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LE CARTE 23 Ottobre Ott 2015 1000 23 ottobre 2015

Appalti Anas, le intercettazioni della Dama Nera

Ciliegie, libri, antidolorifici. Così Accroglianò chiamava le mazzette. Nelle telefonate, il ruolo di Meduri e i rapporti con la 'Ndrangheta.

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Un fermo immagine tratto da un video della Guardia di Finanza. Protagonista la dirigente Antonella Accroglianò.

Il 30 giugno scorso la Dama Nera dell'Anas non era più disposta ad attendere ancora gli imprenditori, che ritardavano nel pagare la tangente: «Glielo ho detto, non puoi venire con ste ciliegie smozzicate, così fai confusione e basta...vieni con una ciliegia definitiva...mo dice che sta preparandosi...che tra una decina di giorni...gli ho detto fai prima perché qua, a luglio, le ciliegie devono essere finite».
In 110 pagine, il Gip Giulia Proto ricostruisce il sistema all'interno dell'Anas in cui i funzionari pubblici hanno fatto «mercimonio della loro funzione» con «assoluta assenza di remore», «operando a vantaggio preponderante o esclusivo di imprenditori o privati».
IL RUOLO DELLA DAMA NERA. La figura chiave di tutta l'inchiesta è Antonella Accroglianò, ribattezzata dagli investigatori la Dama Nera: «Ha un ruolo predominante, è capo e promotore indiscusso», un «vero leader» che manovra le «pedine», dotata «di quella scaltrezza che le consente di raggiungere il risultato in maniera da far sembrare la cosa assolutamente legittima».
Era lei che guidava l'organizzazione «alla continua ricerca di nuovi 'clienti' per lo scambio di 'favori'».
È lei stessa nelle intercettazioni a far capire come bisogna muoversi in certi ambienti. «Siamo sponsor tuoi Antonè», le dice il funzionario Antonino Ferrante. E lei: «Speriamo di tenerci forte come abbiamo fatto fino adesso e di fare tutti un saltino in avanti per poterci aiutare...perché quello è lo scopo...capito? Io sono abituata in questo modo, chi cresce, chi fa un salto in avanti, si porta gli altri dietro. Questa è la scuola...se viaggi da solo non fai niente...poi chi ha cercato di viaggiare da solo poi l'hanno azzoppato, perché poi, alla fine, non ti riconoscono più».
LA MAZZETTA DA 25 MILA EURO. Quando Giovanni Parlato viene fermato per un controllo e gli trovano 25 mila euro in tre buste diverse - che secondo l'indagine erano una parte della tangente da 150 mila euro pagata dagli imprenditori siciliani - la Dama Nera comincia a sentire puzza di bruciato: «La sfortuna ha voluto che aveva i libri (le mazzette, ndr) di lettura dietro, povero disgraziato...lui adesso è un sorvegliato speciale».
IL COINVOLGIMENTO DELLA MADRE. È a quel punto che, dicono gli investigatori, sposta qualcosa da casa sua a quella della madre, che chiama al telefono alludendo alla necessità di doverle portare degli «antidolorifici».
La madre, per tutta ragione, le risponde che «è matta».
Giovedì 22 ottobre, a casa della donna, i finanzieri hanno trovato 70 mila euro in contanti e gioielli.
I TENTATIVI DI «AGGANCIARE» GLI INVESTIGATORI. Per capire cosa stesse accadendo, Accroglianò tenta anche di arrivare a qualcuno della Guardia di Finanza. Uno è il generale Walter Cretella Lombardo (ora all'Istituto alti studi Difesa), suocero di uno dei suoi collaboratori, Alberto Buffone (indagato).
Quest'ultimo sembrerebbe riuscire a parlare con il generale tanto che alla Dama Nera riferisce che il suocero «dice...la questione è molto strana...questa arriva là...l'ha fermato una pattuglia..normale».
Anche Parlato si dà da fare, affermando che avrebbe cercato di contattare il colonnello Paolo Gallerano, per avere informazioni. Entrambi i tentativi, stando a quanto riportato nelle carte, sembrerebbero andare a vuoto.
MEDURI, FACCENDIERE E REFERENTE POLITICO. Sarebbe andato in porto, invece, il tentativo di utilizzare l'ex sottosegretario Luigi Meduri, componente dell'Assemblea nazionale Pd ed ex presidente della Calabria, per due ragioni: piazzare il fratello in una società partecipata della Regione Calabria e fare da mediatore e sollecitare il pagamento dell'intera tangente da 150 mila euro da parte degli imprenditori siciliani Bosco Lo Giudice e Costanzo. Perché loro ne avevano pagata solo una parte: «Mi ha portato l'antiffiamatorio», dice la donna, «ma ne ha portato sempre poco».
Ed è qui che interviene il politico. «Mi ha detto Gigi di insistere che è tutto a posto, di lavorarli ai fianchi». E in un'altra intercettazione: «Meno male che c'ho messo Meduri che gli ha fatto la spiega...sono stata previdente...sennò, sostiene Gigi, non vedevamo niente».
In cambio del suo impegno, Meduri chiede la riconferma in Anas di due geometri. «Antonella vedi se puoi dare uno sguardo a quel ragazzo che conosci». Risponde lei: «Ma quelli stanno apposto da due mesi...tranquillo».
QUELL'INCONTRO CON IL 'MINISTRO'. E l' «oscuro faccendiere», come chiamano Meduri gli investigatori, si sarebbe dato anche da fare per organizzare un incontro tra i due imprenditori catanesi Bosco e Costanzo, con un non meglio individuato ministro.
È la Dama Nera a rivelarlo mentre parla col funzionario Oreste De Grossi: «Perché mo' dottore... stanno messi bene (gli imprenditori, ndr)... perché poi Meduri li ha fatti incontrare anche con il ministro.... gli hanno fatto vedere il progetto....nuove cose, eh!».
LE PRESSIONI PER FAVORIRE LA 'NDRANGHETA. Secondo gli inquirenti la Dama Nera aveva anche contatti con la criminalità organizzata tanto da 'consigliare' a un'impresa vincitrice di un appalto a Palizzi di subappaltare alcuni lavori, come il movimento terra, a imprese contigue alla 'Ndrangheta. In modo da «avere garantita la sicurezza del cantiere».
«Vi do una persona, è un imprenditore, è perbenissimo fidatevi, non sentite nessuno» dice ai titolari dell'azienda.
La persona di fiducia era Mario Grimoli che, dalle banche dati, è risultato avere diversi precedenti. «Lo dobbiamo aiutare», dice Accroglianò, «lo mettiamo in qualche gara appena si muove qualcosa».

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