Papa: no ai controllori della salvezza
CHIESA 20 Ottobre Ott 2015 1251 20 ottobre 2015

Francesco, Pell e la guerra di potere tra cardinali

Il cardinale controlla i soldi della Chiesa. Ora, con la riforma della Curia voluta dal papa, rischia la poltrona. E con lui altri. Così i malumori contagiano il sinodo.

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Lasciate perdere il sinodo, i divorziati e gli omosessuali. A muovere le critiche rivolte a papa Francesco da parte della curia sono questioni poco spirituali e molto materiali. Sono giochi di potere e interessi economici, dicasteri destinati a sparire e 'ministri' a un passo dal perdere il posto.
RIFORMA IN CORSO. Al centro di tutto ci sono le possibili conclusioni del C9, il consiglio dei nove cardinali incaricati di preparare la riforma della governance vaticana.
Tra i 13 cardinali che hanno firmato la lettera pubblicata dal blog di Sandro Magister su l'Espresso, in cui si accusava il papa di aver ridotto gli spazi di discussione e proposta all'interno del sinodo, quasi a volerne pilotare l'esito, c'è anche (e per alcuni soprattutto) l'australiano George Pell.
Pell è membro del C9 e titolare della segreteria per l'Economia, creata con motu proprio da Bergoglio al fine di redigere il bilancio della Santa Sede e controllare le attività amministrative e finanziarie della Santa Sede e delle istituzioni collegate.
PELL CONTROLLA IL BILANCIO. Nei piani di papa Francesco avrebbe dovuto occuparsi di tutto il patrimonio vaticano, i 6 miliardi dello Ior e i quattro dell'Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica). Nei fatti, dopo un ripensamento della sua organizzazione, ha finito per controllare solo (si fa per dire) i 600 milioni mossi dalla ex sezione ordinaria dell'Apsa: bilancio, risorse umane, acquisti, fondi per i vari dicasteri.
È stato Francesco a sceglierlo e affidargli il compito di dare una netta sforbiciata agli sprechi della Santa Sede. Una sorta di Carlo Cottarelli della Curia. Ma ora, secondo quanto risulta a Lettera43.it, il papa ha deciso di sostituirlo con Óscar Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa diventato cardinale nel 2001 esattamente come Bergoglio, in ottimi rapporti con gli Stati Uniti e già inserito tra i papabili al Conclave del 2015 e ora presidente della conferenza episcopale honduregna e coordinatore dei lavori del C9.

Mezzo milione di sprechi: Pell negò, ma il papa non si fida

Monsignor George Pell, cardinale australiano e primo prefetto della segreteria per l'Economia.

Ma perché Francesco, che ha scelto Pell, ora se ne vuole disfare? Il cardinale australiano ha iniziato a perdere la fiducia del papa quando sono stati pubblicati su l'Espresso i contenuti delle note spese sostenute dal suo ufficio prima ancora di diventare operativo: 501 mila euro in abiti di alta sartoria, voli in business class, arredamenti costosi, stipendio da favola (15 mila euro al mese) e un bell'appartamento romano da 2.900 euro di affitto per il suo economo personale Danny Casey.
LOMBARDI: «ATTACCO PERSONALE». L'articolo de l'Espresso fu bollato come un «attacco personale» dal portavoce della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, che ha ricordato che «il passaggio di documenti riservati alla stampa è illegale». Pell affidò la sua replica a una nota della segreteria, smentendo qualsiasi discussione col papa e aggiungendo: «Da marzo 2014, quando la Segreteria ha iniziato i suoi lavori, i costi operativi della Segreteria, che comprendono alcuni costi iniziali di avvio, vanno sotto il bilancio aperto quando l'ufficio è nato».
Questione spese folli a parte, con Pell il Vaticano ha recuperato 1 miliardo di euro a bilancio: risorse che prima erano tenute dai vari dicasteri senza essere contabilizzate.
L'INCHIESTA SU CHIESA E PEDOFILIA IN AUSTRALIA. Ma a complicare ulteriormente la situazione del cardinale australiano c'è l'indagine della Commissione nazionale d'inchiesta del suo Paese sull'atteggiamento tenuto dall'allora arcivescovo metropolita di Melbourne nei confronti dei casi di pedofilia che riguardarono la diocesi. Ad accusare Pell di aver insabbiato diversi casi, fornendo scarsa collaborazione alle autorità, è stato anche Peter Saunders, consulente nominato dal papa nella commissione per la Protezione dei minori. «Accuse false, devianti e offensive. Dalle sue prime azioni come arcivescovo, il cardinale Pell ha assunto una posizione forte contro gli abusi sessuali», replicà padre Lombardi.
Pell non ha perso i suoi incarichi, per ora, ma ha subito un ridimensionamento delle sue competenze e il 'commissariamento' del segretario di Stato Pietro Parolin. Le regole del sinodo, insomma, non sembrano essere l'unica sua ragione per avercela con Francesco.

