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EMERGENZA 9 Dicembre Dic 2015 1753 09 dicembre 2015

Migranti, 700 bimbi morti in mare nel 2015

Raddoppiato rispetto al 2014 il numero delle vittime tra i profughi che tentano di arrivare in Europa dal Mediterraneo. Da 1600 a oltre 3200. La denuncia della fondazione Migrantes.

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Nel 2015 sono circa 700 i bambini morti nel Mediterraneo mentre con le loro famiglie tentavano di raggiungere l'Europa.

La strage silenziosa dei migranti nel Mediterraneo continua, con l'Occidente sempre più assuefatto alle notizie di barconi affondati o alla deriva.
«I morti sono più che raddoppiati nel 2015: rispetto ai 1600 del 2014, oltre 3200 persone hanno perso la vita quest'anno(secondo Save The Children, più di 3500, ndr)» e, allo stesso modo, «continuano le morti di bambini, dimenticate: oltre 700 dall'inizio dell'anno». Si parla di quasi due bimbi inghiottiti dal mare ogni giorno.
NAUFRAGIO DAVANTI A FARMAKONISSI. La durissima denuncia arriva dalla fondazione Migrantes, contemporaneamente alla notizia di una ennesima tragedia: vicino all'isola greca di Farmakonissi è affondato un altro barcone carico di migranti, provocando la morte di almeno 11 persone.
Tra cui cinque bambini. Martedì 8 dicembre si era appreso che, sempre nel Mar Egeo, al largo di Cesme, nella provincia di Smirne, sette bimbi sono morti in due naufragi diversi.
MIGRANTES: «VERGOGNA SULLA COSCIENZA EUROPEA». Il barcone affondato al largo delle coste di Farmakonissi aveva a bordo circa 50 persone. Nel corso della traversata ha iniziato ad imbarcare acqua, ed è infine colato a picco. Secondo quanto ha riferito la Guardia Costiera greca, 26 naufraghi, tra cui quattro bambini, sono stati tratti in salvo, e hanno fornito indicazioni per determinare il numero delle vittime. Il bilancio però potrebbe essere ancora più grave, poiché altre 13 persone risultano disperse.
Notizie drammatiche, che hanno indotto il direttore generale di Migrantes, monsignor Gian Carlo Perego, a parlare di «vergogna che pesa sulla coscienza europea» e a denunciare «l'Europa, che trova sempre risorse per bombardare», ma «non trova risorse per salvare vittime innocenti».
GLI HOTSPOSTS NON BASTANO. «L'Europa sembra ora, a fronte della minaccia terroristica, giustificare i muri e la chiusura delle frontiere», ha affermato ancora il direttore di Migrantes, organismo pastorale della Cei, secondo il quale «l'accoglienza ai nostri porti, anziché in centri di accoglienza aperti sembra affidarsi ancora una volta a centri chiusi, gli 'hotspots', come dimostra il Centro di accoglienza di Lampedusa: più di 20.000 persone arrivate al porto e trasferite nel Centro, chiuso ad ogni ingresso e uscite».
Critiche pesanti, che non colgono di sorpresa l'Ue, poiché nella bozza di conclusioni del vertice dell'Unione del 17 e 18 dicembre si afferma già che «nonostante il duro lavoro degli ultimi mesi, il livello di attuazione di alcune decisioni» per affrontare la crisi migratoria «è insufficiente».
E in tal senso, si individuano sette punti, dagli hotspot alle registrazioni, su cui occorre insistere. In particolare si afferma che istituzioni Ue e Stati «devono correggere le lacune nel funzionamento degli hotspot, incluso stabilire le necessarie capacità ricettive per raggiungere gli obiettivi, e concordare rapidamente un preciso calendario affinché anche altri diventino operativi».

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