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REAZIONI 14 Novembre Nov 2015 0125 14 novembre 2015

Attacchi a Parigi, le reazioni di Italia e Belgio

A Bruxelles si ricordavano i 39 morti del 1985. E arrivava l'eco di Parigi.

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I tifosi dello stadio Re Baldovino ricordano le vittime dell'Heysel durante Belgio-Italia del 13 novembre 2015.

Poco più di 300 chilometri separano Bruxelles da Parigi. Troppi per sentire il rumore degli spari e delle esplosioni che hanno sconvolto la capitale francese e trasformato in triste farsa l'amichevole tra Francia e Germania, troppo pochi per impedire che l'eco di quanto accaduto potesse mettere paura nei giocatori di Italia e Belgio, venuti a conoscenza degli eventi parigini al termine della loro sfida.
«È inutile che facciamo finta di niente: si tratta di fatti che preoccupano e fanno paura», ha commentato il ct italiano Antonio Conte dopo aver saputo dei morti e delle bombe attorno allo Stade de France.
«TUTTO PASSA IN SECONDO PIANO». Parigi e la Francia, la città e il Paese chiamati a ospitare l'Europeo del 2016. «Mi hanno appena informato di cosa è successo, quando ci sono i morti tutto passa in secondo piano», ha proseguito Conte.
La rassegna continentale si avvicina: il 12 dicembre si parte con il sorteggio dei gruppi e poi via alla definizione delle convocazioni.
Ma oggi la preoccupazione di tutti riguarda lo stato della sicurezza del torneo che attraverserà la Francia per concludersi proprio lì, allo Stade de France.
NAINGGOLAN: «C'È UN PO' DI PAURA». Anche il mediano della Roma Radja Nainggolan, prima di lasciare lo stadio, ha ammesso il suo timore: «Un po' di paura c'è. Spero che si possa migliorare la situazione della sicurezza in vista dell'Europeo per noi, i tifosi e le loro famiglie». Poi un pensiero per le nuove vittime, arrivate proprio nel giorno in cui Italia e Belgio commemoravano i 39 morti dell'Heysel fermandosi al minuto 39' del primo tempo: «Eravamo qui a giocare una partita per rendere omaggio a dei morti di 30 anni fa, non vorrei che ne dovessimo giocare un'altra... Oggi c'e' poco da festeggiare», ha proseguito Nainggolan.
BONUCCI: «NON È SOLO CALCIO». «Per me non e' solo calcio», ha raccontato il difensore azzurro Leonardo Bonucci. «Realizzare che oggi una persona non è più libera, neanche di andare al ristorante è davvero triste».
Nella sala stampa dello stadio, in tanti sono rimasti incollati alla tivù che aggiornava sulla situazione nella capitale parigina. Al posto dei replay dei gol e delle azioni più belle, scorrevano le immagini confuse delle ambulanze per strada, del sangue, dei terroristi, degli ostaggi ancora in pericolo di vita. E in questo luogo maledetto, ancora una volta, dopo 30 anni, seppure in un contesto radicalmente diversi, invece di parlare di sport, si è seguito, drammatico, il conto dei morti.

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