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REPLICA 26 Novembre Nov 2015 1241 26 novembre 2015

Vatileaks, Chaouqui: «Le mie intercettazioni sono false»

Vatileaks, Francesca Chaouqui contrattacca: «Solo goliardia con Balda».

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Francesca Immacolata Chaouqui.

Il 24 novembre si è presentata in Vaticano, come aveva fatto tante volte negli ultimi anni. Non più da membro della Commissione referente sulle attività economiche della Santa Sede, ma da imputata nel processo Vatileaks 2 con il prelato spagnolo monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, il suo collaboratore Nicola Maio, e i giornalisti italiani Gianlugi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi.
MESSAGGI PICCANTI. Sono passati due giorni dalla prima udienza e sono già emersi i primi dettagli delle carte. Si tratta di numerosi messaggi scambiati tra la Chaouqui e Vallejo Balda, un tempo molto vicini, poi allontanatisi. Contengono frasi che sembrano avere scarsa rilevanza penale e che col processo c'entrano poco e nulla, ma raccontano di discussioni spesso animate e talvolta piccanti.
Negli sms pubblicati da Quotidiano nazionale la pr calabrese rimprovera Vallejo Balda e gli intima di seguire le sue istruzioni: «Se continui a fare di testa tua con noi hai chiuso. Io sono stanca di farti da badante», è scritto in uno di questi.
In altri la pierre tenterebbe addirittura di organizzare incontri di natura sessuale tra il monsignore dell'Opus Dei e una sua cugina, in occasione di una visita di Vallejo Balda a San Sosti, paese in provincia di Cosenza di cui la Chaouqui è originaria. In un primo momento il sacerdote sembra interessanto, ma poi declina l'invito.
«NON È IL MOMENTO DI INTERVISTE». La donna non vuole commentare, si dice «sconvolta» per ciò che sta capitando. In un breve colloquio telefonico con Lettera43.it si limita a dire che «tutto il mondo mi vuole dare la possibilità di replicare, ma questo non è il momento per parlare e per non dire niente».
Quelle intercettazioni, afferma, sono «false», e le smentirà con un comunicato stampa scritto insieme al suo avvocato Giulia Bongiorno. Poi aggiunge: «Ma perché nessuno si chiede perché escono solo le mie? E quelle degli altri? Perché? Pensateci».
La sua replica ha preferito affidarla a Facebook: «Non esiste alcuna cugina con quel nome e quell'età come tutti i miei parenti su FB potranno confermare. Balda è un goliardico, un personaggio assolutamente fuori dall'immaginario di un comune sacerdote, uno che scherza con tutti, beve con gli amici, ride. Era una persona divertente ed allegra prima che litigassimo e che quella goliardia si trasformasse in cattiveria pura da parte sua. Con lui ogni tanto scappava la battuta, divertente, simpatica, irriverente».
«IL VATICANO È UN COLABRODO». Sul social aveva già espresso tutto il suo disappunto per la pubblicazione dei suoi messaggi con il prelato spagnolo: «Sono a processo per fuga di notizie», scriveva la sera del 25 novembre, «e mentre aspetto di capire cosa è meglio fare per me leggo dai giornali che filtrano gli atti del processo». Sono documenti «che io ho sfogliato per soli 20 minuti» e che «dovrebbero essere posseduti solo dagli avvocati e dagli inquirenti, a noi non vengono dati proprio per evitare che escano. Invece stanno lentamente diventando di dominio pubblico. Il Vaticano è un colabrodo».



Si sente perseguitata: «Nella giornata mondiale delle donne pensate al male che mi sta facendo uno Stato che siede all'Onu addirittura in difesa dei diritti dell'umanità». Al suo avvocato Giulia Bongiorno non è nemmeno stato concesso di essere presente in aula per sostenere la sua cliente, al suo posto è stato nominato un difensore d'ufficio.
Con un altro post si è poi rivolta ai giornalisti: «Vi sfido: dimostrate prima dei giudici che sono il corvo! Pubblicate le intercettazioni fra me ed Emiliano Fittipaldi dove gli invio un documento. O quelle fra me e Gianluigi Nuzzi dove gli consegno un foglio. Una password [...]. Se non ci riuscite, come accadrà, guardatevi allo specchio e iniziate a contare gli istanti che vi separano da quando un tribunale vero, con un magistrato vero, in Italia, vi condannerà a risarcirmi il danno del martirio senza prove che sto subendo a causa di chi al posto di ricordarsi di essere un giornalista e non un esecutore materiale degli ordini dei bassi fondi di un Para- Vaticano vergognosamente viscido, mi denigra e delegittima».
POTREBBE CHIEDERE LO STATUS DI RIFUGIATA IN ITALIA. Nei giorni scorsi l'avvocato Bongiorno ha ammesso che la sua assistita intende valutare la richiesta dello status di rifugiato politico in Italia. E c'è già chi è pronto ad accoglierla: «In qualità di assessore all'Accoglienza del Comune di Acquaformosa e responsabile dei progetti Sprar, mi candido ad ospitarla nella nostra comunità con la famiglia», ha annunciato Giovanni Manoccio, vicesindaco di Acquaformosa, nel cosentino, dove, in passato, ha promosso progetti ed idee in favore dei migranti. «Ad Acquaformosa nel corso degli ultimi cinque anni circa 500 persone sono state ospitate nei progetti, provenienti da quattro continenti e da oltre 25 nazioni, di varie religioni in prevalenza islamica-musulmana. Come Madre Teresa di Calcutta la signora Chaouqui potrebbe dedicarsi a questi disperati del mondo, ripulendo la propria coscienza dalle tante incrostazioni dei palazzi cardinalizi e se la vita regala una seconda possibilità questa potrebbe essere quella del riscatto».

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