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RICOSTRUZIONE 4 Novembre Nov 2015 2051 04 novembre 2015

Condannato il marito di Elena Ceste: tappe e cose da sapere

Trent'anni a Buoninconti. Gli snodi del caso, tra illusioni, ricerche e bugie.

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Elena Ceste.

Si è concluso con una condanna a 30 anni per Michele Buoninconti il processo di primo grado per l’omicidio di Elena Ceste, scomparsa a gennaio 2014 e ritrovata morta in un canale nove mesi dopo.
Il marito della donna è stato ritenuto colpevole di aver ucciso la moglie e averne occultato il cadavere.
ACCOLTE LE RICHIESTE. Il giudice Roberto Amerio ha dunque accolto le tesi dell’accusa, che aveva chiesto il massimo della pena nel processo col rito abbreviato.
«Sono innocente, non c’è stato nessun omicidio», ha ripetuto fino all'ultimo l’uomo durante l’ultima udienza al tribunale di Asti.
Un giallo, quello di Elena Ceste, iniziato la mattina del 24 gennaio 2014, quando Buoninconti esce dalla sua casa di Costigliole d'Asti per accompagnare i quattro figli a scuola. Al suo ritorno, la moglie non c'è più.

Dalla scomparsa al processo, le tappe del caso

Fiori sul luogo del ritrovamento del cadavere di Elena Ceste a Costiglio d'Asti.

È lo stesso Buoninconti a dare l'allarme. «Mi aveva detto che non si sentiva bene e mi aveva chiesto che andassi a prendere i ragazzi a scuola», racconta l'uomo ai carabinieri. La moglie, secondo la sua versione, sarebbe uscita in stato confusionale e si sarebbe allontanata a piedi completamente nuda. I vestiti, perfettamente piegati, vengono ritrovati a casa, dove la donna lascia anche gli occhiali da vista.
IL FILMATO DELL'ILLUSIONE. L'11 marzo i carabinieri di Asti diffondono alle tivù un filmato che ritrae una donna molto somigliante a Elena Ceste su un tram della linea 4, a Torino. Le speranze della famiglia di ritrovarla si infrangono quando una donna telefona a Chi l'ha visto?: «Mi dispiace per i famigliari, ma quella donna ripresa nel video sono io, non è Elena Ceste. Prendo quell'autobus tutti i giorni per andare al lavoro». Le ricerche si estendono fino a Tenerife e qualcuno sostiene che la scomparsa sia rinchiusa in un convento di clausura, ma della donna nessuna traccia.
IL RITROVAMENTO DEL CADAVERE. Il 18 ottobre un cadavere in avanzato stato di decomposizione viene ritrovato a Isola d'Asti, a due chilometri dalla casa di Elena Ceste, durante i lavori di ripulitura di un canale di scolo di proprietà di un agricoltore. Cinque giorni dopo l'esame del Dna conferma che si tratta dei resti di Elena Ceste.
BUONINCONTI VIENE INDAGATO. Poco più di un mese dopo, il 24 novembre, Michele Buoninconti viene indagato dalla procura di Asti per omicidio volontario. Per la procura si tratta di un atto dovuto, ma i sospetti nei suoi confronti sono sempre più forti.
A GENNAIO L'ARRESTO. Il 29 gennaio 2015: I carabinieri di Asti arrestano Michele Buoninconti per l'omicidio. «Tutti gli elementi raccolti lo indicano come l'autore», scrive il gip Giacomo Marson.
LA DIFESA NEGA L'OMICIDIO. Il primo luglio ad Asti prende il via il processo, con il rito abbreviato, nei confronti di Buoninconti. Nell'udienza del 23 settembre l'accusa chiede il massimo della pena, 30 anni, mentre i difensori insistono sulla sua innocenza. «Non potrò mai essere condannato per un omicidio che non c'è mai stato», è l'ultimo appello dell'uomo. Il giudice Roberto Amerio non gli ha creduto.

Esclusi l'incidente e il suicidio, il marito finisce sotto accusa

Michele Buoninconti

La condanna di Buoninconti era la sentenza più attesa, malgrado l'assenza della classica 'pistola fumante'.
Per il medico legale, il corpo di Elena Ceste è sempre stato lì, non è stato spostato, non è stato trascinato dalla corrente. Occultato subito dopo la morte, che è avvenuta in luogo diverso.
Sin da subito è stata esclusa l'ipotesi di una caduta accidentale, perché il punto esatto in cui è stato trovato il corpo è coperto da rovi e da una folta vegetazione. Ammettendo l’ipotesi del marito, che racconta di una donna in stato confusionale, risulta difficile credere che nessuno l’abbia vista, che abbia vagato per i campi e sia riuscita a crearsi un varco tra i rovi per poi cadere e annegare in 15 centimetri di acqua.
ESCLUSA L'ASSUNZIONE DI FARMACI. Il suicidio non risulta verosimile per le stesse ragioni e per la stranezza della scelta di togliersi la vita in un canalone con due gocce d’acqua, quando poco distante c’è il fiume Tanaro. In ogni caso, le analisi tossicologiche sui resti della donna non hanno riscontrato la presenza di farmaci.
ACCERTAMENTI SUI VEICOLI. Durante le indagini, il l marito ha detto di aver trovato i vestiti della donna in giardino: il cane non ha mai abbaiato e i vicini di casa non hanno sentito nulla di anomalo. Per questo viene escluso che Elena Ceste possa essersi allontanata contro la sua volontà o prelevata a forza dalla sua abitazione. I carabinieri hanno identificato tutti i veicoli passati quella mattina nelle vicinanze. Sono risaliti ai proprietari e si sono accertati dove fossero in quella fascia oraria.
NESSUNA TRACCIA LASCIATA. Elena potrebbe essere fuggita volontariamente con qualcuno che poi si è trasformato nel suo assassino.Ma in questo caso avrebbe dovuto lasciare traccia sul telefono, il computer, da qualche parte Invece nulla, nessun riscontro. Come non è emerso nulla dall’analisi del traffico di tutti i telefoni pubblici della zona.
LE BUGIE DI BUONINCONTI. Si ritorna a Buoninconti, che non ha mai convinto per le sue bugie e i molti tentativi di depistaggio. Un collega vigile del fuoco, in lacrime davanti al magistrato, racconta che durante le ricerche erano passati proprio vicini a quel canalone, ma «Michele ci disorientò volontariamente, era andato lui a vedere nel rio Mersa e poi a cambiare direzione». Sempre i colleghi avrebbero chiesto a Buoninconti di portare il cane della moglie nelle ispezioni tra i campi, ma l’uomo si sarebbe opposto, dicendo che quell’animale era «troppo stupido». Cane che pochi giorni dopo sarebbe stato regalato e mandato in un posto lontano. E perché l'uomo ha raccontato che la donna è uscita di casa nuda in una giornata peraltro fredda come il 29 gennaio? Secondo gli inquirenti, perché nel caso in cui fosse stato trovato il corpo, come in effetti è avvenuto, lui sapeva già che era senza vestiti.
PER L'AUTOPSIA MORTE VIOLENTA. Per la procura, dopo aver avuto i risultati dell’autopsia, la morte di Elena sarebbe stata violenta. L’uomo «avrebbe cagionato la morte del coniuge per causa asfittica, avendo agito con premeditazione rappresentata dall’avere programmato e pianificato il delitto con perdurante volontà omicida, frutto di ferma e irrevocabile risoluzione criminosa».

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