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DIPLOMATICAMENTE 14 Novembre Nov 2015 2130 14 novembre 2015

Dopo Parigi Occidente e Medio Oriente stiano uniti

Il gioco dell'Isis è dividere i due mondi. E nutrirsi di islamofobia. Ma gli orrori insanguinano l'Europa come il Libano.

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Manifestazioni di solidarietà per le vittime degli attentati di Parigi.

Un altro massacro in terra di Francia.
Un altro massacro al grido di «Allah è grande».
Altri criminali hanno insanguinato Parigi; criminali che purtroppo non possono essere assicurati alla giustizia perché sono stati uccisi o si sono uccisi.
Auguriamoci che almeno i loro sodali, altrettanto criminali, possano invece essere catturati e si possa mostrare al mondo del terrorismo il segno della nostra cultura e dei suoi valori.
RETORICA INONDANTE. In queste ore abbiamo letto e ascoltato tutto e il contrario di tutto, dove la retorica del dolore, della pena, dello sgomento e della rabbia non poteva non essere inondante.
Non poteva non schiacciare il nostro pensiero e indurci a sventolare la bandiera del 'non vinceranno' oppure la sinistra maledizione verso una religione nella quale si riconoscono oltre un miliardo e mezzo di cittadini di questo pianeta, l'islam.
ANCORA BUIO DOPO 24 ORE. Sappiamo ancora poco, anzi troppo poco, per mettere a fuoco tutti gli aspetti di questa orrenda tragedia.
E preoccupa che dopo 24 ore si sia ancora avvolti in tanta nebbia e si faccia sempre più affannosa la ricerca di una risposta degna di questo nome ai tanti interrogativi che ci poniamo.
Io non faccio parte dei critici aprioristici dell’azione dei servizi di sicurezza, tantomeno in relazione a un Paese come la Francia che ha già tanto sofferto per il terrorismo.
CONTROLLO TOTALE? IMPOSSIBILE. Perché da cittadino penso sia praticamente impossibile assicurare un controllo capillare di un territorio come quello parigino e ancora più come quello francese.

I Paesi membri dell'Ue condividano i database dei servizi d'intelligence

La polizia francese fuori dal Cafe Bonne Biere a Parigi, teatro di uno degli attacchi terroristici del 13 novembre.

Ciò che invece appare inquietante è che malgrado si abbia sulla nostra testa la spada di Damocle di una minaccia terroristica sempre più sofisticata e spietata, l’Europa - perché il problema è continentale e non solo francese - non sia ancora arrivata a mettere a fattor comune i data base dei servizi di intelligence dei Paesi membri e si sia mille miglia lontani da un corpo anti-terroristico europeo.
COLPEVOLE INERZIA. Dobbiamo interpellare e con forza i nostri governi sulle ragioni di questa inerzia che definire colpevole è poco.
E in questa consapevolezza trovo imbarazzo a esprimere il mio pensiero sulle garanzie che con tutta la buona volontà dei nostri servizi, cui va data fiducia e stima, ci possono venire offerte nella gestione pratica dell’imminente Giubileo.
Soprattutto dopo che il Califfato ha indicato Roma tra i prossimi obiettivi della sua strategia terroristica.
Sappiamo inoltre che dal 13 novembre 2015 avremo più paura di prima e l’avremo per un tempo indeterminato.
È un risultato che il Califfato registra nella sua agenda con un segno positivo perché a questo punta.
MA QUALI LUPI SOLITARI... Ma c’è dell’altro: con quest’eccidio tanto ben programmato e in così tanti posti contemporaneamente si indebolisce e di parecchio la tesi dei “lupi solitari” e si rafforza quella che fa riferimento a nuclei - magari pilotati dall’esterno come parrebbe essersi verificato nell’eccidio di Charlie Hebdo - capaci di pianificare e realizzare operazioni tanto articolate quanto sfrontate come sfrontatamente a volto scoperto possono essere solo dei votati al suicidio per uccidere.
E capaci di attrezzarsi della complicità di altri criminali pronti a dileguarsi nell’ombra.

