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MINACCIA 16 Novembre Nov 2015 2153 16 novembre 2015

Molenbeek, il quartiere di Bruxelles culla dei jihadisti

Salah e Abbaoud cresciuti nel dedalo di strade della capitale: tra 24 moschee e disoccupazione alle stelle.

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L'appello lanciato dal governo francese per trovare Abdeslam Salah.

Cecchini sui tetti e blindati in strada, detonazioni e teste di cuoio in azione, poliziotti coi cani appostati agli angoli delle strade. E poi pompieri e ambulanze pronti a intervenire.
È un vero proprio assedio di guerra quello che le forze speciali della polizia belga stringono attorno a una casa di rue Delaunoy all'angolo con rue Ransfart, a Molenbeek, il quartiere di Bruxelles ormai passato alla cronaca come la 'culla dei jihadisti'. E dove si sospettava che si nascondesse il ricercato numero uno d'Europa, Salah Abdeslam, l'ottavo kamikaze di Parigi in fuga che viveva nel quartiere.
ABITANTI RINTANATI. Strade sigillate, cordone di polizia, camionette e moto di traverso per bloccare l'accesso. Le teste di cuoio intimano col megafono agli occupanti del numero civico 47 di uscire. Nessuna risposta. Sale la tensione. Gli abitanti sono rintanati o bloccati fuori casa. L'assedio va avanti per quasi quattro ore: dalle 10 in rue Ransfart, dove la polizia ferma una persona dall'identità ancora sconosciuta, sino alle 14 in rue Delaunoy, a pochi metri da una delle principali moschee di Molenbeek, la Al Khalil, che fa parte della Lega di aiuto islamico.
CASE BASSE E MALANDATE. In questo perimetro di quattro strade, con le case basse e po' malandate, la vita si blocca. Sotto il cielo carico di pioggia, in quello che sembra il set di un film d'azione, le teste di cuoio si arrampicano sul tetto del civico 47 per penetrarvi dall'alto. Si sentono due detonazioni. Gli artificieri sono alla ricerca di esplosivi: il rischio è trovarsi di fronte a un arsenale e a uomini, come si è visto a Parigi, pronti a tutto. «Ma Salah non abita qui, la sua famiglia vive nella piazza del Comune», dice Ahlam, 22 anni, avvocatessa praticante, «lo conoscevo di vista come tutti nel quartiere, sempre sorridente». «A me ha aiutato a portare la borsa della spesa qualche volta», racconta una signora belga incredula, «era così gentile». Gli abitanti non sono timidi di fronte alle telecamere del mondo intero, che si chiede perché da Molenbeek, dove al di là delle transenne la vita di Bruxelles scorre normale, siano partiti o arrivati gli autori dei più feroci attentati europei a firma Isis.

DISOCCUPAZIONE SOPRA IL 40%. Un distretto di nemmeno 6 chilometri quadrati, con una delle densità di popolazione più alte, dove l'età media è 34 anni e la disoccupazione giovanile sopra il 40%. E dove ci sono 24 moschee, solo quattro riconosciute.
TENSIONE ALLE STELLE. «Siamo stufi di sentire l'equazione Molenbeek e musulmani uguale terroristi, l'Islam è una religione di pace e chi commette gli attentati non è un vero musulmano, anzi ci vuole distruggere», spiega Joseph, 26 anni. La tensione nella gente del quartiere è a fior di pelle. «Il problema è che finiamo per essere chiusi in un ghetto, per questo mando mio figlio a scuola fuori», dice Ali, 34 anni. La movida notturna di Bruxelles e i negozi design fiamminghi sono in realtà appena al di là del ponte sul canale. «È un quartiere vivo», racconta Raphael, 33 anni, assistente di un assessore regionale, «certo droga, traffici, personaggi loschi ce ne sono, ma nessuno ti disturba».
VIVI E LASCIA VIVERE. Una sola la regola: vivi e lascia vivere.La porosità totale di Moleenbek ne fa quindi il nascondiglio ideale per chi arriva da fuori e vuole passare sotto traccia, oltre a una precedente amministrazione comunale, guidata per 20 anni dal socialista Philippe Moureaux, che è stata profondamente lassista nei confronti della comunità islamica per averne i voti. E così sono arrivati i predicatori estremisti e la radicalizzazione: dalla moglie di uno dei killer del comandante Massoud sino a Sharia4belgium (un’organizzazione terroristica accusata tra le altre cose di reclutare combattenti per combattere il jihad, ndr), e ora i jihadisti dell'Isis. Lunga la lista: Mehdi Nemmouche, il franco-algerino autore della strage al Museo ebraico di Bruxelles; Abdelhamid Abaaoud, il cervello della cellula di Verviers ancora latitante; Amedy Coulibaly, che ci ha comprato le armi per il massacro all'Hypercacher; Ayoub El Khazzani, l'autore della mancata strage sul treno Thalys Amsterdam-Parigi. Ultimi, i kamikaze del Bataclan.
L'ORA DELLA REPRESSIONE. Le forze dell'ordine sono «di fronte a problemi enormi», ha ammesso la commissaria della polizia federale Catherine De Bolle. Ma ora, ha annunciato il premier del Belgio Charles Michel, arriverà un «piano per Molenbeek» di concerto con le autorità locali: «Serve più repressione»

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