Crollo Università Napoli 151209152959
CRONACA 9 Dicembre Dic 2015 1038 09 dicembre 2015

Napoli, paura all'università: crolla un'ala di Veterinaria

All'origine del cedimento una voragine nel sottosuolo. Nessuna persona è rimasta ferita.

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Attimi di paura a Napoli, dove una palazzina in disuso rientrante nel complesso del dipartimento di Veterinaria dell'università Federico II è crollata trascinando con sé anche parte dell'edificio limitrofo in uso, destinato ad alcune attività di studio e frequentato da docenti e ricercatori.

  • Il crollo all'università Federico II di Napoli.

Fortunatamente non sono stati segnalati feriti.
VORAGINE NEL SOTTOSUOLO. Il palazzo in uso era stato fatto evacuare in mattinata, dopo che si erano manifestate le prime crepe in quello disabitato che poggiava su di esso. All'origine del crollo probabilmente una voragine nel sottosuolo.
Il crollo si è verificato attorno alle 13.40, quando la zona era già stata messa in sicurezza, con le prime avvisaglie che erano emerse nel corso della notte.
«Ciò che è successo oggi nella nostra università non dovrebbe per alcuna ragione mai accadere», ha lamentato l'associazione studentesca Link Napoli. «Il diritto allo studio passa anche, e soprattutto, attraverso la garanzia di poter studiare e fare ricerca in edifici solidi e sicuri, senza dover per questo rischiare la vita. Chiediamo al rettore una revisione di tutti gli stabili del nostro ateneo, per capire quali sono pericolanti e in che modo intervenire per metterli al sicuro».
«UNIVERSITÀ IN STATO DI EMERGENZA». «Questo fatto», prosegue l'associazione, «è paradigmatico dello stato di emergenza in cui versa l'università italiana. Il definanziamento e la marginalità con cui viene affrontato il tema della formazione porta anche a queste conseguenze. In particolar modo, il governo Renzi, continua a rafforzare gravemente la difficile situazione che l'edilizia universitaria sconta nel nostro Paese: la legge di Stabilità, all'art.33, impone agli atenei la restituzione nelle casse dello Stato dei fondi destinati alla ristrutturazione e messa in sicurezza degli edifici che non siano stati completamente spesi entro il 2014, anche qualora gli atenei abbiano provveduto alla definizione degli interventi da realizzare. Inoltre l'assenza di investimenti su piani di manutenzione urbana aggrava la difficile situazione idrogeologica di città come Napoli, che meriterebbero maggiore attenzione e più risorse».

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