Cieli Pericolosi 151105141014
FOCUS 5 Novembre Nov 2015 1130 05 novembre 2015

Rotte pericolose: il modello Usa e i ritardi dell'Europa

Compagnie in fuga da Sharm. Washington sconsigliava la tratta già nel 2014. Somalia, Iraq e Ucraina tra i Paesi off-limits. Mentre l'Ue non può porre divieti.

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Il traffico aereo globale monitorato in tempo reale dal sito Flightradar24.

Dalla centrale operativa dell'Unità di crisi della Farnesina fanno sapere che «al momento, per le compagnie aeree nazionali, non ci sono restrizioni di volo».
Né verso l'Egitto, né verso altri Paesi che gli Stati Uniti, invece, da tempo considerano a rischio.
VOLI CANCELLATI. L'inglese Easyjet e la tedesca Lufthansa hanno cancellato tutti i voli diretti a Sharm el-Sheikh. Centottanta passeggeri, che sarebbero dovuti rientrare a Milano Malpensa con il volo di ritorno della compagnia aerea low cost, sono rimasti bloccati sul Mar Rosso. Il loro rimpatrio è previsto nella giornata di venerdì 6 novembre, ma Londra sembra comunque intenzionata a non ripristinare collegamenti aerei regolari con la regione, una volta riportati a casa tutti i turisti.
IL MISTERO DELL'AIRBUS RUSSO. Il Cremlino, intanto, ha ricevuto le prime informazioni provenienti dalle scatole nere dell'Airbus russo A321, precipitato nel deserto del Sinai dopo soli 23 minuti dal decollo. Che non farebbero comunque piena luce sull'accaduto. Stando alle registrazioni, «tutti i sistemi funzionavano regolarmente» e l'aereo «dopo il decollo ha quasi raggiunto l'altezza prestabilita». Poi «è avvenuto un evento in seguito al quale la registrazione di tutti i parametri si è fermata in un attimo».
LA BOMBA FORSE NELLA STIVA. Il portavoce del presidente Putin, Dmitri Peskov, ha chiesto a chiunque sappia qualcosa di più sull'incidente di mettere «ogni conoscenza in suo possesso a disposizione delle indagini». Duecentoventiquattro persone che stavano tornando a San Pietroburgo hanno perso la vita.
Lo schianto, che secondo i servizi segreti americani e inglesi potrebbe essere stato provocato dalla presenza a bordo di una bomba nella stiva, ha riportato in primo piano il tema della sicurezza dei cieli per i passeggeri civili.


  • In rosso gli spazi aerei vietati agli aerei civili americani. In arancione quelli a rischio (fonte: Washington Post).


LE DIFFERENZE TRA STATI UNITI ED EUROPA. I Paesi off-limits e quelli a rischio non sono pochi. Nel 2014 la Federal aviation administration americana (Faa), agenzia del dipartimento dei Trasporti incaricata di sovrintendere a ogni aspetto riguardante l'aviazione civile, ha ampliato la lista, imponendo restrizioni parziali e totali proibizioni. L'Unione europea possiede un sistema di regolazione simile, ma senza prescrizioni obbligatorie per gli Stati membri.
In altre parole l'Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa), organo di controllo del settore aeronautico nell'Ue, di concerto con la Commissione europea ha individuato le compagnie che non possono volare nello spazio aereo comunitario per ragioni di sicurezza. Ma non indica quali siano i Paesi da evitare per le compagnie nazionali degli Stati membri.
L'EASA: «NON ABBIAMO IL POTERE DI PORRE RESTRIZIONI». Contattata da Lettera43.it, l'Easa precisa: «L'agenzia fornisce raccomandazioni in materia di volo sulle zone in cui è in corso un conflitto. Si tratta di inviti per le compagnie aeree e per le autorità aeronautiche nazionali a prendere tutte le informazioni necessarie, valutando attentamente ogni rischio durante la pianificazione di una rotta aerea. Ma non si tratta di consigli a non volare in una determinata zona».
L'agenzia «non ha il potere di limitare o vietare i voli, questa prerogativa spetta agli Stati». Le informazioni su cui si basano le raccomandazioni dell'Easa provengono da una pluralità di fonti. Dagli stessi Stati membri dell'Unione europea, ma anche da «autorità aeronautiche al di fuori dell'Ue». L'agenzia non nasconde la necessità di ottimizzare la condivisione delle risorse informative, sia a livello regionale, sia a livello globale, per poter «coordinare meglio le informazioni a disposizione delle compagnie aeree quando sorvolano zone di conflitto». Una responsabilità attualmente ripartita tra «servizi d'intelligence, enti preposti al controllo dell'aviazione civile e autorità aeronautiche militari».
IN EUROPA LE COMPAGNIE SI AFFIDANO AI GOVERNI. In Europa le compagnie aeree tendono così a fare affidamento sui singoli governi nazionali, gli unici organismi in grado di fornire loro informazioni altrimenti inaccessibili, come quelle provenienti dai servizi d'intelligence.
A livello di Nazioni unite esiste ancora un'altra agenzia, l'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (Icao), che attualmente però ha un ruolo molto limitato ed è priva del potere di aprire o chiudere lo spazio aereo.
Gli operatori stessi premono per avere informazioni da fonti 'neutrali', non governative, che a loro giudizio migliorerebbero la leggibilità delle condizioni di sicurezza per il traffico aereo internazionale.
CRIMEA, LIBIA ED ETIOPIA VIETATE AGLI AEREI USA. Diverso il discorso per quanto riguarda gli Stati Uniti, che invece hanno una lista definita dei cieli a rischio e di quelli proibiti.
Gli aerei civili americani non possono volare nel Nord dell'Etiopia, il cui spazio aereo è del tutto vietato a una latitudine superiore ai 12 gradi.
Libia e Siria, dove continua la guerra civile, sono off-limits. Così come la Crimea, annessa dalla Russia a marzo 2014, e l'Ucraina orientale controllata dai ribelli filorussi, che hanno le loro roccaforti a Donetsk e Lugansk.
In Somalia e in Iraq vale lo stesso divieto: nessun sorvolo al di sotto dei 6 mila metri di quota.
In Corea del Nord gli aerei a stelle e strisce non possono volare oltre i 132 gradi di longitudine Est. E la penisola egiziana del Sinai è stata inserita nel 2014 nella lista delle zone sconsigliate per i voli al di sotto dei 7 mila metri, «a causa del rischio di attacchi con armi leggere, razzi, contraerea e sistemi missilistici portatili a corto raggio».
Tra gli spazi aerei potenzialmente ostili, infine, figurano anche quelli di Afghanistan, Congo, Kenya, Mali e Yemen.

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