Unifil 151119203421
VIOLENZA 19 Novembre Nov 2015 2000 19 novembre 2015

Libano, agguato ai caschi blu italiani

Attacco di matrice oscura ai caschi blu in Libano. Missionario ferito gravemente in Bangladesh: l'Isis rivendica.

  • ...

I caschi blu della missione Unifil in Libano.

Italiani all'estero nel mirino di agguati e attentati di matrice oscura.
In Libano e in Bangladesh. Soldati in missione con le Nazioni unite e religiosi impegnati sul campo con progetti umanitari hanno fronteggiato gli assalti, che per fortuna non hanno provocato vittime.
Una pattuglia di caschi blu della missione Unifil è stata aggredita da uomini armati a bordo di due automobili. Un blindato Lince è stato bloccato durante un pattugliamento di routine e contro i militari italiani sono partite raffiche di kalashinikov ad altezza d'uomo.
I miliziani hanno saccheggiato il blindato, rubando la mitragliatrice e alcuni giubotti antiproiettili, poi sono fuggiti con il bottino.
L'episodio è avvenuto martedì 17 novembre vicino alla base Onu di Naqura, nel Libano meridionale, dove ha sede il comando della missione. Nessun militare è rimasto ferito.
«È STATO UN INCIDENTE». MA NON È IL PRIMO. Non ci sono elementi che facciano pensare ad un attacco di matrice jihadista. Lo Stato maggiore della Difesa ha comunicato che sono in corso le indagini delle autorità libanesi per far luce su quanto accaduto. L'area in cui c'è stato l'agguato è presidiata dai miliziani sciiti di Hezbollah, che controllano il territorio rendendo quindi molto difficile un'infiltrazione da parte di eventuali terroristi sunniti dello Stato islamico o di al-Qaeda.
Per Andrea Tenenti, portavoce della missione, si è trattato semplicemente di «un incidente». L'aggressione contro il contingente italiano, però, è la terza in pochi giorni. E un episodio simile era avvenuto lo scorso 11 settembre. La tensione, da queste parti, rimane alta.
COLPI DI PISTOLA CONTRO PADRE PAROLARI. In Bangladesh, invece, un missionario italiano originario di Lecco è stato ferito gravemente in Bangladesh da alcuni sconosciuti, che gli hanno sparato mentre era in bicicletta. Su questo attacco si allunga l'ombra dello Stato islamico. Il sito d'intelligence Site ha scovato su internet la rivendicazione dei jihadisti: «I combattenti del Bangladesh sono riusciti a colpire l'italiano Pietro Parolari, che lavorava da due anni come missionario nella regione di Dinajpur».
Padre Parolari, 64 anni, è noto per la sua attività nel campo sanitario, in particolare per quanto riguarda la cura dei malati di tubercolosi. Prima di diventare missionario nel 1985, si era laureato in medicina. Ieri tre uomini armati giunti in motocicletta lo hanno affiancato e da distanza ravvicinata gli hanno sparato contro alcuni proietti, che lo hanno raggiunto alla testa e al collo. Una dinamica a cui fa riferimento anche il comunicato dell'Isis, secondo cui il religioso «è stato colpito con una pistola armata di silenziatore e ferito gravemente».
L'ISIS SU DABIQ RIVENDICA L'OMICIDIO DI TAVELLA. Anche in questo caso ci sono dei precedenti. Come l'omicidio del cooperante Cesare Tavella, ucciso il 28 settembre a Dacca con tre colpi di pistola mentre andava a fare jogging. Nell'ultimo numero della rivista Dabiq, lo Stato Islamico ha rivendicato la sua uccisione.
La rivista ha pubblicato la foto del cooperante, con la seguente didascalia: «Crociato italiano ucciso dai soldati del Califfato», corredata da un articolo che parla della «rinascita del jihad nel Bengala».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso