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INTERVISTA 18 Ottobre Ott 2015 0900 18 ottobre 2015

Don Zerai, l'angelo dei migranti sferza l'Ue

Troppo denaro ai regimi. E nessuna strategia per i profughi. Zerai, prete eritreo candidato al Nobel, spiega il fallimento Ue: «Servono corridoi umanitari».

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Otre 3.100 morti nel Mediterraneo nel 2015, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom).
In Italia da gennaio ne sono arrivati 135 mila, altre centinaia di migliaia hanno attraversato i Balcani.
Di muro in muro, verso il sogno del Nord Europa.
Sgonfiato l'effetto-novità, persino l'esodo dei profughi non fa quasi più notizia.
Ma a ottobre gli ingressi in Grecia continuano ad aumentare del 124% (435 mila dall'inizio dell'anno), in Italia del 44%.
L'ANGELO DEI MIGRANTI. «Le scene drammatiche e gli strazi visti in tivù potevano essere evitati, se si fossero organizzati subito ponti aerei e corridoi umanitari dalle zone dei conflitti o dai Paesi confinanti. Invece l’Unione europea ha chiuso gli occhi, come se queste persone potessero essere fermate», racconta a Lettera43.it don Abba Mussie Zerai, l'angelo dei migranti scelto tra i candidati al Nobel per la Pace del 2015, andato al quartetto per il dialogo nazionale tunisino.
All'Internet Festival per parlare di rifugiati e trafficanti, il prete eritreo arrivato in Italia 23 anni fa, da ragazzino che sfuggiva al regime, raccoglie le grida d'aiuto dei migranti persi nel mare.
Negli anni il passaparola di sos ha salvato migliaia di vite. Grazie alle sue segnalazioni si è anche potuto indagare su diversi incidenti che altrimenti sarebbero rimasti sconosciuti.
LA SUA AGENZIA HABESHIA. Quand'era solo, il cellulare di don Zerai suonava anche durante le messe, adesso lo aiutano i volontari della sua agenzia di cooperazione Habeshia.
Diviso tra gli impegni umanitari a Zurigo e Roma, il missionario ha portato la sua frontiera da Lampedusa a Bruxelles: in questi mesi sta mediando con i tecnici e i politici europei, per un accordo sui migranti il più giusto e umano possibile. Alla fine dell'intervista, controlla le molte chiamate non risposte sul suo smartphone.

Don Abba Mussie Zerai. (GettyImages)


DOMANDA. Ha trovato ascolto a Bruxelles?
RISPOSTA. L'Ue prova a conciliare l'interesse politico-economico con l'aspetto umanitario, e questo è un fatto positivo. Io lavoro a questa cucitura. Porto avanti le istanze delle organizzazioni attive nei diritti umani.
D. Tratta con il “ministro” degli Esteri dell'Ue Federica Mogherini.
R. Sì, sto lavorando con l'Alto rappresentante, ma anche con il durissimo Commissario Ue per le Migrazioni Dimitris Avramopoulos. Si procede.
D. Quali sono i passaggi più delicati?
R. L'Ue è pronta a dialogare con i dittatori, per arginare il flusso dei migranti nei Paesi d'origine.
D. Qual è la soluzione all'emergenza?
R. Agire sulle cause che portano milioni di persone a fuggire. Però l'Europa non può continuare a infilarsi in situazioni che la rendono ricattabile.
D. L'Ue ha siglato il processo di Khartum per appoggiare «lo sviluppo sostenibile nei Paesi d’origine e di transito, creare strategie comuni di lotta alle reti criminali, regolare i flussi migratori e là dove è possibile prevenirli». E vuole dare 300 milioni al regime eritreo.
R. Così si rischia di ripetere l'errore con la Libia di Muammar Gheddafi. Questi soldi devono realmente essere destinati a posti di lavoro e prospettive di sviluppo.
D. Invece che fine fanno?
R. Favoriscono l'esternalizzazione delle frontiere nel deserto, sempre più a Sud, e la costruzione di campi di raccolta migranti. Di fatto, centri di detenzione dove sono violati i diritti dell'uomo.
D. Esistono progetti specifici?
R. In Niger si vuole aprire un mega centro di detenzione. Gheddafi caricava i migranti sui camion e li scaricava nel deserto.
D. E cosa potrebbe succedere ancora?
R. Anziché strumenti di tutela, altri cadaveri verso Sud. Ma il flusso non si fermerà e i regimi continueranno a usare l'Ue come una mucca da mungere.
D. Che ritorni economici hanno i governi europei a foraggiare i regimi?
R. Guardando al Corno d'Africa, la mia terra, sono in corso sondaggi per trovare gas e petrolio. Per questo l'Italia, e poi l'Europa, hanno riaperto con l'Eritrea e mandano avanti il tavolo di Khartum. Anche la Gran Bretagna sta stringendo accordi con Asmara.

