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IL CASO 31 Ottobre Ott 2015 2041 31 ottobre 2015

Eternit: si amplia inchiesta bis: contestate altre 115 morti

Nuovi decessi per amianto. Nel mirino gli stabilimenti in Svizzera e in Brasile.

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Lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato.

Crescono i casi di morte da amianto nell'inchiesta Eternit.
La procura di Torino sta preparando le carte per contestare altri 115 decessi. E tutti finiranno nel processo bis, che per adesso è sospeso in attesa di una pronuncia della Corte Costituzionale. Con una novità: al nome di Stephan Schmidheiny, l'imprenditore chiamato in causa come imputato, si aggiungerà quello del fratello Thomas, che per un breve periodo ebbe incarichi di responsabilità nella multinazionale.
NEL MIRINO STABILIMENTI IN SVIZZERA E BRASILE. I magistrati subalpini, dopo la sentenza choc con cui la Cassazione dichiarò prescritto il reato di disastro ambientale, non solo non si fermano, ma aumentano il carico. E allargano il campo d'azione.
Non solo Casale Monferrato, la città piemontese in cui la Eternit aveva la filiale italiana più grande e importante, ma anche Siracusa (che nel primo processo non era stata presa in considerazione), la Svizzera e persino il Brasile.
Non è ancora chiaro, comunque, quali saranno i capi d'accusa: nel processo bis Stephan Schmidheiny è imputato di omicidio volontario, ma nel nuovo filone è indagato (con Thomas) di omicidio colposo. Si vedrà.
I NUOVI DECESSI. Dei nuovi casi, 17 sono di ex emigrati italiani in Svizzera (in prevalenza veneti e pugliesi) che dopo avere lavorato negli stabilimenti Eternit di Payerne e Niederurnen si ammalarono e morirono. Quasi tutti di mesotelioma, gli altri di tumori polmonari o di asbestosi. Patologie che secondo i consulenti dei pm Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace furono provocate dal contatto con l'amianto e dalle insufficienti misure di sicurezza.
La giustizia rossocrociata non procede perché - in base a quanto risulta agli inquirenti - le eventuali violazioni si considerano commesse nel momento in cui i lavoratori prestarono servizio: si deve tornare indietro, dunque, fino agli Anni 70, ed è passato troppo tempo.
In Italia è diverso: il reato si consuma con la morte della persona offesa. E se la morte si verifica nel territorio nazionale, si può andare in tribunale se l'azione che l'ha provocata è avvenuta all'estero. Qui le responsabilità dei fratelli Schmidheiny sarebbero di natura colposa (e non volontaria).
NUOVI 98 CASI A CASALE. Al processo bis, dove per adesso Stephan Schmidheiny risponde dell'omicidio volontario di 258 persone, la procura intende aggiungere altri 98 casi legati a Casale Monferrato. Guariniello e Colace stanno poi aspettando il rapporto conclusivo, ormai in dirittura d'arrivo, su quanto avvenuto nella sede Eternit di Siracusa. Quanto al Brasile, dove andarono a lavorare alcuni italiani, gli accertamenti sono in corso, anche se sembrano piuttosto complicati.

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