Papa Francesco Firenze 151110141240
IL DISCORSO 10 Novembre Nov 2015 1410 10 novembre 2015

Bergoglio: «La Chiesa non sia ossessionata dal potere»

Il Papa contro ricchezza e potere. «Voglio una Chiesa irrequieta». E popolare.

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Papa Francesco a Firenze.

La Chiesa non deve essere ossessionata dal potere.
Francesco risponde così, da Firenze, a quello che ormai è stato ribattezzato Vatileaks2.
«MI PIACE UNA CHIESA IRREQUIETA». «Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti», ha detto il Papa. «Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà».
È questo il mandato di Bergoglio al V convegno della Chiesa italiana alla quale chiede di andare incontro agli ultimi, ai deboli e ai poveri. Di riformare non solo le strutture. E chiede di farlo non da sola, ma in «dialogo» con tutti gli uomini di buona volontà, per quella Chiesa delle «beatitudini» per cui il cristianesimo è «rivoluzionario» e può rendere «migliore il mondo».
Il pontefice dedica inoltre una parte significativa del discorso ai credenti che sono anche «cittadini», impegnati a costruire la casa comune, giacché la nazione «non è un museo».
L'APPELLO CONTRO L'APATIA. Parla del dialogo che non è negoziato. E si appella ai giovani: «Superate l'apatia, vi chiedo di essere costruttori dell'Italia, di mettervi al lavoro per una Italia migliore. Non guardate dal balcone la vita, ma impegnatevi, immergetevi nell'ampio dialogo sociale e politico. Le mani della vostra fede si alzino verso il cielo».
Nella platea anche il presidente dei vescovi, Angelo Bagnasco, l'arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, i circa 2.500 delegati di parrocchie e diocesi. Papa Bergoglio - che in chiusura prega perché la Chiesa italiana non ceda ai «surrogati del potere, del denaro e dell'immagine» - cambia decisamente la rotta, dopo la lunga stagione del ruinismo, e alcuni suoi accenti richiamano quella aspirazione a una Chiesa «forza mite» che Benedetto XVI disegnò a Verona nel 2006, rimanendo del tutto inascoltato.
IL MANIFESTO DI FRANCESCO. Il 'manifesto' di papa Francesco si richiama a un «umanesimo cristiano che nasce dall'umanità del Figlio di Dio», fatto di «umiltà, disinteresse e beatitudine». Tratti ha ribadito Francesco, che «dicono che non dobbiamo essere ossessionati dal 'potere', anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale all'immagine sociale della Chiesa. Se la Chiesa non assume i sentimenti di Gesù, si disorienta, perde il senso».
Il Papa ribadisce l'invito alla Chiesa italiana a incamminarsi nel solco della Evangelii gaudium, che egli ha scritto ormai due anni fa, ribadisce che è meglio una chiesa «accidentata e sporca» che una malata e barricata in casa, richiama la ricchezza di un cristianesimo anche popolare, citando persino don Camillo e Peppone.

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