Migranti salvati da Medici senza frontiere al largo della Libia (Getty).  

D. Il presidente eritreo Isaias Afewerki e il sudanese Omar Bashir, patron di Khartum ricercato dal Tribunale dell'Aja per crimini di guerra e contro l'umanità, sono figure impresentabili?
R. Sì, ma fanno comodo all'Europa, che non vuole isolarli nell'orbita del blocco dei non allineati, cioè di Iran, Russia... Così si spera di bloccare i flussi e contemporaneamente aprire nuovi canali economici.
D. Un do ut des. Come si può agire alla radice?
R. Inviando finanziamenti allo sviluppo, anche all'Eritrea, ma controllando realmente dove vanno, vincolando fortemente i governi che li ricevono.
D. E concretamente, per salvare vite?
R. Laddove è possibile, organizzare voli e corridori umanitari dalle zone dei conflitti o dai Paesi confinanti.
D. L'Ue ha finito per dare in extremis 1 miliardo di euro a Erdogan, in un momento di grave instabilità politica e di sicurezza della Turchia. Avrebbe potuto agire per tempo, anni prima?
R. Lo strazio e le scene drammatiche che abbiamo visto in tivù delle migliaia di profughi che risalivano i Balcani potevano essere evitate.
D. E perché non è stato fatto?
R. Per l'Ue i corridoi umanitari erano un costo: invece così si sarebbe stroncato il traffico dei migranti per vie illegali e pericolose e risparmiato sui respingimenti e sui cosiddetti hot spot.
D. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto «nessun limite ai profughi»: cosa ne pensa?
R. Penso bene, finalmente un leader europeo ha aperto una grossa breccia e il corso delle politiche Ue può cambiare.
D. Ma?
R. Ho criticato alcuni passaggi della sua apertura. Merkel è stata coraggiosa a metà.
D. Cosa le è mancato?
R. Il non aver organizzato anche ponti aerei o corridoi umanitari. E poi distinguere, all'inizio, tra richiedenti asilo siriani e di altre nazionalità...
D. Un errore?
R. Non possiamo creare ingressi selettivi, discriminare tra profughi di serie A e serie B. Si è più interessati a sfruttarli come risorse che ad accoglierli. Al centro dell'accoglienza deve sempre restare l'uomo, la sua dignità e il suo rispetto.

Don Zerai a colloquio con Lettera43.it (Internet festival).


D. Dalla Grecia verso la Germania non sono diretti solo siriani, ma iracheni, afghani e diversi richiedenti asilo eritrei.
R. Berlino ha messo a disposizione anche una quota di ingressi per gli eritrei. Che comunque arrivano, diretti verso il Nord Europa, nella stragrande maggioranza ancora dal Mediterraneo, non dalla Grecia.
D. Quanti incidenti anonimi, o rimasti insoluti, sono avvenuti e avvengono nel Mediterraneo?
R. Tanti, e le migliaia di morti lo documentano. Le acque sono affollate di navi militari, sotto varie insegne. Ma restano dei vuoti, degli omissis negli interventi delle autorità competenti.
D. Per esempio?
R. Abbiamo denunciato casi nel 2009, nel 2011, e si è indagano anche sulla strage del 2013. Ma le indagini non hanno ancora fatto piena luce sulle responsabilità.
D. Nel 2015 sono stati arrestati molti scafisti.
R. Ma sono i pesci piccoli, traghettatori paragonabili agli spacciatori. E finora anche le inchieste internazionali hanno colpito i livelli medi, non quelli alti, delle reti dei trafficanti.
D. La cosiddetta guerra dell'Ue agli scafisti libici, forse addirittura della Nato, ha un'utilità?
R. Hanno ragione tutte le forze politiche e militari libiche, in trattativa per un governo di unità, a opporsi all'intervento straniero sul loro suolo.
D. Perché?
R. Dietro ai dittatori e ai governi che fanno comodo c'è sempre il popolo, la sovranità nazionale.
D. Anche il governo islamista di Tripoli aveva cercato di accreditarsi all'Ue, promettendo misure dure contro i migranti: prigioni disumane e altri respingimenti nel deserto, in cambio di un riconoscimento internazionale.
R. È il solito gioco. A Bengasi, nel 2011, 800 africani furono attaccati perché considerati mercenari di Gheddafi, i neri della minoranza libica, trattati come schiavi, sono a rischio pulizia etnica.
D. C'è sempre una scusa?
R. Prima le rivolte, poi l'Aids che porterebbero, ora anche i migranti da bloccare. Occorre vigilare, creare network contro il far west nel Mediterraneo e in Africa. Bruxelles deve cambiare linea.

Twitter @BarbaraCiolli

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