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SCHEDA 16 Novembre Nov 2015 1314 16 novembre 2015

Parigi, il punto sugli attentati

Otto attacchi, 129 vittime. Sette terroristi uccisi. Uno in fuga. E 30 raid francesi su Raqqa. Gli aggiornamenti sulla strage del 13 novembre 2015.

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Agenti della polizia francese davanti al ristorante La petit Cambodge, colpito dagli attacchi.

Il mondo intero è unito intorno alla Francia per la strage di Parigi.
«La nazione è in guerra» ha dichiarato il presidente francese François Hollande a Versailles davanti alle Camere riunite, e in questi giorni tutte le forze occidentali sono state mobilitate per contrastare la minaccia terroristica.
SICUREZZA AUMENTATA. Le ricerche sugli attentatori continuano e nel Vecchio Continente sono state implementate le misure di sicurezza.
Ecco il punto della situazione, con tutto quello che sappiamo sul peggior attacco di sempre dello Stato islamico in Europa.

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Gli attentatori: sette morti e uno ancora in fuga

Sette attentatori sono morti durante il massacro di venerdì sera, mentre un ottavo è ancora in fuga.
Cinque sono stati identificati.
DI CITTADINANZA FRANCESE. L'uomo ricercato si chiama Salah Abdeslam, 26 anni. E' sospettato di aver affittato l'auto usata nell'attacco al Bataclan. Suo fratello Ibrahim Abdeslam, Omar Ismaïl Mostefai, Bilal Hadfi e Samy Amimour sono morti insieme ad altri tre nel corso della strage.
Ibrahim Abdeslam, classe 1984, si è fatto esplodere davanti alla brasserie Comptoir Voltaire.
Omar Ismail Mostefai è stato il primo terrorista ad essere identificato, grazie alle impronte digitali ritrovate al teatro Bataclan. Sarebbe stato operativo in Siria alla fine del 2013.
Bilal Hadfi, classe 1995, secondo fonti del Washington Post avrebbe combattuto per l'Isis in Siria. responsabile dell'attacco allo Stade de France.
Samy Amimour, membro del commando del Bataclan, era autista di autobus della Ratp, la compagnia del trasporto pubblico parigina, fino alle sue dimissioni nel 2012.
Gli uomini erano tutti di nazionalità francese, ma alcuni di loro erano residenti in Belgio.
LA MENTE DELL'ATTACCO. Fonti di intelligence hanno fatto un altro nome, quello di Abdelhamid Abaaoud, la mente dietro agli attentati del 13 novembre che ha diretto le operazioni dalla Siria. Originario di Molenbeek, il quartiere di Bruxelles dove la polizia belga ha effettuato una retata in cerca dell'attentatore fuggitivo, sarebbe anche il capo della cellula di jihadisti sgominata a gennaio scorso a Verviers, nei pressi del confine tra il Belgio e la Germania.
L'ARTIFICIERE DI MOLENBEEK. Esperti ed ex membri dell'intelligence transalpina ne sono convinti: tra i membri della cellula che ha insanguinato Parigi c'è anche un uomo chiave, l'artificiere che ha confezionato le cinture esplosive dei kamikaze.
Si tratta di Mohamed Amri, 27 anni, una delle persone fermate a Molenbeek, nonché proprietario della Golf sequestrata a Parigi a rue Dubois Thorn. «A casa sua è stata scoperta una grande quantità di nitrato, è lui che sa fabbricare delle bombe», ha dichiarato Dominique Rizet, un esperto francese di terrorismo alla televisione Bfm-Tv.


Le vittime: 129, di cui 26 non ancora riconosciute

Sono 129 le persone morte nella notte tra venerdì 13 novembre e sabato 14, e 352 feriti restano in ospedale.
L'identificazione delle vittime è ancora in corso (103 sono state riconosciute), ma è certo che sono almeno 19 le nazionalità colpite, in larga maggioranza francesi.
VALERIA È STATA UCCISA. È stata confermata la morte di un'italiana al tetro Bataclan, il luogo dove sono state uccise più persone (89). Si chiama Valeria Solasin, 28 anni, e viveva a Parigi da sei anni.


I luoghi dell'attentato: lo stadio, il teatro e sei locali

Oltre allo Stade de France e al teatro Bataclan, altri sei locali (ristoranti e bar) sono stati colpiti da attacchi avvenuti in varie ore della notte.
89 MORTI NEL TEATRO. La maggior parte delle vittime sono state fatte nell'assalto al teatro Bataclan, dove era in corso un concerto. 89 persone sono morte, tra cui l'italiana Valeria Solasin.
Ecco la mappa con la cronologia dei fatti.


Le indagini: 23 arresti e 31 armi sequestrate

Continuano le ricerche delle polizie europee di Salah Abdeslam, probabilmente scappato in Belgio, dove viveva. L'uomo è il fratello di Ibrahim Abdeslam, morto durante gli attentati.
La polizia italiana ha avuto notizia di un altro possibile sospettato, Baptiste Burgy, 32 anni, che si credeva avesse attraversato la frontiera francese a bordo di una Seat nera. Il questore di Torino ha fatto sapere che l'allarme è rientrato.
In seguito è stato appurato che l'automobile segnalata era quella trovata domenica 15 a Montreuil, nei dintorni di Parigi. Lo si apprende da fonti di polizia, secondo cui a bordo della vettura sono stati trovati tre fucili AK 47, un sacco nero con 14 caricatori, un navigatore gps, 3 coltelli da macellaio e un pezzo di cintura esplosiva.
IN UNA NOTTE 169 PERQUISIZIONI. Nella notte di domenica 15 in Francia ci sono state 168 perquisizioni nelle case di individui sospetti, in 19 dipartimenti diversi.
Ci sono stati 23 arresti e il sequestro di 31 armi, tra cui alcune da guerra.
Almeno un centinaio di persone sono state messe agli arresti domiciliari.
Secondo i media belgi, la polizia ha rilasciato Mohamed Abdeslam, il fratello di Ibrahim e Salah, che era stato arrestato sabato.
Non ci sarebbero prove che lo legano agli attentati.
Le indagini sono dirette anche verso tutta la rete di possibili collaboratori degli attentatori e verso possibili cellule dormienti.
PER ORDINE DI AL BAGHDADI. Secondo gli 007 iracheni la strage sarebbe stata ordinata direttamente dal Califfo al Baghdadi e organizzata in Siria. Gli jihadisti coinvolti secondo Baghdad sarebbero 24.


I raid: 30 azioni di rappresaglia contro Raqqa

L'aviazione francese ha diretto per rappresaglia almeno 30 raid che hanno messo in ginocchio Raqqa, la “capitale” dello Stato Islamico.
Nel suo discorso alle Camere riunite a Versailles, il presidente Hollande ha dichiarato che «la Francia è in guerra» e mercoledì 18 una portaerei è partita per la volta del Medio Oriente.
L'AIUTO DELL'INTELLIGENCE USA. Sono 12 i jet francesi - guidati da dati di intelligence Usa e in coordinamento con gli americani - che hanno colpito i centri di comando, di addestramento e reclutamento dello Stato islamico assieme ad altri obiettivi 'nevralgici' dei jihadisti.


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