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CASO 20 Ottobre Ott 2015 1328 20 ottobre 2015

Banca popolare di Spoleto, Visco indagato: cinque cose da sapere

Secondo il Fatto Quotidiano, il governatore di Bankitalia è sotto accusa per corruzione e truffa insieme ad altre sette persone. Quel commissariamento annullato dal Consiglio di Stato: le tappe della vicenda.

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Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco.

Nessuna conferma e nessuna smentita. Il procuratore di Spoleto, Alessandro Cannevale, semplicemente non ne vuole parlare.
Nessuna dichiarazione sull'inchiesta che, secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, coinvolgerebbe il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco.
Gli accertamenti sono condotti nel riserbo più assoluto. Eppure, il quotidiano diretto da Marco Travaglio ha scritto che Visco «da settembre è indagato» insieme a sette amministratori e vigilanti della Banca popolare di Spoleto, in un'inchiesta per corruzione e truffa sul commissariamento dell'istituto e sulla sua successiva vendita al Banco Desio, avvenuta nel 2014. Bankitalia dice di non saperne nulla: «Non siamo a conoscenza di alcuna iniziativa dell'autorità giudiziaria», riferiscono fonti interne. Ma qual è il contesto in cui la procura umbra starebbe cercando di fare chiarezza?

Il commissariamento voluto da Bankitalia

Il commissariamento della Banca Popolare di Spoleto (Bps) e della cooperativa Spoleto Crediti e Servizi, che con i suoi 21 mila soci controllava l'istituto al 51%, fu deciso da Bankitalia dopo un'ispezione avviata nel 2012. Nel 2014 i commissari decisero di vendere Bps al Banco Desio: la quota di Spoleto Credito e Servizi scese al 10%, provocando un danno economico ai soci della cooperativa. I quali, ritendo l'operazione una svendita, avrebbero presentato in procura un esposto dettagliato, firmato dall’avvocato Riziero Angeletti.

La sentenza storica del Consiglio di Stato

A febbraio del 2015 risale invece l'intervento del Consiglio di Stato. Con un pronunciamento senza precedenti in Italia, il Consiglio in sede giurisdizionale ha annullato sia il commissariamento di Bps, sia quello di Spoleto Crediti e Servizi. I ricorsi promossi dai soci della cooperativa, che chiedevano l'annullamento degli atti dei commissari, compresa la vendita dell'istituto, sono stati accolti. La sentenza ha contestato al ministero del Tesoro il mancato svolgimento di un'autonoma istruttoria sulla richiesta di commissariamento avanzata dalla Banca d'Italia, precisando anche su cosa l'istruttoria si sarebbe dovuta concentrare: la mancata autorizzazione, da parte di Banca d'Italia a Bps, per procedere tempestivamente a un'operazione di rafforzamento del patrimonio, salvo poi contestarle l'inadeguatezza patrimoniale e quindi chiederne il commissariamento.

Non solo Visco tra gli indagati

L'inchiesta della magistratura, secondo il Fatto Quotidiano, vede indagati oltre al governatore Visco anche i commissari nominati da Bankitalia (Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro e Nicola Stabile), i componenti del comitato di Sorveglianza (Silvano Corbella, Giovanni Domenichini e Giuliana Scognamiglio) e l'attuale presidente di Bps, Stefano Lado, che è vicepresidente di Banco Desio.

Lo scontro sul ruolo di Antonio Giovannini

Le prime scintille tra Palazzo Kock e la Popolare di Spoleto sarebbero cominciate nel 2010. All'epoca la Popolare di Spoleto poteva vantare una raccolta da 2,5 miliardi di euro, sofferenze per soli 152 milioni, una capacità di reddito del 10,6% ed era arrivata a quotarsi in Borsa. Nel 2010, racconta il Fatto, la banca sarebbe però finita nel mirino di uno uno dei suoi soci di minoranza, la Coop Centro Italia, titolare del 2% delle azioni. E poi anche in quello di Bankitalia. Una prima ispezione si concluse nel 2011. Banca d'Italia avrebbe imposto la rimozione del presidente di Bps, Antonio Giovannini. L'interessato effettivamente si dimise, ma i 21 mila soci della Spoleto Crediti e Servizi lo elessero presidente della cooperativa. Una scelta che, secondo la ricostruzione del Fatto, l'istituo avrebbe pagato a caro prezzo.

La rivincita dei soci di Spoleto Crediti e Servizi

Nel 2012 parte una nuova ispezione di Bankitalia. La procura di Spoleto apre un’inchiesta sui vecchi vertici di Bps «per reati gravissimi», Bankitalia «congela un aumento di capitale», il Monte dei Paschi di Siena (socio di Bps con una quota del 26%) «decide di uscire, e chiede in cambio per le sue azioni 73 milioni di euro». Alla fine, Banca d’Italia «decide di commissariare sia la Popolare di Spoleto, sia la cooperativa» e nel 2014 i commissari optano per la vendita al Banco Desio. Due provvedimenti annullati dal Consiglio di Stato. I soci della cooperativa, a questo punto, avrebbero chiesto o di riavere la banca, oppure di essere indennizati. Il 1 dicembre i giudici sono chiamati a dare una prima risposta. Nel frattempo, la procura di Spoleto avrebbe deciso di indagare Ignazio Visco e gli altri commissari coinvolti nell'operazione.

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