Stragi Parigi Isis 151119192918
INTERVISTA 26 Novembre Nov 2015 1000 26 novembre 2015

Isis, Sabrina Magris: «Il jihad arriva dai Balcani»

Mediterraneo rischioso. I terroristi risalgono dall'Est Europa. «Lupi non solitari, ma strutturati», dice l'addestratrice di 007 Magris: «Controlli capillari? Si può».

  • ...

Con le stragi di Parigi del 13 novembre 2015 l’Isis, o la miriade di terroristi che fa riferimento alla sua sigla, hanno compiuto un «indiscutibile salto di qualità».
Per la prima volta gli esecutori non sono stati cani sciolti e male organizzati, ma un «commando strutturato» che non ha svolto un’azione di guerriglia, con attacco e fuga, ma che in parte si è fatto esplodere come «kamikaze».
UN INEDITO DEL TERRORE. Questi due fattori, secondo la presidente dell’École Universitaire Internationale Sabrina Magris, che addestra gli 007 italiani e di altri Stati europei all’anti-terrorismo, hanno creato un inedito: «I lupi solitari strutturati».
Una commistione di modalità che non è presente neanche in Medio Oriente, e che va combattuta con una «nuova e capillare attività territoriale d’intelligence, visto che tracciare il reclutamento di jihadisti via internet è insufficiente».
«MA SI POSSONO CONTRASTARE». Numerosi attentati sono bloccati dai servizi segreti: «È possibile contrastare anche quest’evoluzione dei lupi solitari, con metodi già definiti e studiati». E che dei terroristi possano impossessarsi di armi chimiche e batteriologiche «era una minaccia già nel 2009, non è una prerogativa dell’Isis», rassicura l’esperta a Lettera43.it.
«TECNICA DEI CONFLITTI BALCANICI». Per intercettare e anticipare i jihadisti dell'Isis bisogna però abbandonare molti luoghi comuni, per esempio che «arrivino dai barconi di Lampedusa, che abbiano grandi conoscenze della religione islamica, che le donne in azione siano le tipiche musulmane e anche che il loro background sia solo iracheno-siriano. In realtà», precisa Magris, «la loro tecnica di sgozzamento è quella dei conflitti balcanici».

Fiori davanti al teatro parigino Bataclan, in alto a sinistra l'esperta di antiterrorismo Sabrina Magris (Getty).  

DOMANDA. Perché parla di evoluzione dei lupi solitari e non invece di cellule, di distaccamenti dell’Isis in Europa?
RISPOSTA. Non possiamo ancora dire che il gruppo dei commandi di Parigi risponda direttamente ad al Baghdadi. Ma studiando il fenomeno e i movimenti in atto, già a luglio un saggio della nostra École Universitaire Internationale ammoniva che si stavano formando «lupi solitari strutturati».
D. Cioè i lupi solitari di Charlie Hebdo e altri attacchi si sono organizzati.
R. È così, ma solo in parte. Non si tratta di cellule, le cellule sono parti da cui si può risalire al vertice. In questo caso sono soggetti, spesso con esperienze separate in Siria o in altri campi d’addestramento, che non si conoscono e vengono messi insieme all’ultimo momento dalla regia di una persona.
D. Ma i terroristi del 13 novembre erano soggetti attenzionati, nomi e curriculum noti alle forze dell’ordine. Perché non si è riusciti a fermarli?
R. Gli agenti li seguivano come singoli, ma non hanno pensato che qualcuno li aggregasse. Da lì la catastrofe.
D. Come è possibile che, nonostante i controlli anti-terrorismo, il ricercato Abdelhamid Abaaoud, belga di origini marocchine ritenuto la mente dei commandi, sia riuscito a rientrare dalla Siria in Europa?
R. Per mesi l’allarme mediatico si è concentrato sulla rotta del Mediterraneo, dalla Libia a Lampedusa, uno sbaglio. Perché per i terroristi è troppo rischiosa, e lo sono anche gli aeroporti.
D. Quali sono allora le rotte dell'Isis?
R. Per loro è molto più sicuro, per esempio, arrivare in Turchia dalla Siria e poi attraversare in auto i Balcani. Oppure imbarcarsi su un cargo dal Marocco alla Spagna, o dalla Corsica verso Livorno, queste due vie danno molto meno nell’occhio.
D. Nei Balcani i jihadisti riescono a ottenere anche falsi passaporti.
R. E dai Balcani alcune menti dell’Isis hanno mutuato le tecniche di sgozzamento. Hanno combattuto lì prima che in Siria. Sottovalutare il background e i legami con un’area geografica così vicina all’Europa è un altro errore.
D. Il Califfato ha più volte minacciato Roma e il Vaticano, ma per il Fbi anche Milano è un target.
R. L’Isis vive di comunicazione. E se crea allarme su città d’arte come Firenze e Roma ha già vinto. Sa benissimo che Milano è la città dei media, dunque la sua propaganda del terrore arriva anche lì.
D. Quali zone sono più a rischio in Italia?
R.
In realtà gli obiettivi sono i più svariati e i controlli devono restare capillari e costanti, anche superata l’ondata emotiva delle prime settimane. A Parigi sono stati colpiti luoghi della quotidianità, comuni ristoranti.
D. Ma è impossibile controllare tutti i locali di ritrovo, a Parigi come a Tel Aviv.
R. Però le forze dell’ordine possono mantenere un controllo costante nei quartieri. Per attacchi come quelli di Parigi occorrono sopralluoghi, per far arrivare le armi ai commandi servono almeno dei furgoncini: con più presenza sul posto e fiducia tra i cittadini e la polizia certi movimenti non possono passare inosservati. Lo stesso vale per i controlli sul personale degli aeroporti: le falle tra i dipendenti esistevano anche per il trasporto di droga, ma possono essere eliminate.
D. Il governo francese ha anche allertato sulla possibilità di attacchi con armi chimiche e batteriologiche.
R. Se è per questo l’allarme su sostanze del genere in mano ai terroristi esiste da anni. Fu segnalato alla Nato nel 2009, ben prima che nascesse dell’Isis, e non riguarda soltanto zone di guerre come la Siria o Paesi lontani e poco sicuri. Si può entrare in possesso di questi materiali anche in Italia.
D. Si aderisce all’Isis per fanatismo religioso o, piuttosto, per tendenze criminali o per devianza sociale?
R. I jihadisti del Califfato hanno poche conoscenze del Corano rispetto, per esempio, ad al Qaeda. Lo usano, ma sono dei grandi ignoranti di religione. Però è sbagliato anche categorizzarli come dei criminali o emarginati, non è sempre così. Per battere l’Isis servono più controlli capillari, una nuova intelligence, meno luoghi comuni.
D. Qualche esempio?
R. La donna morta nel blitz nel covo di Saint Denis era giovane, bella, istruita, ex imprenditrice. Difficile immaginarla come una tipica musulmana estremista.

Twitter @BarbaraCiolli

Correlati

Potresti esserti perso