APPUNTAMENTO 7 Dicembre Dic 2015 1925 07 dicembre 2015

Scala, Prima blindata

Metal detector e 700 agenti. Ma i vip minimizzano: «Ci sentiamo sicuri».  Foto.

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Una Giovanna D'Arco blindata. Settecento agenti e tiratori scelti presidiano il Teatro della Scala per la Prima di Sant'Ambrogio che dà il via alla stagione 2015/2016.
La minaccia terrorista - la Scala è uno degli obiettivi sensibili - non ha spaventato i soliti vip: dal presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli a Gianni Letta, da Antonio Campo dall'Orto ad Alessandro Sallusti insieme con Daniela Santanchè. Fino a Patti Smith, Valeria Marini e Roberto Bolle. Nel foyer avvistati Corrado Passera, Gerardo Braggiotti, Francesco Micheli, Davide Serra, gli imprenditori Alberto Bombassei ed Emma Marcegaglia, l'ad di Edison Bruno Lescoeur e il numero uno di Edf Jean Bernard Levy. Presenti sia il nuovo prefetto di Milano, Alessandro Marangoni, sia il suo predecessore, attuale commissario di Roma Capitale, Francesco Paolo Tronca.
Una piccola nota: se al Piermarini erano presenti Corrado Passera, candidato a sindaco di Milano, e Alessandro Sallusti, che non disegnerebbe l'investitura, si è notata l'assenza di Giuseppe Sala che, però, ha fatto arrivare a Renzi un messaggio chiaro: «Sono disposto a candidarmi», ha ribadito.
CONTROLLI? I VIP AL SICURO. Nonostante i controlli e i metal detector, non è la serata della paura tengono a precisare molti ospiti. «Paura? Non siamo mai stati così sicuri» scherza l'ex presidente della Camera Nazionale della Moda, Mario Boselli, tra i primi ad arrivare al Piermarini. Nessun timore nemmeno per Patti Smith, reduce dal concerto parigino con gli U2 per ricordare le vittime degli attacchi terroristici, ma ora è qui «solo per vedere l'opera». «Questa è una Prima senza paura», sottolinea pure Emma Marcegaglia, «questa città è forte, è rinata, c'è grande energia». «È una serata dove è giusto esserci per dimostrare di non avere paura» afferma Valeria Marini.
C'È CHI VEDE LA RIPRESA. Di verde speranza vestita, Daniela Santanchè che è tornata alla Scala dopo sette anni «perché dopo gli attacchi di Parigi e dopo l'allerta dell'Fbi sulla Scala dobbiamo dimostrare di non avere paura».
«I controlli sono stati veloci, l'atmosfera non mi è sembrata diversa degli altri anni se non per la piazza un po' vuota e surreale», afferma Arturo Artom, «ma dovremo abituarci. Da milanesi d'adozione io e mia moglie non manchiamo una Prima da 15 anni e mi sembra che questa dia anche un senso di un clima economico discreto».
L'unica ad ammettere apertamente un certo timore è Carla Fracci: «Sì c'è paura, la gente ha paura, è una desolazione vivere così». Per Gianni Letta forse «c'è stata una eccessiva enfatizzazione». Colpa di chi ha parlato troppo eccessivamente della blindatura.
Per una volta il sentiment nel foyer è non troppo dissimile da quello della piazza. Anche se per ragioni diverse.
IL VERO ALLARME? LA POVERTÀ. Anche per i contestatori dei centri sociali, infatti, il vero allarme non è il terrorismo. «Centinaia di ricchi, miliardi di poveri. Questo è lo stato di emergenza», recita infatti uno striscione esposto sulla facciata di Palazzo Marino.
Isis o non Isis, crisi vera o presunta, lo spettacolo deve continuare. E così molte ospiti hanno scelto una mise ispirata al tema dell'opera, in azzurro («come gli occhi della pulzella», ha detto Daniela Iavarone) o in bianco.
LA PRIMA DI SAN VITTORE. Ma la Prima non è solo quella glamour del Piermarini. Lo spettacolo, infatti, è trasmesso anche nella rotonda centrale del carcere di San Vittore davanti a un pubblico di 160 persone - magistrati, politici locali, e pure Philippe D'Averio con Don Virginio Colmegna - di cui 50 detenuti.
«È la seconda volta che partecipo, sono qui da 14 mesi: sono un affezionato della Scala non di San Vittore», ha raccontato uno di loro, Dario, sottolineando l'importanza di queste iniziative per avvicinare «chi è in carcere a quello che succede fuori».

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