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GIUSTIZIA 24 Novembre Nov 2015 2209 24 novembre 2015

Vatileaks 2, Nuzzi e Fittipaldi: «Siamo solo giornalisti»

Respinta la richiesta di nullità del processo. Chaouqui potrebbe invocare lo status di rifugiata in Italia. Intanto querela monsignor Balda.

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Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi dopo la prima udienza del processo Vatileaks 2.

«Non siamo martiri, siamo solo giornalisti. Questo processo è espressione di una Chiesa oscurantista, che non ha riscontro in quel limpido messaggio di rivoluzione dolce che papa Francesco ha espresso».
Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi hanno parlato con la stampa dopo la prima seduta del processo Vatileaks 2, durata poco più di un'ora martedì 24 novembre.
Assieme ai due autori di Via Crucis e Avarizia sono imputati in Vaticano i tre presunti 'corvi', accusati di aver passato ai giornalisti informazioni riservate sulla Santa Sede: monsignor Lucio Angel Vallejo Balda (ancora in arresto), Francesca Chaouqui e Nicola Maio.
CHAOUQUI QUERELA MONSIGNOR BALDA. Chaouqui, attraverso il suo avvocato Giulia Bongiorno, ha fatto sapere di «stare valutando di astenersi dalla partecipazione al procedimento, invocando il suo status di rifugiata nel territorio italiano ai sensi dell'articolo 22 del Trattato del 1929 con la Santa Sede». Chaouqui, secondo il suo legale, sarebbe «incolpata di reati politici» e ha querelato monsignor Vallejo Balda, in relazione ad «una serie di fantasiose calunnie» contenute nel fascicolo processuale.
Monsignor Vallejo Balda, Francesca Chaouqui e Nicola Maio sono accusati di aver formato «un sodalizio criminale organizzato allo scopo di commettere più delitti di divulgazione di notizie e documenti concernenti gli interessi fondamentali della Santa Sede e dello Stato»; Fittipaldi e Nuzzi invece di essersi «illegittimamente procurati» e successivamente di aver «rivelato notizie e documenti concernenti gli interessi fondamentali della Santa Sede e dello Stato».
RESPINTE LE ECCEZIONI DI NULLITÀ. Il tribunale vaticano ha respinto l'eccezione di nullità del capo d'imputazione e del decreto di citazione a giudizio, presentata dall'avvocato Lucia Musso, difensore di Emiliano Fittipaldi. La corte, presieduta da Giuseppe Dalla Torre, dopo circa 45 minuti di camera di Consiglio ha respinto anche l'altra richiesta preliminare, cioè quella dei termini a difesa richiesti dall'avvocato Emanuela Bellardini, legale d'ufficio di monsignor Vallejo Balda, nominata solo nella giornta di lunedì 23 novembre.
FITTIPALDI: «IN ITALIA NON SAREI PERSEGUIBILE». Fittipaldi ha voluto leggere una dichiarazione spontanea: «Nel mio Paese la condotta che qui mi addebitate non sarebbe penalmente perseguibile, non essendomi contestato in alcun modo di aver pubblicato notizie false o diffamatorie, ma semplicemente di aver pubblicato notizie: attività protetta e garantita dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo».
Fittipaldi ha proseguito contestando le accuse: «Sono imputato di acquisizione e divulgazione di documenti e notizie riservate, ma non si dice affatto quali siano questi documenti, o quali siano queste notizie: una condizione di indeterminatezza del tutto inaccettabile, perché pone l’imputato nella condizione di non sapere da cosa doversi difendere, e la pubblica accusa di poter in ogni momento estendere il riferimento della incriminazione a uno qualunque dei documenti o delle notizie contenute nel mio libro. Sono dunque comparso per formulare queste eccezioni, e di ciò chiedo che sia dato atto a verbale».

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