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REAZIONI 14 Novembre Nov 2015 1549 14 novembre 2015

Attacco a Parigi, le uscite fuori luogo dopo il massacro

Libero, Umberto Veronesi, Becchi e Salvini. Le sparate che fanno discutere.

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Un bel tacer non fu mai scritto.
Preda della psicosi terrorismo risvegliata dai terrificanti attentati di Parigi, chiunque ha sentito il bisogno di manifestare la propria posizione sugli assalti di quello che è già stato ribattezzato l'11 settembre europeo. E, com'era ampiamente prevedibile, si sono sprecate le uscite fuori luogo, sparate via social o a mezzo stampa delle quali non si sentiva francamente il bisogno.
LIBERO LA SPARA GROSSA. A solleticare la rabbia scatenata dall'inumano massacro condotto dall'Isis ci hanno pensato quotidiani come Libero o Il Messaggero, quanti mai lesti nell'approfittare dell'occasione per lanciare titoloni insultanti l'Islam. Nessuno scrupolo nello sparare a nove colonne e caratteri cubitali la scritta «Bastardi islamici», quando nessun quotidiano transalpino ha pensato di utilizzare lo stesso aggettivo sulle sue prime pagine listate a lutto.

Il direttore Maurizio Belpietro ha provato a difendersi dalle critiche, adducendo motiazioni, per così dire, opinabili. Che non sono bastate a evitare la querela sporta dal giornalista Maso Notarianni, organizzatore del presidio milanese di solidarietà alla Francia.

Con lui, neanche a dirlo, Vittorio Feltri, che non si è fatto mancare una vena di sarcasmo decisamente inopportuna.

Diverse poi, le uscite discutibili. Dall'oncologo Umberto Veronesi, secondo il quale «l'Isis va ascoltato: è una minoranza che vuole una patria», alla trovata della deputata Pd, nonché responsabile nazionale della comunicazione del partito, Alessia Rotta, che ha postato il logo dem col tricolore francese al posto di quello italiano. Una mossa che molti hanno tacciato di sciacallaggio e inopportunità.

L'oncologo, invece, ha voluto dire la sua: «Sono contrario all'idea di far guerra all'Isis, perché violenza chiama violenza. Più loro tagliano teste, più noi bombardiamo: qualcuno deve fermare questa catena di azione e reazione e deve farlo con il dialogo e la tolleranza religiosa».
«SI SENTONO EMARGINATI». «Sono un gruppo di sunniti», ha aggiunto, «che si sentono emarginati in Iraq e hanno creato un movimento molto estremista, di fatto perché vogliono una patria e chiedono all'Iraq di cedere una piccola area, non più grande della Lombardia, per creare lo Stato islamico. In pratica si tratta di un gruppo diviso da confini artificiali da tantissimi anni».
SALVINI Immancabili i consueti strali della destra italiana. Se in Francia Marine Le Pen ha sospeso la campagna elettorale in segno di lutto, da noi la Lega ha colto la palla al balzo per rilanciare la contestazione al governo e alimentare la fobia islamica.

All'insegna dell''armiamoci e partite' anche i tweet di Roberto Maroni, pronto addirittura a rievocare la battaglia di Lepanto.

E Daniela Santanchè non ha potuto fare a meno di inneggiare alla provrebiale cacciata dello straniero.

Per l'ex ideologo del Movimento 5 stelle Paolo Becchi, invece, dietro gli attentati c'è solo una longa manus: gli Stati Uniti.

Mentre Farizio Rondolino ha preferito prendersela con Emergency.

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