REPORTAGE 13 Novembre Nov 2015 1236 13 novembre 2015

Libano, viaggio nella Beirut ferita: «Batteremo l'Isis»

Pianti. Urla. Puzza di carne bruciata. E orgoglio. «Il Califfato verrà sconfitto». L43 sul luogo dell'attentato. Foto.

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da Beirut


Solo a tarda notte la folla davanti al pronto soccorso dell’ospedale di Bahman si dirada leggermente.
A terra i fogli con i nomi dei feriti ricoverati che erano stati appesi alle porte, nel tentativo vano di dare informazioni ai familiari disperati.
Periferia di Beirut, Libano, 12 novembre 2015.
Fuori restano poche persone in attesa di notizie di parenti e amici. (Guarda le foto).
«VENITE A DONARE SANGUE». Un infermiere esce e dice: «Non state lì senza far nulla. Abbiamo bisogno di molto sangue per aiutare i nostri martiri. Venite a donarlo, rendetevi utili invece di piangere».
Ahmed è uno dei tanti uomini della sicurezza di Hezbollah - il partito sciita libanese - che fino a poche decine di minuti fa era impegnato a garantire l’isolamento e la sicurezza nella zona dell’attentato a Burj al-Barajneh.
«UNA CARNEFICINA VOLUTA». «Questo non è stato un attentato, ma una carneficina voluta e pensata», dice.
«Mi hanno avvisato che Abdallah, un mio carissimo compagno, era rimasto ferito e aveva bisogno di una trasfusione. Sono corso».
Con lui ha combattuto sulle montagne del Qalamoun, al confine tra Libano e Siria: «Là ci battevamo con il nemico metro per metro, uno di fronte all’altro».
«DIO LI PUNIRÀ PER QUESTO». Ma questa non è guerra: «È una cosa vile che colpisce chi non si può difendere. Dio punirà chi pensa di combattere così».
Quando lo chiamano per la trasfusione c'è un attimo d’imbarazzo: non sa dove lasciare il suo mitragliatore.


L'esplosione tra la moschea, il forno per il pane e il supermercato

L’agguato rivendicato dall'Isis ha causato 47 morti e circa 240 feriti, di cui molti gravi.
Il primo kamikaze si è fatto esplodere in una zona affollata del comune a Sud di Beirut, tra una moschea sciita, un forno per il pane e un supermercato.
MASSIMA AFFLUENZA. Era l’ora di massima affluenza, anche perché di giovedì la gente fa compere e si prepara alla festa del venerdì.
Pochi minuti dopo, quando la folla si era raccolta per aiutare i feriti, la seconda violenta esplosione.
Il ministero dell’Interno ha diffuso anche la foto di un terzo attentatore morto senza riuscire a far deflagrare la sua cintura esplosiva che spiccava sulla maglietta azzurra con un grande logo Adidas.
CHIUSI I CAMPI PROFUGHI. Il luogo dell’attentato è stato immediatamente isolato dagli uomini di Hezbollah, prima ancora che dalla sicurezza libanese.
«Abbiamo chiuso subito le entrate del campo profughi palestinese», dice Ahmed, «quei vigliacchi dovevano venire da lì».
UN COVO DI TERRORISTI. Molti rifugiati siriani in questi anni hanno trovato riparo nei 12 campi profughi palestinesi del Paese.
Sono aree dove la vita è sicuramente meno cara, ma sono anche insediamenti dove per legge la polizia e l’esercito libanese non possono entrare.
Così, sono diventati il solo luogo possibile dove vivere per i più poveri tra gli esuli siriani e il covo ideale dei terroristi islamici entrati nel Paese dei Cedri.

Urla, pianti e la puzza di carne bruciata e gomma

«Tutto intorno c’era gente che piangeva e urlava. Poi la puzza. Neanche sul campo di battaglia ho sentito una puzza simile, fatta di carne bruciata e di gomma (molte auto hanno preso fuoco, ndr), ho dovuto coprirmi il viso con un fazzoletto», racconta ancora Ahmed.
IN QUATTRO OSPEDALI. La maggior parte dei feriti è stata portata agli ospedali di Al-Sahel, Bahman, Al-Rassoul e Al-Aazam.
L’entrate di questi ospedali diventano immediatamente per migliaia di persone le tappe di un doloroso pellegrinaggio alla ricerca di notizie sui propri cari.
UNA DONNA DISPERATA. «Mio figlio, dov'è mio figlio?», urla davanti all’ospedale di Bahman una donna.
Poi si toglie le scarpe e si getta per terra: «Non me ne andrò prima di sapere dove è mio figlio. Siamo stati ovunque e non abbiamo notizie».
L'Isis ha voluto colpire in profondità nella periferia meridionale di Beirut.
Nel rivendicare la responsabilità per gli attentati suicidi, lo Stato islamico ha promesso nuovi attacchi contro le zone sciite di Hezbollah.

«Qualsiasi nemico ci attacchi verrà sconfitto»

Questo attentato avviene quando l’esercito siriano, appoggiato dai combattenti di Hezbollah, sta facendo progressi militari importanti contro i militanti islamici.
PROMESSA VENDETTA. L'Isis e il Fronte al-Nusra hanno anche promesso di vendicarsi contro l'esercito libanese, che ha lanciato una campagna contro le cellule terroristiche nel Paese, con l’arresto di molti appartenenti ai due gruppi militanti.
«Qualsiasi nemico attaccherà Dhahiyeh (l’insieme dei comuni che costituiscono Beirut Sud, ndr), e la sua gente, i suoi bambini e le sue donne sarà sconfitto», promette allontanandosi Ahmed.
«ISRAELE BATTUTO». «Ci ha provato anche Israele con i suoi bombardieri e ne è uscito battuto».
Qurayyani Ali, un medico dell'ospedale, racconta che «il personale è corso dopo aver sentito l'esplosione. Questa esplosione ha colpito i civili».
Qurayyani ha voluto mandare un messaggio.
«Noi siamo i figli di questa nazione e vogliamo vivere qui in sicurezza. Vogliamo vivere in questo Paese in dignità e libertà. Tutti devono sapere che il nostro sangue non è a buon mercato».

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