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SALUTE 12 Novembre Nov 2015 1957 12 novembre 2015

Sanità, la classifica delle Regioni italiane

La graduatoria provvisoria relativa al 2014 sulla base dei Lea, i livelli essenziali d'assistenza. In attesa dei tagli. Prima la Toscana, ultima la Calabria.

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La classifica 2014 della qualità sanitaria nelle Regioni: i punteggi si alzano, tranne che per Piemonte e Umbria.

La Toscana al primo posto, la Lombardia in crescita, Veneto ed Emilia stabili, Calabria maglia nera.
È questa la mappa 2014 della qualità dell'assistenza sanitaria nelle Regioni italiane, basata sull'erogazione dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza.
Un griglia di indicatori del funzionamento del sistema sanitario, che va dalla durata dei ricoveri alla lotta contro le malattie infettive, dalla copertura delle vaccinazioni alla qualità dell'assistenza domiciliare. A ciascun indicatore viene assegnato un punteggio. Una volta sommati tutti i valori, si ottiene la quota complessiva raggiunta dalle singole Regioni.
CLASSIFICA DEFINITIVA A DICEMBRE. Mercoledì 11 novembre, a Roma, sono stati illustrati i risultati relativi al 2014. Alcune Regioni hanno contestato conteggi e una nuova riunione sarà convocata a dicembre. L'impianto della classifica, però, non dovrebbe subire grandi cambiamenti.
Ecco quindi qual è la graduatoria: in testa si conferma la Toscana con 217 punti. Segue l'Emila Romagna, stabile in seconda posizione, e il Piemonte terzo con 194 punti rispetto ai 201 del 2013.

La classifica

1 - Toscana 217 (nel 2013 214, 1°)
2 - Emilia Romagna 204 (204, 2°)
3 - Piemonte 194 (201, 3°)
3 - Liguria 194 (187, 6°)
5 - Lombardia 193 (187, 6°)
6 - Marche 192 (187, 4°)
7 - Veneto 189 (190, 5°)
8 - Basilicata 177 (179, 12°)
9 - Sicilia 170 (165, 9°)
10 - Umbria 165 (179, 8°)
11 - Abruzzo 163 (152, 10°)
12 - Puglia 161 (134, 15°)
13 - Lazio 154 (152, 11°)
14 - Molise 148 (140, 13°)
15 - Campania 139 (127, 16°)
16 - Calabria 131 (135, 14°)


Al di là delle differenze tra Nord e Sud, il dato che salta di più all'occhio è che i voti complessivamente si sono alzati (Piemonte e Umbria a parte).
Come reagirà adesso il sistema agli stanziamenti inferiori al previsto decisi dalla legge di Stabilità, che il parlamento deve ancora approvare, è tutto da vedere. Una spiegazione del miglioramento a sorpresa delle performance regionali arriva dal presidente della Federazione di Asl e ospedali (Fiaso), Francesco Ripa di Meana: «I dati dimostrano che grazie al radicamento delle azioni di miglioramento nelle Asl, il sistema ha continuato a funzionare, nonostante i tagli. Anche se ora inizia a tossire. Abbiamo razionalizzato accorpando i reparti, chiudendo le maternità a rischio, creando servizi integrati tra le aziende, senza smettere di investire in innovazione, anche se a ritmo più ridotto».
LE PRINCIPALI CRITICITÀ. Le conseguenze dei tagli, in altre parole, si faranno sentire tra due o tre anni.
Al momento, le maggiori criticità rilevate dal rapporto sono le coperture vaccinali per i bambini, ma anche quelle anti-influenzali per gli anziani, la prevenzione veterinaria e alimentare, la carenza di screening, l’eccesso di parti cesarei (soprattutto in Campania e Basilicata), l’assistenza residenziale e la salute mentale in Puglia, Molise e Basilicata.

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