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BASSA MAREA 18 Novembre Nov 2015 0800 18 novembre 2015

Non si sottovaluti il boom demografico dell'Islam

I popoli di Medio Oriente e Nord Africa raddoppieranno in 40 anni. L'Isis si batte solo attaverso l'istruzione e l'emancipazione delle donne.

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Miliziani dell'Isis.

La popolazione del Medio Oriente e del Nord Africa (identificabile con l'acronimo Mena) è triplicata negli ultimi 50 anni.
Ed è destinata quasi a raddoppiare ancora nei prossimi 40.
In tutte le analisi che si fanno, a valanga, dopo i drammatici fatti di Parigi del 13 novembre 2015, questo dato dovrebbe essere fra i più in vista.
È probabile infatti che senza la massa crescente di giovani privi di futuro, più educati dei loro nonni e genitori ma più disperati, e con la rabbia degli emarginati, il Califfato e altre realtà terroristiche avrebbero molta più difficoltà a reclutare proseliti e combattenti.
LE ARMI, UNA SCELTA DI VITA. Prendere le armi, fino al suicidio terroristico come a Parigi, giustificato e premiato dal fanatismo religioso, è non solo una scelta esasperata di fede, ma, così come per i combattenti di molte rivoluzioni e cause sanguinose del passato, una scelta di vita.
Trasformata in più dal fanatismo religioso in una prospettiva nobile tra aldiquà e aldilà.
Le altre prospettive scarseggiano. O implicherebbero l’abbandono, mentale prima ancora che fisico, del mondo d’origine, e l’ingresso in qualche modo nell’odiato - da molti, ma non da tutti - mondo occidentale.
ISLAM, LA PIÙ RAPIDA ESPANSIONE. È la demografia che fa dell’islam la religione in più rapida espansione al mondo e il blocco centrale di questo aumento esponenziale di fedeli è sotto il soft underbelly, il ventre molle dell’Europa, a Sud e Sud-Est del Mediterraneo.
Anche l’Asia, con Indonesia soprattutto ma non solo, e varie parti dell’Africa da sempre a forte presenza musulmana, seguono questo trend. Ma è la regione Mena il centro di questo mondo.

L'Europa in confronto cresce molto meno

Un gruppo di musulmani di fronte alla moschea di Roma.

Ci sono stati per secoli tra Penisola araba, Medio Oriente in senso stretto e Nord Africa circa 30 milioni di abitanti, arrivati a 60 all’inizio del 900.
Il totale della popolazione saliva a circa 100 milioni nel 1950 per arrivare a 380 milioni nel 2000, un aumento di 280 milioni in 50 anni.
E le proiezioni parlano di quasi 700 milioni nel 2050, quando invece l’Europa della Ue, più Svizzera e Norvegia, dovrebbe essere a quota 450 milioni.
DOPO IL 2025 DISCESA UE. Le nostre proiezioni vedono infatti una leggera espansione demografica fino al 2025 e fino a 470 milioni e poi una discesa nei successivi 25 anni.
L’area Mena ha visto la più forte crescita mondiale dal 1950 al 2000 e continua in essere in testa all’incremento della popolazione.
Nella seconda metà del Golfo, Medio Oriente e Sud Mediterraneo sono aumentati di 3,7 volte rispetto a un +3,6 dell’Africa sub sahariana, 3,2 volte in America latina, 2,6 in Asia, 1,8 in Nord America e 1,3 in Europa.
NEL 2050 SAREMO 9 MILIARDI. I Paesi che vanno da Aden a Gibilterra e formano la corona meridionale mediterranea da Sud-Est a Ovest sono i primi protagonisti di una crescita della popolazione mondiale che è destinata quasi a quadruplicare nel 2050, con 9,1 miliardi, i 2,35 miliardi di popolazione globale alla fine della Seconda guerra mondiale.

Cala la mortalità infantile, crescono le aspettative di vita

Il califfo Abu Bakr al Baghdadi.

Le dinamiche della crescita sono quelle note: prima viene la forte diminuzione della mortalità infantile - che è ancora fra le più alte al mondo in alcuni Paesi dell’area, ma poca cosa in confronto a 80 anni fa - poi l’innalzamento delle aspettative di vita.
Infine arriva il calo della fertilità femminile che dovrebbe nel tempo riequilibrare le dinamiche.
AUMENTO ESPLOSIVO. C’è stato un calo di quest’ultima in vari Paesi Mena, ma in alcuni si è fermata, in altri era scesa molto poco, e la demografia continua a essere esplosiva soprattutto se messa a confronto, se si escludono i ricchi Paesi del Golfo, con le possibilità dell’economia.
I cambiamenti tecnologici, che sostituiscono là dove possibile le braccia con automazione e robot, stanno rendendo meno promettenti le prospettive di aree a forte popolazione e bassa qualificazione.
L'OPZIONE DI ANDARSENE. Resta la possibilità, come la definiva Lenin, di votare con i piedi, cioè di andarsene.
I ricchi Paesi del Golfo hanno offerto sbocco a personale qualificato di altri Paesi arabi, ma quantitativamente è poca cosa.
Resta il mondo occidentale, più o meno cristiano. Ma l’islamico ha difficoltà a integrarsi.
Chi invece della pacifica convivenza scelta da molti preferisce le armi e la vendetta per un senso di inferiorità sul quale si innesta una presunta superiorità religiosa e morale, imbraccia le armi.

Le donne islamiche sono la nostra speranza

Donne musulmane protestano per il riconoscimento dei diritti delle donne.

Sono molti e saranno ancora per molti decenni molti di più, dice la demografia.
Ci sono varie ragioni per non disperare, oltre alla capacità occidentale di reazione, e non solo con le armi.
Anzi, assai prima delle armi.
Tutti le hanno elencate in questi giorni, e su tutte domina la realtà di un mondo islamico diviso, dove i terroristi colpiscono per primi non gli occidentali, ma i loro stessi fratelli moderati.
Le donne islamiche sono la nostra speranza.
RISCOSSA CULTURALE. Numerosi osservatori e autori lo dicono da tempo: la donna islamica sta mordendo il freno, vuole spesso uscire da una realtà di sottosviluppo culturale che ne mortifica il ruolo e la persona.
Chi scrive non è per nulla esperto del mondo arabo e islamico, ma ricorda bene le impressioni durante un viaggio di lavoro a Ismailia, città egiziana del tutto fuori mano e fuori dai flussi turistici, sul canale di Suez di cui fu ed è la “capitale” e la direzione, a Nord-Est del Cairo.
PICCOLI SEGNALI. Verso sera, prima del muezzin e della preghiera del tramonto o Maghrib, la quarta e penultima della giornata, frotte di giovani donne, nessuna con il velo, molte in blue jean - non ragazzine, donne - arrivavano dalla città lungo l’ampio viale El-Shaheed Abd El-Moneim, passavano davanti all’hotel Mercure e raggiungevano il canale e la sua acqua e il passaggio a volte delle ultime navi della giornata.
Parlavano fitto, ridevano. Nessun uomo era con loro. E così tutte le sere.

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