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RIVELAZIONI 16 Novembre Nov 2015 2029 16 novembre 2015

Abdelhamid Abaaoud, il terrorista fu lasciato andare da un poliziotto

Per le autorità francesi è la mente degli attacchi di Parigi. Ma un agente non lo riconobbe e se lo lasciò sfuggire.

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Abdelhamid Abaaoud citato col suo nome di battaglia sulla copertina di Daqib.

Le autorità lo conoscevano, e l'hanno avuto a portata di mano qualche mese prima che potesse attuare il suo piano di sangue. Abdelhamid Abaaoud, il 27enne belga che gli investigatori francesi ritengono essere l'uomo che dalla Siria ha guidato gli attentati di Parigi, era già stato arrestato, e la polizia francese aveva una sua foto segnaletica con cui identificarlo.
ERA TORNATO IN BELGIO. A raccontarlo è stato lui stesso, nel febbraio 2015, a Daqib, il mensile dell'Isis. Abaaoud, che nell'intervista viene chiamato col suo nome di battaglia, Abu Umar al Baljiki, aveva lasciato il Belgio per la Siria, e poi era tornato a casa, con altre due persone, Abuz Zubayr al Baljiki 'Khalid' e Abu Khalid al Baljiki 'Sufyan', per «terrorizzare i crociati che stanno conducendo una guerra contro i musulmani. Come si sa, il Belgio è un membro della coalizione di crociati che attaccano l'islam in Iraq e Siria».
Il difficile è stato entrare in Europa, anche per lui, che in Belgio ci è nato e cresciuto. Ma una volta dentro il Vecchio Continente, «siamo stati in grado di procurarci le armi e sistemarci in una casa sicura da dove progettare operazioni contro i crociati». Abaaoud non ha dubbi, ad aiutarli è stato Allah, perché «non c'è possibilità né potere che non derivi da Lui».
IL RIFUGIO FU ATTACCATO. MA LUI NON C'ERA. A sentire i suoi racconti, Abdelhamid è senza dubbio un ragazzo fortunato. Quella «casa sicura» in Belgio fu scoperta dall'esercito, che la attaccò «con 150 uomini in un blitz durato 10 minuti». I suoi due compagni morirono, ma lui non era a Verviers quel giorno. Così divenne ufficialmente un ricercato. Uno di loro aveva fatto un video prima di un attacco, ma poi perse la telecamera. Così i servizi di intelligence riuscirono a recuperare una sua foto e la distribuirono alla polizia. Un giorno un agente fermò Abaaoud, lo fissò, guardò la foto, poi ancora lui. Esitò per un attimo che al jihadista deve essere sembrato interminabile, poi lo lasciò passare. «Non può non esser stato un dono di Allah», ha commentato Abdelhamid nella sua intervista a Daqib.
E mentre le autorità si focalizzavano su altri sospetti, lui ha potuto continuare a complottare contro l'Europa dei «crociati».
«HANNO ARRESTATO TANTI MUSULMANI ESTRANEI AL PIANO». «Dopo il raid al nascondiglio, hanno capito che io e i fratelli stavamo progettando alcuni attacchi insieme», ha raccontato al mensile dell'Isis, «quindi ha sguinzagliato agenti dell'intelligence in tutto il mondo per catturarmi. Hanno arrestato musulmani in Grecia, Spagna, Francia e Belgio. Sia gloria ad Allah, nessuno di questi era collegato con i nostri piani».
L'ultimo dei quali, forse, era proprio l'attacco di Parigi.

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