, Luca De Meo, e dell'amministratore delegato e direttore generale Massimo Nordio. Complessivamente, i manager indagati sarebbero in tutto sei. Altre perquisizioni sono state disposte anche nella sede della Lamborghini a Bologna, marchio posseduto al 100% dal gruppo automobilistico tedesco.
LA FIOM: «A BOLOGNA INVESTIMENTI CONFERMATI». Il segretario generale della Fiom Emilia Romagna, Bruno Papignani, rassicura: «Non siamo preoccupati per le perquisizioni nella sede di Lamborghini, che ci risultano finalizzate ad acquisire documenti che riguardano la vendita di auto Volkswagen a Verona. Gli investimenti dell'azienda sono confermati, il marchio in sé non c'entra nulla». Lamborghini, da parte sua, ha scelto il silenzio stampa e non ha commentato in alcun modo la notizia dei controlli nella sede di Sant'Agata Bolognese. Nello stabilimento sono previsti investimenti per circa 700 milioni di euro per costruire il primo Suv con il logo del toro. Il modello, chiamato Urus, dovrebbe generare circa 500 nuovi posti di lavoro.
CODACONS: «ACCOLTE NOSTRE RICHIESTE». Il Codacons ha espresso invece la sua soddisfazione per l'intervento della procura di Verona, il secondo dopo quello della procura di Torino, che a settembre ha aperto una prima inchiesta per frode in commercio e disastro ambientale. «È stata accolta in pieno la nostra istanza», ha dichiarato il presidente Carlo Rienzi. «Solo pochi giorni fa avevamo chiesto di disporre perquisizioni a tappeto nelle sedi italiane di Volkswagen e presso le abitazioni private di dipendenti e manager, allo scopo di acquisire documentazione circa lo scandalo delle emissioni falsificate, al pari di quanto disposto dalla magistratura tedesca. La nostra ipotesi era proprio quella di una possibile frode in commercio a danno dei consumatori, per la quale ci siamo rivolti alla magistratura e all’Antitrust. Se dalle indagini della procura di Verona dovessero emergere illeciti, si rafforzerebbe ancor di più la class action avviata dal Codacons dinanzi al Tribunale di Venezia, che al momento registra la pre-adesione di oltre 12 mila automobilisti», ha concluso Rienzi.
«VOGLIAMO CHE SI FACCIA CHIAREZZA». L'associazione precisa: «Noi non accusiamo nessuno. Riteniamo però necessario, sulla scia di quanto accaduto in Germania, acquisire anche in Italia eventuale documentazione che possa chiarire se anche nel nostro Paese si siano vendute auto diesel con la consapevolezza, da parte dell'azienda, che il livello delle emissioni era truccato». Per quanto riguarda Lamborghini, il Codacons specifica che le perquisizioni in corso sono un'iniziativa della procura della Repubblica: «Noi non abbiamo fatto richieste relative a marchi specifici. Piuttosto, abbiamo fatto un appello affinché fossero controllate tutte le vetture prodotte dal gruppo Volkswagen che montano il motore diesel EA 189».
L'AD NORDIO: «IL PIANO DI INVESTIMENTI IN ITALIA NON CAMBIA». La notizia delle perquisizioni è arrivata all'indomani dell'audizione, davanti alle commissioni Ambiente e Industria del Senato, dell'amministratore delegato di Volkswagen Group Italia Massimo Nordio, chiamato a riferire sull'impatto del Dieselgate nel nostro Paese. Nordio ha garantito che, anche a fronte dello scandalo che potrebbe costare miliardi al gruppo tedesco, «il piano di investimenti previsto per l'Italia non cambierà». Nordio ha anche precisato che in Italia sono stati sospesi dalla rete di vendita «1.300 veicoli in via precauzionale», mentre i veicoli con i motori diesel sotto accusa in circolazione «sono circa 640 mila». La sospensione riguarda le vetture dei cinque marchi del gruppo Vw che montano motori diesel euro 5.
IN EUROPA 8,5 MILIONI DI AUTO DA RICHIAMARE. Volkswagen ha fatto sapere che sono 8,5 milioni le auto diesel che saranno richiamate negli Stati membri dell'Unione europea. Il nuovo amministratore delegato Matthias Mueller ha sottolineato che «saranno trovate soluzioni» per tutti i mezzi coinvolti e che un piano dettagliato sarà presentato all'ente di omologazione tedesco, la Kba, entro la fine di novembre. I richiami partiranno da gennaio 2016, senza nessun costo per i proprietari delle auto, e si trascineranno probabilmente per oltre un anno.
VOLKSWAGEN: «CONTINUEREMO A COLLABORARE». Volkswagen Group Italia in serata ha diramato una nota, in cui ha affermato che l'azienda e Automobili Lamborghini «hanno collaborato, e continueranno a collaborare, con la massima trasparenza e apertura». Nel corso delle perquisizioni a Verona e a Sant'Agata Bolognese sono stati impegnati una cinquantina di militari delle Fiamme Gialle, che hanno acquisito diversa documentazione. Non sarebbero state perquisite, invece, abitazioni e domicili privati dei manager indagati.

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