TESTIMONIANZE 9 Dicembre Dic 2015 1300 09 dicembre 2015

Raqqa, la città stretta tra Isis e raid occidentali

Raid inutili. Famiglie dei jihadisti verso Mosul. La città è senza acqua, ma i civili non possono lasciarla. E Putin parla di atomica. L43 nella capitale dell'Isis.

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da Beirut

Russia, Usa, Francia, Giordania, Inghilterra e tra pochi giorni anche la Germania, tutte le potenze mondiali bombardano Raqqa, la capitale dello Stato islamico. E chi ci vive è stretto in una morsa mortale.
«Raqqa è diventata una grande e crudele prigione per noi. Dal cielo bombardamenti continui ovunque, a terra gli uomini di Isis preoccupati e sempre più feroci»
«STIAMO MORENDO DI FAME». La voce di Hana al telefono copre a malapena il boato di alcune esplosioni. «Stiamo lentamente morendo di fame e più sono le bombe straniere più la situazione per noi peggiora».
E mentre Vladimir Putin si augura di non dover ricorrere alle testate nucleari, gli uomini del Califfato sembrano aver stretto ancora di più la rete che tiene prigionieri gli abitanti. Dalla città non si esce e in città poco o nulla entra.
«Le ultime due notti sono state terribili. Tante esplosioni proprio alle porte della città, dove l'Isis ha i suoi posti di blocco. Sembra siano state colpite le linee dell’elettricità e dell’acqua,o almeno questa è la spiegazione che ci hanno dato per il loro taglio delle forniture».
BOMBE SU LUOGHI ABBANDONATI. Ogni giorno i governi dei Paesi impegnati nella lotta allo Stato islamico in Siria comunicano il numero dei raid effettuati, le strutture colpite e il numero dei jihadisti uccisi. Da dentro la città arrivano, però, voci che contrastano con i proclami trionfali delle cancellerie occidentali.
Gli attivisti di 'Raqqa is being slaughtered silently' (Rbs), un gruppo di cittadini-giornalisti che riescono a far uscire notizie a rischio della vita, hanno detto che «la maggior parte dei raid colpiscono alla periferia della città, luoghi ormai abbandonati dai miliziani e dove, per fortuna, non ci sono più civili».

Distrutti ospedali, musei e stadio

La città di Raqqa, definita capitale dello Sato Islamico.

Secondo i cittadini-giornalisti di Rbs i raid degli ultimi giorni hanno distrutto uno dei ponti principali della città, l’ospedale nazionale, un museo e lo stadio.
«La maggior parte degli ospedali di Raqqa sono stati distrutti. Raqqa è una città fantasma. Solo le case che sono state requisite dagli uomini del Califfo hanno regolarmente acqua ed elettricità».
CIVILI COME SCUDI UMANI. Secondo una voce di Rbs, «le famiglie dei miliziani stanno lentamente lasciando Raqqa insieme a decine di uomini dei suoi vertici. Molti comandanti hanno inviato i loro parenti a Mosul, temendo che i collegamenti siano presto interrotti».
Inoltre, i jihadisti hanno spostato un gran numero delle loro postazioni nelle zone abitate per nascondersi e usare i civili come scudi umani.
Hana racconta che «il costo di un sacchetto di pane ha raggiunto prezzi incredibili. Nonostante la pena sia il taglio della mano per chi ruba, i furti di alimenti stanno aumentando. Per fame si ruba anche in pieno giorno».
NON ESCONO NEMMENO I MALATI. Per gli assediati della città siriana le speranze di andare via sono praticamente inesistenti. Tentare di fuggire da Raqqa è difficile e se scoperti la pena è la morte. L'Isis concede raramente il permesso di uscita ai suoi sudditi.
«Mio padre è molto malato è ho chiesto di portarlo a Damasco per le cure», dice ancora Hana, «ma il medico tedesco che lavora con l'Isis e dà questo tipo di nulla osta ce lo ha negato perché, secondo lui, papà poteva essere curato in città».
Raqqa e i suoi abitanti sembrano tragicamente destinati a seguire la stessa sorte che nella seconda guerra mondiale era toccata ai cittadini di Dresda, oppressi dal nazismo e massacrati dai bombardieri alleati che combattevano il Terzo reich.

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