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ORRORE 11 Novembre Nov 2015 2033 11 novembre 2015

L'inferno di Karla: «Io stuprata 43 mila volte»

Per anni è stata vittima delle violenze dei trafficanti: «Anche 30 volte al giorno».

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Karla Jacinto ha rivelato di essere stata violentata 43.200 volte.

È sopravvissuta ai trafficanti messicani, ma a un prezzo disumano: Karla Jacinto, una giovane di 23 anni, ha raccontato la sua storia alla Cnn, rivelando di essere stata violentata 43.200 volte.
Il suo racconto choc mette in luce la realtà brutale della tratta di esseri umani in Messico e negli Stati Uniti, che ha distrutto la vita di decine di migliaia di ragazze.
VIOLENTATA OGNI GIORNO. Per quasi quattro anni, la ragazza è stata violentata fino a 30 volte al giorno, sette giorni alla settimana.
Karla però ha subito abusi sessuali e maltrattamenti praticamente da sempre: «La prima volta avevo cinque anni, lui era un parente», ha spiegato. A 12 anni è stata poi presa di mira da un trafficante di esseri umani, un giovane di 22 anni che l'ha adescata a Città del Messico con parole gentili e una bella macchina per poi convincerla ad andarsene con lui.
«RIDEVANO QUANDO PIANGEVO». Per lei è stato l'inizio dell'inferno: «Iniziavano alle 10 di mattina e finivano a mezzanotte» - ha raccontato - «alcuni uomini ridevano di me perché piangevo, dovevo chiudere gli occhi per non vedere cosa mi facevano».
UNA FIGLIA DALLO STRUPRATORE. Poi, a 15 anni, ha avuto una bambina, usata dal suo stupratore come ricatto: se lei non avesse obbedito ai suoi ordini, lui avrebbe ucciso la figlia. Karla, liberata dai suoi aguzzini nel 2006, ogi è una sostenitrice della battaglia contro i trafficanti e ha deciso di raccontare la sua storia a quante più persone possibile per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica su un problema crescente che riguarda tante giovani indifese. Nel mese di luglio è andata in Vaticano, per parlare della sua vicenda con papa Francesco, mentre a maggio ha testimoniato davanti al Congresso degli Stati Uniti. «Queste ragazzine vengono rapite o adescate e strappate alle loro famiglie» - ha spiegato - «è necessario conoscere ciò che è accaduto a me per riuscire ad aprire gli occhi».

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