I terroristi si nutrono di populismo xenofobo e islamofobo

La sala da concerti del Bataclan colpita dagli attentati di Parigi.

Siamo dunque in presenza di un pernicioso salto di qualità terroristica che ancor più sollecita una coesione europea ben diversa da quella che sta esibendo.
E che oltre alla dimensione della sicurezza, essenziale, ma insufficiente, dovrebbe arricchirsi sotto il profilo politico, culturale e sociale per cercare di colmare le pericolose crepe che un populismo xenofobo e islamofobo sta provocando nella stessa popolazione di fede islamica che vive in Europa.
Crepe che favoriscono il lievitare di nuclei simili a quelli che hanno operato a Parigi.
Ma si stenta a vedere l’ombra stessa di un movimento in quella direzione.
SEPARAZIONE TRA I DUE MONDI. Un’altra considerazione: il Califfo o chi per lui non punta solo a territorializzarsi e a incutere terrore, adesso pure in Occidente, ma anche a creare una separazione tra il nostro mondo e il mondo arabo.
E con ciò ad allontanare concrete forme di collaborazione che avrebbero un effetto devastante per le sue fortune criminali.
NON SOLO EUROPA NEL MIRINO. Gli attacchi in Tunisia puntavano a distruggere il modello tunisino, ad affondare quell’economia e a rompere il rapporto vitale con l’Occidente.
Lo stesso dicasi per l’Egitto con gli attacchi condotti contro Sharm el Sheik e culminati nella distruzione dell’aereo che portava oltre 200 passeggeri. E l’elenco potrebbe continuare.
Tutto ciò per sottolineare come il massacro di Parigi si aggiunge - e ne avvelena l’esito - a una lunga catena di orrori che stanno insanguinando il nostro mondo e l'altro mondo, l'Occidente e il Medio Oriente, dalla Francia alla Tunisia passando per Egitto, Gran Bretagna, Libano, Iraq, Danimarca.

I morti ammazzati dal terrorismo in Medio Oriente sono come i nostri

Il messaggio del presidente della Francia Francois Hollande.

Qualcuno storcerà il naso nel vedere accoppiati Paesi così diversi, alcuni democratici altri no, alcuni laici altri appartenenti al cosiddetto mondo islamico.
Ma sono convinto che sia oltremodo importante, proprio adesso, proprio mentre siamo annichiliti dall’orrore, ricordarci che anche i morti ammazzati dal terrorismo in quegli altri Paesi sono persone come noi; che le motivazioni per le quali sono stati ammazzati sono riconducibili a un'agenda che ha un solo mandante e un respiro che va ben oltre la criminalità.
ASSE CON AL QAEDA? Agenda che, sarebbe opportuno tenerlo presente, sta ampliando di giorno in giorno il suo orizzonte territoriale spingendosi fino in Afghanistan come nel Corno d’Africa, nell’Africa sub-sahariana e nel Mashreq.
Agenda che potrebbe, ma mi auguro di essere smentito clamorosamente, ipotizzare anche delle convergenze con una parte della galassia di al Qaeda, con ricadute che non vorrei immaginare se non in presenza di un diverso rapporto col mondo islamico e arabo-islamico in particolare.
NO A LOGICHE DIVISIVE. Penso in buona sostanza che sia di fondamentale importanza non prestarsi a questo gioco di divisione che il Califfo sta perseguendo e che anzi sia indispensabile chiamare a concorso attivo in una logica di vero partenariato tutti i Paesi che di questo terrorismo sono vittime.
Che occorra almeno sfidarli a farlo, chiamandoli a una condivisione di sforzi comuni ai quali associare anche le voci dei religiosi e delle famiglie religiose che abbiano manifestato impegno in tale direzione.
Ricordandoci sempre che il principale brodo di cultura cui si abbevera il Califfato sta in Siria e in Iraq - comincia a espandersi anche in Sinai - e che la criminalizzazione dell’islam in quanto tale ne è prezioso principio attivo.

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