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AGITAZIONE 5 Novembre Nov 2015 2137 05 novembre 2015

Sciopero dei supermercati, spesa a rischio il 7 novembre

Protesta per il rinnovo del contratto. A rischio chiusura Coop, Ikea e Decathlon.

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Un negozio Ikea.

Commessi e cassieri, magazzinieri e capireparto si preparano allo sciopero.
Sabato 7 novembre incroceranno le braccia in tutta Italia per chiedere il rinnovo del contratto, scaduto dal 2013, e difendere diritti e salario di fronte a turni di lavoro sempre più pesanti, con aperture tutti i giorni, anche domeniche, festivi e notturni.
MIGLIAIA DI NEGOZI. Da Ikea a Decathlon, dalla Coop alla Rinascente, fino a Upim, Oviesse, Carrefour, Coin, sono migliaia i supermercati e i negozi di ogni dimensione chiamati alla mobilitazione da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. Nel mirino ci sono le aziende aderenti a Federdistribuzione, Confesercenti e Distribuzione cooperativa, a cui si chiede di sbloccare le trattative per i rinnovi. Sindacati e lavoratori, si legge in una nota della Filcams, «sono pronti a dare il via a una lunga battaglia» che impazza già anche sui social network con l'hashtag #fuoritutti.
ALTRO STOP IL 19 DICEMBRE. Dopo il 7 novembre, in assenza di segnali positivi per sbloccare le trattative, è in programma un'altra giornata di sciopero unitario per il 19 dicembre. Dal fronte delle imprese, una prima risposta arriva da Confesercenti. L'associazione afferma che il negoziato per lei «è ancora aperto» e la proclamazione dello sciopero «non ha tenuto in debita considerazione» la sua disponibilità a proseguire il confronto. «Lo sciopero proclamato è una scelta importante e ineludibile dopo 22 mesi in cui gli incontri e le trattative non hanno prodotto le condizioni minime per arrivare a definire i rinnovi contrattuali»,ha affermato la segretaria generale della Filcams Cgil, Maria Grazia Gabrielli. «La stagione dei rinnovi dei contratti sta vivendo profondi attacchi» - ha aggiunto - «e dilazionare molto i tempi forse porta con sè l'idea che dei contratti nazionali stessi si possa anche fare a meno. Noi, restiamo convinti della centralità del contratto nazionale che va difeso e rafforzato».

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