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VIOLENZE 22 Novembre Nov 2015 1500 22 novembre 2015

Centrafrica, la comunità islamica è ai margini

Bangui, capitale centrafricana, è stata svuotata della minoranza musulmana. Costretta in un ghetto. Gli scontri coi cristiani si acuiscono. E il 29 arriva il papa.

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Bangui è una città de-islamizzata. Almeno secondo i musulmani.
La minoranza islamica della capitale delle Repubblica centrafricana, uno dei Paesi più poveri del mondo alle prese con una guerra civile su base religiosa, è stata, nel corso degli ultimi due anni, “evacuata” dai distretti cittadini e costretta in un quartiere enclave, il Pk5.
Si sente vittima delle violenze cristiane, denuncia un genocidio e una deportazione nei propri confronti.
LA VISITA DEL PAPA. Una situazione che ora è motivo di forte preoccupazione, visto che è in programma per il 29 e 30 novembre un viaggio di papa Francesco che comprende anche Kenya e Uganda. Nella capitale centrafricana il pontefice vuole aprire la porta santa della cattedrale della Madonna di Fatima, con una veglia di preghiera nella spianata di fronte alla chiesa.
I servizi segreti hanno già avvertito il Vaticano dei rischi per l’arrivo del Santo padre in uno Stato in cui appare difficile mantenere alto il livello di sicurezza dopo i nuovi focolai di scontro avvenuti a settembre e tuttora in corso.
LE VIOLENZE CRISTIANE. A definire lo stato centrafricano «l’incubo dei musulmani» è stato Peter Bouckaert, di Human rights watch, organizzazione che si occupa di diritti umani, sul Washington Post, quando sono iniziate le espulsioni di massa dei musulmani dai distretti di Bangui.
Secondo il direttore delle emergenze di Hrw, i musulmani sono l’obiettivo delle milizie cristiane che operano rapimenti, violenze e mutilazioni. Anche se poi è proprio la chiesa cattolica spesso a proteggere e ospitare i musulmani perseguitati.
800 MILA PERSONE IN FUGA. Nel rapporto del 2015, l’ong internazionale parla di 800 mila persone costrette a scappare a causa della guerra civile e di queste 415 mila, in maggioranza musulmane, sono rifugiate nei Paesi limitrofi.
Le comunità cristiana denuncia, però, diversi assalti da parte dei gruppi provenienti da Pk5.
A settembre, dopo il ritrovamento di un corpo di un miliziano islamico, è stata bruciata la chiesa di Saint Michel, nel centro della capitale. Ricordano anche il massacro del 2014 nella chiesa di Nostra Signora di Fatima. E i religiosi cattolici rifiutano la definizione di “cristiani” per i combattenti delle fazioni anti-islam.

Due miliziani Seleka.

Il conflitto tra Seleka e Anti-Balaka

Il conflitto è tra Seleka, guerriglieri musulmani autori del colpo di Stato del 2013, e le milizie Anti-Balaka, formate da cristiani e animisti.
I due gruppi si fronteggiano nonostante l’accordo raggiunto con il cessate il fuoco, la formazione di un governo ad interim guidato da Catherine Samba-Panza, ex sindaco di Bangui, e l’indizione di elezioni che si sarebbero dovute tenere a ottobre, ora rinviate a dicembre.
PICCOLI VILLAGGI NEL MIRINO. Seleka, che nella lingua locale sango, significa “alleanza”, raggruppa diverse fazioni e il leader è Michel Djotodia, divenuto presidente del Paese dopo un colpo di Stato, salvo poi lasciare nel gennaio 2014.
Le sue milizie si sono macchiate di numerose violenze, in particolare nei piccoli villaggi cristiani e nei confronti dei sostenitori dell’ex presidente Francois Bozize.
La stessa Human rights watch nel 2013 ne denunciava le atrocità, in particolare da parte dei gruppuscoli nati a seguito del sopraggiunto scioglimento di Seleka nel settembre di quell’anno.
I CATTOLICI PRENDONO LE DISTANZE. Anti-Balaka è, invece, la galassia delle milizie cristiane e animiste. Il nome deriva da uno slang locale la cui traduzione è “coloro che resistono ai proiettili del kalashnikov”.
A volte i suoi componenti sono chiamati Anti-machete. Il nome deriverebbe anche dagli amuleti che i combattenti portano indosso, ritenendoli capaci di fermare i colpi dei nemici.
Da qui le contestazioni alla definizione di milizie cristiane. Si tratterebbe, per i cattolici presenti a Bangui, di animisti che poco avrebbero a che fare con il cristianesimo.
I miliziani sono stati autori di numerose violenze, già nel 2013 con l’uccisione di alcuni bambini.
Nel 2014, Amnesty international riportava numerosi massacri compiuti dagli Anti-Balaka nei confronti dei musulmani.
MISSIONE ONU INSODDISFACENTE. Nella Repubblica centrafricana sono presenti le forze delle Nazioni unite, con la missione Minusca. C'erano anche militari italiani impegnati in una missione dell’Unione europea, la Eufor Rca, conclusasi per i genieri alpini lo scorso maggio.
Tra le priorità dei caschi blu c’è la protezione dei civili dalle violenze, ma la presenza del contingente di pace è ritenuta insufficiente e incapace di arginare le violenze in atto.
Alcuni militari della Minusca sono rimasti coinvolti, tra l’altro, anche in uno scandalo di presunti abusi sessuali, su cui sta indagando una commissione di inchiesta interna.

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