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TENSIONI 9 Dicembre Dic 2015 1924 09 dicembre 2015

Isis, gli Usa: «Siamo in guerra»

 E Putin evoca lo spettro dell'atomica. «Spero non sia necessario in Siria».

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Il segretario della Difesa Usa Ashton Carter.

Gli Stati Uniti «sono in guerra» contro il terrorismo, che oggi sfoggia le bandiere nere dell'Isis e ha un nuovo volto-simbolo, quello del Califfo al Baghdadi. È l'amara realtà ammessa dal capo del Pentagono, Ash Carter, in un'audizione davanti alla commissione Difesa del Congresso.
SPETTRO NUCLEARE. Il Cremlino ora non può certo che sorridere. Che l'Isis sia la più grande minaccia Mosca lo sostiene da tempo. Tanto da indurre il presidente russo Vladimir Putin a evocare lo spettro della guerra atomica: «Spero di non dover mai usare le armi nucleari» contro i terroristi.
La Russia ha intensificato la sua azione militare nel teatro bellico siriano effettuando il primo lancio di missili da crociera da un suo sommergibile, il Rostov sul Don, in immersione nel Mediterraneo. Razzi di tipo 'Kalibr' sono stati sparati contro due postazioni dell'Isis nella zona di Raqqa. Putin, discutendo dell'operazione con il ministro della Difesa russo Serghiei Shoigu, ha poi ricordato che questi missili «possono essere armati sia con testate convenzionali sia con testate speciali, cioè nucleari».
TENSIONE RUSSIA-TURCHIA. Le parole del presidente russo pesano come un macigno ora che la Russia è tornata con decisione sullo scacchiere internazionale e si trova invischiata in un duro contenzioso con la Turchia (membro a pieno titolo della Nato) in seguito all'abbattimento del suo jet.
Carter nell'audizione ha aggiunto che gli Stati Uniti non sono riusciti a contenere l'Isis ma che dispiegare significative forze di terra in Siria e in Iraq sarebbe una cattiva idea perché renderebbe 'americanizzato' il conflitto. Non resta dunque che l'approccio multilaterale per estirpare la piaga del terrorismo. Tutti però devono fare la loro parte e la Russia, ha detto Carter, farebbe bene a «concentrarsi sulla parte giusta di questa guerra». Ovvero a colpire le postazioni dell'Isis e non quelle degli oppositori di Assad.
CONTINUANO I RAID IN SIRIA. Intanto in Siria i raid proseguono a pieno ritmo. Mosca ha fatto sapere di aver compiuto dall'8 al 9 dicembre 82 incursioni colpendo 204 obiettivi dei «terroristi», in particolare nelle province di Aleppo, Idlib, Latakia, Hama e Homs. E proprio a Homs i ribelli siriani hanno cominciato a lasciare l'ultima area della città sotto il loro controllo dopo un accordo di cessate-il-fuoco raggiunto con il governo. Risultato: l'intera città torna sotto il controllo del governo.

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