PERSONAGGI 1 Dicembre Dic 2015 1530 01 dicembre 2015

Francesco, le frasi celebri sull'aereo papale

Dice sì al preservativo contro l'Aids. Menziona Lucrezia Borgia. Evoca «pugni» contro chi insulta la mamma, «calci» per i corrotti. Silura Marino e chiama «conigli» i cattolici. Il meglio di Bergoglio in volo.

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Cosa succede a papa Francesco quando vola ad alta quota?
Sull'aereo papale, rispondendo al pubblico di giornalisti che lo accompagna nei viaggi internazionali, capita spesso che il pontefice pronunci le sue parole mediaticamente più 'genuine', sincere, senza peli sulla lingua rispetto agli standard felpati del Vaticano (foto).
L'ultima volta è successo di ritorno dalla Repubblica Centrafricana. Due i temi: Aids e Vatileaks 2.
«IL PRESERVATIVO CONTRO L'AIDS? SÌ». «Il preservativo per arginare il diffondersi dell'Aids? Sì, è uno dei metodi», ha detto Francesco, intervenendo in cabina su una delle questioni che più agitano le coscienze dei cattolici.
Quanto ai 'corvi' in Vaticano, «per me non è stata una sorpresa», ha detto il papa. «Ringrazio Dio che non ci sia più Lucrezia Borgia, ma dobbiamo continuare con i cardinali e con le commissioni l'opera di pulizia».
Il riferimento a Lucrezia Borgia è stato da molti (praticamente da tutti) associato alla figura di Francesca Chaouqui. E ha suscitato commenti ironici sui social network.

«LA STAMPA DEVE DIRE TUTTO». Ma Francesco è andato anche oltre: «La stampa libera, laica ma anche confessionale, è importante che dia le notizie sulla corruzione». Perché denunciarla «è un bel lavoro. Il responsabile deve fare il giudizio, ma la stampa deve dire tutto, senza i suoi tre peccati: disinformazione, calunnia e diffamazione». La linea del pontefice, la sua opinione personale sulle inchieste giornalistiche, quindi anche sui libri di Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi sotto processo in Vaticano, sembra così discostarsi da quella delle gerarchie vaticane, recentemente ribadita dal principale foglio cattolico, il quotidiano Avvenire edito dalla Conferenza episcopale italiana.
«SI ASPETTI UN PUGNO CHI OFFENDE MIA MADRE». Tra le conferenze stampa 'volanti' di papa Francesco che hanno lasciato il segno nell'opinione pubblica non è possibile non ricordare l'episodio che ha fatto seguito alla strage di Charlie Hebdo.
«Si aspetti un pugno chi offende mia madre. La libertà di parola ha dei limiti», disse all'epoca Bergoglio a bordo dell'aereo papale mentra era in visita nelle Filippine, suscitando accese polemiche.

«CATTOLICI, NON FATE COME I CONIGLI». Pochi giorni dopo, sul volo di ritorno che lo riportava a Roma, un altro intervento memorabile a proposito della procreazione dei cattolici. «Alcuni credono, scusatemi la parola, che per essere buoni cattolici dobbiamo essere come i conigli. No. Paternità responsabile», furono le parole del papa in quella occasione. Francesco intervenne anche sulla corruzione, sempre con un'espressione piuttosto colorita.
AI CORROTTI UN CALCIO DOVE NON BATTE IL SOLE. Raccontando un episodio di tentata corruzione nei suoi confronti quando era vescovo di Buenos Aires (due funzionari governativi gli proposero dei soldi per le sue «Villas miserias», a patto di intascarne la metà), il registro del papa è passato dai pugni ai calci. «Pensai: che faccio, gli do un calcio dove non batte il sole o faccio lo scemo?». La soluzione finale fu meno impulsiva: «Chiedere una ricevuta».

QUANDO SCARICÒ IGNAZIO MARINO. In una rassegna come questa, non poteva mancare il missile aria-aria lanciato da Francesco nei confronti dell'ex sindaco della Capitale, Ignazio Marino.
Erano i tempi in cui il primo cittadino veniva ripetutamente accusato di trascurare l'amministrazione della cosa pubblica, preferendo andare in trasferta all’estero. Il papa, sempre in volo, a proposito della parentesi americana del sindaco che aveva deciso di andare a Filadelfia contemporaneamente al suo viaggio negli Stati Uniti, pronunciò l'ormai storica frase: «Io non ho invitato il sindaco Marino, chiaro? Ho chiesto agli organizzatori e neanche loro lo hanno invitato. È venuto. Lui si professa cattolico, è venuto spontaneamente».
Una frase interpretata dagli avversari e dai critici di Marino come il segno di croce definitivo sulla sua avventura politica cittadina, che di lì a poco si sarebbe conclusa. Prima con le dimissioni 'revocabili', poi con quelle colettive e confermate di 26 consiglieri dell'Assemblea capitolina.

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