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LE CARTE 9 Novembre Nov 2015 1942 09 novembre 2015

Mafia Capitale, Odevaine tira in ballo Totti e Caltagirone

«Il calciatore della Roma? Pagava in nero i vigili». Poi parla di una presunta tangente pagata da Caltagirone. Che replica. E annuncia querela.

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Luca Odevaine.

Gianni Alemanno, il gruppo Caltagirone. E perfino Francesco Totti.
Luca Odevaine, già appartenente al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull'accoglienza per i richiedenti ora imputato al processo Mafia Capitale, ne ha un po' per tutti.
ALEMANNO E IL SISTEMA BUZZI. «La destra non aveva soggetti economici di riferimento», ha dichiarato Odevaine nell'interrogatorio del 15 ottobre scorso, «dunque l'amministrazione Alemanno, nel giro di qualche anno, individuò nel 'sistema Buzzi' il riferimento nel settore del sociale per l'aggiudicazione dei lavori».
Odevaine, da qualche giorno agli arresti domiciliari dopo una detenzione nelle carceri di Torino e di Terni, ha dato la propria versione quando, nell'aprile 2008, divenne primo cittadino Gianni Alemanno: «Il nuovo sindaco», si legge nel verbale, «mi chiese di rimanere fino a luglio. Nella sostanza mi resi conto che egli non credeva di vincere e quindi non aveva una classe dirigente pronta al governo della città. Io accettai e in tale periodo mi presentò Riccardo Mancini e l'onorevole Vincenzo Piso, indicandomeli come interlocutori per suo conto per tutte le questioni di mio interesse».
E, ancora: «Nella gestione del Comune, Mancini e Piso mi dissero di voler inserire nei ruoli apicali e dirigenziali persone che, a prescindere dalla loro competenza e dalla competenza di chi in precedenza rivestiva quei ruoli, fossero di loro fiducia».
«DI 500 LICENZE, 430 AI TREDICINE». Odevaine ha poi parlato anche delle licenze rilasciate ai camionbar.
«Di 500 licenze rilasciate, 430 erano tutte intestate a membri della famiglia Tredicine-Falasca che, fino all'avvento di Giordano Tredicine al Consiglio comunale, finanziava tutta la politica romana».
Durante il periodo di Veltroni, si legge ancora nel verbale, Odevaine aveva «individuato seri problemi nell'assegnazione delle concessioni. Si trattava di licenze che erano state rilasciate con il carattere della temporaneità e in relazione ad ambiti molto ristretti. Molte di esse erano state rilasciate da Gianmario Nardi (dirigente del Comune di Roma) ma via via si erano espanse illegittimamente quanto al contenuto e quanto ai tempi».
L'ex vicecapo di Gabinetto di Veltroni ha tirato poi in mezzo anche i dem.
«GLI EMENDAMENTI» AI CONSIGLIERI. «Umberto Marroni, nella sua qualità di capo dell'opposizione Pd all'epoca dell'amministrazione Alemanno», ha detto Odevaine, «aveva chiuso con il sindaco un accordo in forza del quale ciascun consigliere comunale aveva a disposizione una somma, originariamente quantificata in 400 mila euro, da destinare a iniziative di suo interesse».
Odevaine ha definito questa cifra «i cosiddetti emendamenti», sottolineando come questa gestione «con l'amministrazione Marino» avesse «cambiato forma». «Non so chi l'abbia chiuso sul versante comunale ma riferisce Silvio Di Francia, delegato del sindaco Marino per i diritti, che ogni anno vi erano alcuni bandi nella disponibilità di ciascun consigliere comunale pro quota, nei quali ciascuno dei consiglieri poteva indicare delle realtà di suo riferimento».
