Majid Muhmad 151207143901
SICUREZZA 7 Dicembre Dic 2015 1430 07 dicembre 2015

Bari, arrestato presunto terrorista iracheno

Aveva scontato 10 anni. Ed evitato l'espulsione. Faceva entrare in Italia potenziali jihadisti.

  • ...

Majid Muhamad, presunto terrorista arrestato a Bari.

Aveva già scontato 10 anni per terrorismo internazionale ed era riuscito a evitare l'espulsione grazie a un ricorso vinto presso il tribunale di Cosenza. Majid Muhamad, 45enne iracheno, è stato arrestato da agenti della Digos di Bari la mattina del 7 dicembre, con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina nell'ambito di un'inchiesta sul terrorismo di matrice islamica che vede indagata almeno una decina di persone per supporto a foreign fighter.
DOCUMENTI FALSI. Il 45enne avrebbe promosso, diretto e organizzato l'ingresso illegale nel territorio dello Stato italiano di numerosi stranieri utilizzando documenti contraffatti. Fra marzo e settembre 2015 avrebbe fornito assistenza e alloggio a Bari a 11 cittadini di Pakistan, Egitto, Iran, Marocco e Turchia.
In particolare, avrebbe prenotato stanze presso un affittacamere di Bari, riservandole per brevissimi periodi (uno, due giorni o, al massimo, una settimana) a cittadini extracomunitari non residenti o domiciliati in questa provincia ma provenienti da altre imprecisate zone e che poi avrebbero proseguito il loro viaggio verso altre destinazioni (italiane o estere).
CONTATTI CON ANSAR AL ISLAM. Nello stesso periodo la procura di Bari, attraverso intercettazioni telefoniche, ha accertato contatti dell'indagato con numerosi soggetti ritenuti contigui all'organizzazione terroristica Ansar al islam, alcuni dei quali arrestati nei giorni precedenti su disposizione della procura di Roma.
Muhamad era uscito dal carcere a gennaio, dopo aver scontato 10 anni per terrorismo internazionale. L'iracheno apparteneva a una cellula con base in Italia, a Parma, e inserita nella black list dei gruppi terroristici internazionali, fondata nel 2001 da parte dell'emiro Mullah Krehar e attualmente dimorante in Norvegia.
Secondo quanto emerso dalle indagini di Milano citate negli atti notificati dalla procura di Bari, l'uomo aveva il ruolo di «raccordo tra i capi dell'organizzazione transnazionale e l'attività dei membri della cellula italiana, con particolare riferimento all'approvvigionamento di documenti falsi» e all'accoglienza «in alcuni campi di addestramento dislocati nel Kurdistan e nella Siria, volontari per la jihad reclutati in Europa».
HA PORTATO IN IRAQ CENTINAIA DI JIHADISTI. L'organizzazione, sempre secondo quanto accertato dagli investigatori di Milano, avrebbe fatto arrivare, in quegli anni, sullo scenario di guerra irachena centinaia di combattenti di cui almeno cinque sarebbero morti in attentati kamikaze contro obiettivi americani.
Nell'ottobre del 2002 Majid Muhamad aveva lasciato l'Italia per recarsi in Siria da dove faceva la spola con il Kurdistan iracheno, occupandosi di gestire i volontari che dall'Italia venivano inviati dalla rete riconducibile ad Ansar al islam nei campi di addestramento per poi combattere contro l'esercito americano.


Aveva vinto il ricorso contro l'espulsione

Per questi motivi il prefetto di Cosenza aveva emanato un provvedimento di espulsione contro Muhamad, che aveva però vinto il ricorso presentato al tribunale di Cosenza. Mentre aspettava l'esito del suo ricorso, Muhamad era stato trasferito nel Cie di Bari e, una volta vinto il ricorso e tornato in libertà, aveva deciso di restare nel capoluogo pugliese.
LA BASE IN UN KEBAB. Qui nel giro di pochi mesi avrebbe intrecciato una serie di rapporti e conoscenze con cittadini extracomunitari di varie etnie (marocchini, tunisini, georgiani) dai quali sarebbe stato riconosciuto come leader.
Muhamad usava come luogo di intrattenimento e socializzazione un kebab nel centro della città, che poi avrebbe anche acquistato. Dall'esame dei tabulati telefonici da gennaio risulterebbero chiamate in arrivo o partenza verso svariati numeri internazionali di Stati esteri tra i quali, oltre all'Iraq dove il 45enne ha moglie e figli, Francia, Germania, Regno Unito, Repubblica Ceca, Tunisia, Norvegia, Grecia, Svizzera, Romania e Afghanistan.
VOLEVA RICOSTITUIRE LA CELLULA DI PARMA. Su queste utenze internazionali sono in corso verifiche da parte di procure estere. Molti di questi contatti, secondo gli inquirenti dell'Antimafia di Bari, sarebbero con soggetti contigui alla cellula terroristica di Parma, dimostrando che dopo anni quel gruppo si sarebbe ricostituito. La Dda ritiene infatti che Majid Muhamad volesse «riaccreditarsi nuovamente agli occhi dei suoi interlocutori» e «rappresentare per essi ancora un punto di riferimento importante nel gruppo di matrice terroristica».
TROVATE LETTERE E CARTOLINE JIHADISTE. Nel corso delle perquisizioni iniziate a febbraio in un appartamento del quartiere Libertà dove abitavano 14 persone di nazionalità irachena e iraniana, tutte con regolare permesso di soggiorno e richiedenti asilo, sono state trovate lettere jihadiste di Muhamad e un quaderno con copertina rossa, su cui appariva evidenziato il nome di Bassam Ayachi (l'imam del Belgio assolto alcuni anni fa dalla Corte di Appello di Bari dopo essere stato arrestato, processato e condannato in primo grado per terrorismo internazionale).
Majid probabilmente aveva conosciuto Ayachi durante la detenzione nel carcere di Benevento. Gli agenti hanno trovato anche numerose cartoline postali, sul cui retro erano riportate, scritte con penna biro, frasi in lingua araba. Si tratterebbe di messaggi scambiati con altri detenuti negli anni della sua carcerazione, tutti accusati di reati di terrorismo internazionale. «Fratello prediletto Abu Abd Rahman», è scritto in una cartolina, «grazie a Dio io sto bene, sia Lode a te Dio Onnipotente che ci guidi. Mi pento verso di lui e chiedo una vita felice, la morte dei martiri e la vittoria sui nemici».
MENZIONATO ANCHE L'ISIS. In un altro messaggio è menzionato l'Isis, «in un momento storico in cui, in realtà», sottolineano gli inquirenti baresi, «la denominazione Isis non ancora contraddistingueva i seguaci del cosiddetto 'Stato Islamico', perlomeno nei resoconti di cronaca di quel periodo (giugno 2011). Infatti, l'unico riferimento a una possibile notizia che riguardasse l'Isis nel giugno del 2011, reperito da fonti aperte, è quello relativo all'inizio della rivolta armata in Siria».

Correlati

Potresti esserti perso