Attaccoparigi13novembre 151114103435
STRAGE 16 Novembre Nov 2015 1259 16 novembre 2015

Parigi, il dramma di una famiglia rumena nelle Marche

Nicoleta vive a San Ginesio, Macerata. Sorella e cognato uccisi negli attacchi. Lasciano due figli.

  • ...

Una giornalista mostra alle telecamere le prime pagine dei quotidiani francesi dopo gli attacchi di Parigi.

Nella storia tragica delle stragi di Parigi non resteranno solo una morte accertata, quella della povera Valeria Soresin, insieme con le vittime fortunosamente e fortunatamente mancate, come i senigalliesi Massimiliano Natalucci e Laura Apolloni.
Ci sono anche vittime collaterali e anche queste riportano alle Marche.
A un angolo dell'entroterra più nascosto e poetico, specie in autunno, un agriturismo di San Ginesio, provincia di Macerata.
Da qui, la sera di domenica 15 novembre, è partito un commento tragico e straziante, che ha tramortito tutti.
LA TRAGEDIA DI NICOLETA. Nicoleta Pop è una giovane donna originaria della Romania, che in Italia ha costruito la sua vita negli ultimi 15 anni.
L'agriturismo lo manda avanti in modo splendido, aiutata anche dalla figlia adolescente.
Venerdì 13 novembe, nelle stragi, ha saputo di avere perso una sorella assieme al marito.
Una coppia che viveva a Parigi da anni: lui, Calciu Ciprian, 32 anni, libero professionista, lei ha un nome tristemente musicale e profetico adesso, si chiamava Lacrimioara Mariana Pop, 29 anni.
Stavano festeggiando il loro anniversario di matrimonio al ristorante.
LASCIANO DUE FIGLI. Lasciano due figli, una di 11 anni e uno di 1 anno e mezzo, che non hanno più risorse e torneranno in Romania, probabilmente.
La famiglia ha lanciato un Iban per chi volesse contribuire alle spese, visto che in diversi si erano offerti di dare una mano.
E poi Nicoleta ha scritto sul suo profilo Facebook poche righe disperate e ingenue, per dire che non lo trovava giusto, che non era la sua guerra quella che le aveva portato via una sorella e un cognato.
«BUONI FINCHÉ NON TOCCA A NOI». E che non era possibile continuare così, con il buonismo, «perché noi non saremo mai capaci di fare una cosa così, ma loro non sono buoni, perché siamo tutti buoni fino a che non tocca a noi...».
Ed è toccato a lei.
Che stava lontano da tutto questo. Che venerdì sera vedeva la televisione e scuoteva la testa e poi ha avuto un pensiero, giusto un sospetto fugace, ricordando che sua sorella stava proprio a Parigi.
E poi quel brivido è diventato una folata che ha travolto tutto, il passato, il futuro, gli impegni di ogni giorno.

Pronta a partire per il riconoscimento ufficiale

Una donna lascia dei fiori all'ingresso del bar Carillon di Parigi, uno dei luoghi colpiti dai terroristi.

Nicoleta qui non è solo una giovane donna integrata.
È oltre l'integrazione, è parte della comunità ginesina a tutti gli effetti.
Ha un altro fratello che lavora qui, come lei, da molti anni.
C'è una collaborazione con il Comune, che organizza moltissimi concerti, spettacoli, eventi, e l'agriturismo è un porto sicuro per gli ospiti e gli artisti.
COMUNITÀ INCREDULA. Oggi la comunità è incredula, ma non per dire, tutti sono come storditi, non riescono a capire, a mettere a fuoco quel messaggio che è stato come una raffica di dolore.
Mentre Nicoleta è dovuta subito partire per la più tragica delle incombenze, il riconoscimento ufficiale.
Il nome di sua sorella non è ancora trapelato, ufficialmente i dispacci parlano di «due vittime romene».
Dal Comune, un messaggio di solidarietà ufficiale e il lutto cittadino, ma nessuno si sente di parlare, di mandare appelli o dichiarazioni.
LEGAME PROFONDO. In questo minuscolo centro, c'è un sentimento di amicizia profonda che stona con l'ufficialità delle rappresentazioni. Lo stesso vice sindaco Simone Tardella, che come assessore al Turismo e alla Cultura (a San Ginesio gli assessori sono due più il sindaco, Mario Scagnetti) ha un legame diretto, profondo con la struttura ricettiva.
Rifiuta ogni esposizione pubblica, ma non può non ricordare, sebbene informalmente, il legame forte, di cittadinanza e di collaborazione, di affetto, che la struttura, e Nicoleta in particolare, ha con la comunità.
Perché era una amica. Perché era una di loro. Anzi, di noi.

Vita costruita in Italia e stravolta in Francia

#PrayForParis è l'hashtag che raccoglie su Twitter pensieri e testimonianze sugli attacchi di Parigi.

E questa è la storia di chi odia ogni integrazione e travolge l'affetto di chi si è più che integrato, parla il dialetto, manda avanti un agriturismo, costruisce la sua vita in Italia giorno dopo giorno e di colpo la sua vita viene spezzata in Francia.
Senza una ragione, senza una colpa, senza un nemico al mondo, da gente che considera nemico il mondo.
E di colpo avrà una luce meno splendente, una luce spenta che non se ne andrà dagli occhi.
NIENTE PUÒ SALVARLA. Mettetela come volete, ma ha ragione lei, non è giusto e niente adesso può salvare Nicoleta.
Non loghi, bandiere, canzoni, appelli.
C'era tanto amore, c'era tanta speranza.
ESISTENZE SPEZZATE. Adesso c'è solo la constatazione che siamo prede dal delirio e dalla follia che stanno lontani, che sembrano su un altro pianeta e invece possono raggiungerci come vogliono, quando vogliono, mentre tu sei lì a cucinare, a servire i clienti, a scherzare con loro mentre la televisione urla qualcosa che ti riguarda e non lo sai.
Che la vita è ingiusta, è crudele senza una ragione. Una volta di più.

Correlati

Potresti esserti perso