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CRONACA 21 Ottobre Ott 2015 1927 21 ottobre 2015

Funerali da gerarca per il boia di Quarto Oggiaro

In centinaia alle esequie di Remo Casagrande, leader della destra eversiva milanese.

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La bara di Remo Casagrande, ex militante di destra, soprannominato Boia di Quarto Oggiaro.

Milano. Mercoledì 20 ottobre. Chiesa di Sant'Ambrogio. Quartiere Gallaratese, zona Bonola. Dalla parrocchia esce un feretro con sopra una bandiera con un aquila. È la bandiera della Repubblica Sociale di Salò di Benito Mussolini.
La Milano arancione e gentile di Giuliano Pisapia, che a fine aprile fu contestato per aver permesso il ricordo di Sergio Ramelli, sembra Predappio.
Intorno alla bara ci sono un centinaio di neofascisti, skinhead, ex esponenti della destra eversiva milanese, ex sanbabilini, che urlano per tre volte «presente». In molti piangono. Altri fanno il saluto romano. La Digos li osserva.
ATMOSFERA DA ANNI 70. Sembra un film degli Anni 70, un documentario sugli Anni di piombo. È invece l'ultimo addio al 'camerata' fascista Remo Casagrande, detto 'Il Boia di Quarto Oggiaro', morto a 73 anni, conosciuto nell'ambiente nero, ma soprattuto in quello rosso.
Negli Anni 70 si distinse per pestaggi di ogni tipo: una volta cercò di investire con l'auto un gruppo di giovani simpatizzanti di sinistra. In un'altra occasione, dopo un incendio a una sede dell'Msi di Milano, si recò armato di pistola a casa 'dei compagni' per intimorili e minacciarli. Un'altra volta ancora prese a bastonate un'intero gruppo di manifestanti in corteo contro un sindacato di destra, la Cisnal, e lanciò un paio di molotov contro delle auto.
Fu accusato dalla magistratura di aver falsificato un volantino di rivendicazione delle Brigate Rosse. Arrestato diverse volte, e con una latitanza a Londra nel passato,, il Boia negli ultimi anni si era distinto contro le occupazioni abusive delle case popolari di Milano.
TRA IL PUBBLICO ANCHE CESARE FERRI. Tra il pubblico del funerale c'era una pagina di storia di questa città. Da Marco Battarra, della libreria Ritter, più volte incendiata negli ultimi anni, fino a Guido Giraudo dell'Associazione culturale Lorien, spesso impegnata nel portare avanti i concerti Nazi Rock che in questi anni sono andati in scena nel capoluogo lombardo.
C'era Cesare Ferri, che fu accusato per la strage di Brescia in piazza della Loggia nel 1974, ma poi assolto e risarcito dallo Stato italiano. Presente pure Giancarlo Rognoni, altro nome finito tra le pagine delle inchieste su piazza Fontana e della Loggia. Fu condannato in primo grado con Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, il cosiddetto trio di Ordine Nuovo, per la strage alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, ma poi assolto in Cassazione.
L'onoranza funebre l'ha tenuta di Maurizio Murelli, tra i protagonisti del Giovedì Nero di Milano, 12 aprile 1973, dove perse la vita Antonio Marino colpito da una bomba lanciata da alcuni manifestanti.
Non sono mancati anche personaggi della politica. Da Massimiliano Bastoni della Lega Nord, braccio destro di Mario Borghezio, a Paola Frassinetti di Fratelli d’Italia, fino a Roberta Capotosti di Sovranità e il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini della Destra.

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