Vallejo Balda e la voglia di riciclarsi

Lucio Angel Vallejo Balda, segretario della prefettura degli Affari economici.

A muoversi attorno alla riforma della Curia è anche un'altra figura, la cui firma non risulta essere tra le 13 della lettera: monsignor Lucio Angel Vallejo Balda.
MANCATO SEGRETARIO PER L'ECONOMIA. Nel 2014 lo spagnolo, segretario della Commissione referente sui problemi economico-amministrativi della Santa Sede, era in corsa per il ruolo di numero 2 alla segreteria per l'Economia, ma poi non se ne fece nulla. Fu lui stesso a chiarire come a frenare la nomina fosse stato il suo ruolo di segretario della prefettura degli Affari economici, un dicastero di fatto esautorato dall'istituzione della segreteria dell'Economia, ormai superfluo e destinato a essere soppresso.
Nel frattempo pare che in Vaticano abbiano iniziato a guardarlo con sospetto, e nella caccia alle streghe che si è scatenata dopo la pubblicazione delle spese di Pell qualcuno ha iniziato a ipotizzare che fosse stato lui a passare i documenti alla stampa.
IPOTESI UFFICIO DEL REVISORE DEI CONTI. Secondo quanto risulta a Lettera43.it, in pochi, oggi, si fidano di Vallejo Balda, che certamente non potrà andare a lavorare a braccetto con l'australiano. Il suo caso è una patata bollente per Francesco.
L'idea sarebbe quella di inserirlo nell'ufficio del revisore dei conti Libero Milone, ex amministratore delegato di Deloitte, ma quest'ultimo non sarebbe troppo favorevole alla soluzione.

Anche Paglia cerca un nuovo dicastero

Monsignor Vincenzo Paglia, presidente del pontificio Consiglio per la famiglia.

Un altro particolarmente indaffarato ad assicurarsi un futuro è monsignor Vincenzo Paglia. Il suo pontificio Consiglio per la famiglia (che si occupa di questioni come educazione sessuale, procreazione responsabile, aborto, bioetica e, dal 1994, organizza gli incontri mondiali delle famiglie) sarà inglobato con il Pontificio consiglio per i laici in un nuovo dicastero: la Congregazione per i laici. Stando a voci riportate da Franco Bechis su limbeccata.it, Paglia vorrebbe ottenerne la guida, ma il suo pressing a tal fine non sembra particolarmente apprezzato dal papa.
NON SOLO DOTTRINA. Francesco, dunque, ha certamente a che fare con onesti e sinceri conservatori (come il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, che nei confronti di Francesco nutre solo riserve in tema di dottrina), con qualcuno che, magari, non ha ancora mandato giù del tutto l'esito del Conclave 2013 (l'arcivescovo di Milano Angelo Scola, sconfitto da Bergoglio nella corsa al soglio pontificio, e interprete dell'ala più conservatrice della Chiesa cattolica), e con altri che, invece, siedono su poltrone traballanti.
NON È (ANCORA) UN NUOVO VATILEAKS. Il clima è lontano da quello creato dal caso Vatileaks e dalla rivelazione di documenti riservati che portò nel 2013 Benedeto XVI alle dimissioni, ma la pubblicazione della lettera dei 13 sugli organi di stampa, al di là delle smentite di rito, non può essere stata casuale. Chiunque l'abbia fatta uscire dal sinodo deve aver avuto i suoi interessi e le sue motivazioni.
Francesco, per ora, resiste. A dimettersi non ci pensa, né ha intenzione di tornare sui suoi passi.
L'opinione pubblica e buona parte della Chiesa sono ancora con lui, il Giubileo potrebbe rafforzarlo ulteriormente, ma l'esito della sfida non è così scontato.

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