Papa Bergoglio 140104083133
VATICANO 19 Ottobre Ott 2015 2052 19 ottobre 2015

Bergoglio, il Papa dell'emergenza abitativa

Il Pontefice incoraggia il gruppo Action. Ed è diventato «l'angelo» degli abusivi.

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Papa Francesco.

Il Papa venuto dall'altro mondo. Il Papa dei poveri e degli ultimi. E pure il Papa degli occupanti.
Quel «non usate i conventi per fare soldi, apriteli a chi ha bisogno» pronunciato nel 2013 da Francesco è infatti diventato uno slogan dell'emergenza abitativa. Campeggia come dazebao sui centri sociali di Napoli. Ed è ripetuto come un mantra dagli sfrattati che cercano sistemazione in conventi e strutture della Chiesa.
Francesco come punto di riferimento e simbolo. Ma non solo. Perché il pontefice ha risposto agli appelli.
A rivelarlo è stata l'agenzia Dire.
LA RISPOSTA DEL PAPA. Il pontefice ha infatti risposto alla lettera della Comunità di Action, uno dei movimenti per il diritto all'Abitare a Roma. Dopo aver occupato la tenuta Vaselli, vicina alla residenza estiva di Castel Gandolfo, il gruppo chiedeva a Francesco di dedicargli un po' di tempo per informarlo «della condizione di molte centinaia di nuclei familiari in ‘emergenza abitativa’ che rappresentiamo».
PAROLE DI «VIVO INCORAGGIAMENTO». In giro di pochi giorni ecco la risposta, firmata da monsignor Peter Wells e indirizzata a una suora che ha fatto da tramite. «Il sommo pontefice, avendo a cuore quanto gli è stato fatto conoscere, invia una parola di paterna comprensione e di vivo incoraggiamento e, mentre assicura il suo costante ricordo nella preghiera, di cuore imparte la benedizione apostolica, in auspicio di ogni desiderato bene». E, ancora: «Nell’assicurare la spirituale partecipazione di Sua Santità alla preoccupante questione evocata, mi premuro di significarle che egli, non cessando mai di promuovere i valori della giustizia e della solidarietà, più volte ha richiamato l’attenzione degli organi competenti in favore delle fasce più deboli della società».
L'incontro, a quanto pare, si farà.
Non è la prima volta che gli occupanti abusivi si rivolgono a Bergoglio.
«UNA CASA NEL NOME DI FRANCESCO». «Una casa in nome di Papa Francesco» era lo slogan scritto sugli striscioni con cui 55 persone (tra cui 14 bambini) nel novembre 2014 avevano occupato una ex scuola abbandonata al Vomero, quartiere di Napoli.
La struttura era chiusa da un anno e mezzo, dopo che un altro gruppo di occupanti era stato cacciato dall'ordine religioso proprietario dell'immobile. Il motivo? «Progetti di ristrutturazione».
A tanta urgenza non era seguito alcun cantiere.
«Come era purtroppo prevedibile», aveva denunciato la Campagna per il diritto all'abitare Magnammece ‘o pesone, «dopo tanto tempo assolutamente niente si è messo in moto e semplicemente si preferisce tenere uno stabile chiuso piuttosto che utilizzarlo per qualcosa di utile socialmente. Magari in attesa di costruirci una residenza per il turismo religioso. Un gran paradosso considerando che per quanto riguarda gli ordini religiosi quasi tutti questi stabili, compresa la ex scuola di via Belvedere, sono donazioni vincolate all'uso sociale e no profit».
Gli occupanti, insomma, hanno seguito solo le indicazioni del Papa: «Non usate i conventi per fare soldi, apriteli a chi ha bisogno».
PALERMO, LA PRESA DEGLI STABILI DELLA CURIA. Nell'aprile 2014 lo stesso è accaduto a Palermo dove 200 cittadini hanno occupato almeno cinque immobili inutilizzati della Curia.
E a ogni porta aperta, hanno scritto a Francesco: «Vogliamo che sappia che abbiamo occupato e che siamo certi che è con noi. Perché questo Papa è un angelo che ci protegge».
Nell'autunno 2013 fu la volta di Benevento.
«Sua Santità», scrissero gli occupanti abusivi, «abbiamo deciso di lottare per farci notare, per non scomparire senza farci vedere prima così come siamo: nudi nella nostra disperazione. Abbiamo occupato uno stabile sfitto da 20 anni di proprietà di un'anziana signora di 85 anni, attualmente in ospizio, senza eredi. La imploriamo di intercedere per lanciare un segnale che induca chi amministra a cambiare rotta: abbiamo bisogno di un tetto per i nostri figli».

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