LA SMENTITA DI MARRONI. La circostanza è stata smentita da Umberto Marroni, ora deputato Pd. «Come sanno tutti, in quanto scritto nella legge del testo unico degli enti locali, i consiglieri comunali non hanno alcun 'potere di spesa' ma solo di indirizzo e controllo», ha spiegato il dem. «A scanso di equivoci, sulle false polemiche sul consociativismo in quegli anni, ricordo che le nostre battaglie di opposizione in Consiglio comunale sono state fatte tutte alla luce del sole sia quelle a tutela delle fasce più deboli della popolazione, che rivendichiamo, sia quelle contro la svendita del patrimonio pubblico come Acea. Noi Alemanno l'abbiamo cacciato, altri lo fecero vincere».
CALTAGIRONE E LA PRESUNTA TANGENTE. Odevaine ha poi svelato una confidenza che gli venne fatta da Riccardo Mancini, ex amministratore delegato dell'Ente Eur, coinvolto anche lui nell'inchiesta della Procura di Roma, su Caltagirone.
«Mancini», ha raccontato ai pm, «mi disse che era stata pattuita una tangente, pagata da Caltagirone, in relazione all'affare edilizio della Bufalotta, in direzione di Marroni, Smedile (Francesco Smedile, ex consigliere comunale del Pd e poi del'Udc) e Alemanno».
Nel corso dell'atto istruttorio svolto nel carcere di Terni, Odevaine ha anche precisato che nel periodo in cui rivestiva la carica di vicecapo di gabinetto vicario sotto Alemanno, Mancini gli disse che non era «particolarmente amato» neppure dai suoi «referenti politici».
«CHIESERO LA MIA TESTA». In particolare, «mi disse che in occasione di un incontro tra il sindaco e il capogruppo dell'opposizione Marroni e il presidente della commissione urbanistica Smedile, entrambi appartenenti all'apposizione, era stata chiesta la mia testa. La ragione», ha continuato Odevaine, «credo fosse da individuare nei contenuti di quell'incontro, che avevano a oggetto delle delibere urbanistiche relative alla Fiera di Roma e alla Bufalotta».
Si trattava, è detto ancora nel verbale di interrogatorio, di un «settore di interesse su cui vi era stata una forte pressione di Smedile e Marroni, pressione cui il commissario Mario Morcone (commissario straordinario del Comune di Roma dopo le dimissioni di Veltroni) e io resistemmo, nel senso che facemmo passare le delibere che erano state già approvate in commissione, mentre bloccammo altre. Con Alemanno, i due ripresero la questione».
IL GRUPPO ANNUNCIA QUERELA. Dal canto suo il Gruppo Caltagirone, in una nota, ha precisato che «la convenzione urbanistica Bufalotta è di proprietà dei gruppi Parnasi e Toti; che il Gruppo Caltagirone ha costruito alcuni fabbricati residenziali nel quartiere acquistando le aree dai suddetti gruppi già convenzionate nonché completamente urbanizzate dai medesimi; che il cavaliere Caltagirone non ha mai avuto rapporti né con l'onorevole Smedile né con l'onorevole Marroni, anzi l'onorevole Marroni è stato uno dei più fieri avversari del Gruppo Caltagirone per lui 'reo' di avere legittimamente acquistato in borsa una partecipazione in Acea».
TOTTI E I PAGAMENTI IN NERO AI VIGILI. Infine, Odevaine ha citato pure Francesco Totti che avrebbe pagato in nero alcuni vigili urbani che, fuori dall'orario di lavoro, dovevano controllare i suoi figli.
«È vero che dei vigili urbani facevano vigilanza ai figli di Totti», ha affermato, «ma lo facevano fuori dall'orario di lavoro e venivano pagati in nero dallo stesso Totti».
L'esigenza «era nata dal fatto che era giunta una voce di un progetto di rapimento del figlio di Totti. Ne parlai con il colonnello Luongo dei carabinieri, il quale, tenuto conto della genesi e della natura della notizia, convenne con me che non era il caso di investire il comitato per la sicurezza ma che si poteva trovare un modo per provvedere».

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