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DIRITTI 10 Dicembre Dic 2015 2009 10 dicembre 2015

Gay, riconosciuta in Italia un'adozione registrata in Spagna

Milano, la Corte d'Appello dà ragione a una coppia di donne. Associazioni gay: «Ora una legge».

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Un'immagine del gay pride di Milano.

Un'adozione in Spagna è valida anche in Italia. Anche se ad averla chiesta e ottenuta è una coppia omosessuale. La Corte d'Appello di Milano ha dichiarato l'efficacia nel nostro Paese del provvedimento con cui una donna ha adottato in Spagna la figlia della sua compagna (le due si sono sposate e poi hanno divorziato nel Paese iberico), nata con fecondazione eterologa. I giudici hanno ordinato la trascrizione dell'atto.
PRIMO CASO DEL GENERE. La sentenza emessa dalla sezione Minori e famiglia della Corte d'Appello milanese (presidente Bianca La Monica, estensore Maria Cristina Canziani), e pubblicata sul sito specializzato articolo29, rappresenta uno dei primi casi di riconoscimento della cosiddetta 'stepchild adoption' per una coppia omosessuale, il primo in assoluto se si escludono i ricorsi all'adozione speciale disciplinata dall'articolo 44 della legge 184 del 1983, che prevede che, in mancanza dei requisiti per un'adozione si possa comunque procedere nel caso in cui l'adottante e l'adottato siano «legati da un rapporto stabile e duraturo».
DIVORZIATE NEL 2013. In questo caso, invece, non c'è stato alcun ricorso alla legge del 1983. Le due donne, entrambe italiane, avevano avuto una bambina nel 2003 grazie alla fecondazione eterologa. Nel 2009 si erano sposata in Spagna, e nel 2010 la «coniuge della madre biologica» ha adottato la piccola. Tre anni dopo c'era stato il divorzio.
Sempre nel 2013 la donna adottante si era rivolta al tribunale per i Minorenni di Milano «chiedendo il riconoscimento agli effetti civili interni dell'ordinanza di adozione spagnola della figlia».
NIENTE RICONOSCIMENTO PER MATRIMONIO E DIVORZIO. In primo grado, nel 2014, i giudici avevano respinto l'istanza. In Appello sono state rigettate due domande presentate dalla donna: «il riconoscimento e la trascrizione dell'atto di matrimonio contratto in Spagna» e «della sentenza di divorzio» e «la trascrizione dell'accordo regolatore» del divorzio. Ma il collegio ha dichiarato l'efficacia dell'ordinanza spagnola sull'adozione, ordinandone la trascrizione anche in Italia. E di conseguenza ha riconosciuto come valido in Italia anche «l'accordo regolatore» riguardante «le condizioni relative alla responsabilità genitoriale nei confronti della figlia».

I giudici: «Valutato l'interesse del minore»

Uno dei motti dell'Arcigay: «Non abbassare gli occhi, aprili».

Secondo i giudici non è «contrario all'ordine pubblico un provvedimento straniero che abbia statuito un rapporto di adozione piena tra una persona non coniugata e il figlio riconosciuto del partner, anche dello stesso sesso» e va valutato «l'interesse superiore del minore al mantenimento della vita familiare».
100 MILA CON GENITORI GAY. Esultano le associazioni per i diritti Lgbti. «In Italia non ci sono dati certi sul numero di bambini che si trovano in situazioni simili», ha spiegato a Lettera43.it Samuele Cafasso, dell'ufficio stampa di Famiglie arcobaleno. «L'unico numero risale a qualche anno fa, parla di 100 mila bambini che hanno almeno un genitore gay, ma in questa quota sono compresi anche i figli di coppie etero in cui uno dei due genitori abbia poi manifestato la propria omosessualità». L'associazione conta circa 1.000 iscritti, «ma è un dato poco indicativo. Le due donne di questo caso, per esempio, non sono tesserate con noi».
DECINE DI CASI SIMILI. In Italia, però, «ci sono decine di ricorsi simili, e riguardano soprattutto le coppie in cui almeno uno dei due genitori sia cittadino straniero». Più complicato, invece, ottenere l'adozione per le coppie interamente italiane.
In un comunicato stampa, Famiglie arcobaleno ha affermato che «il parlamento non può più temporeggiare oltre rispetto alla legge sulle coppie di fatto e, in particolar modo, sulla previsione della stepchild adoption, ovvero il riconoscimento del genitore di fatto». Un primo passo vero i veri obiettivi dell'associazione, «il matrimonio egualitario, l'adozione piena e il riconoscimento alla nascita», ma soprattutto «una misura minima di tutela che le leggi italiane, la Costituzione, il quadro normativo europeo già di fatto riconoscono in via implicita, costringendo però ogni famiglia a estenuanti battaglie giudiziarie per vedersi riconosciuti i propri diritti».
ARCIGAY: «PENSARE AI BAMBINI CHE GIÀ ESISTONO». Per l'Arcigay «abbiamo l'opportunità di riportare il dibattito nel cuore della questione omogenitorialità e di occuparci, come sottolineano i giudici, dell'interesse superiore dei bambini e delle bambine, quelli che già esistono».
Per il segretario nazionale Gabriele Piazzoni, quella contenuta nel ddl sulle unioni civili in discussione al Senato è «una forma di vincolo più debole» di quella riconosciuta dalla Corte d'Appello di Milano con la trascrizione del provvedimento spagnolo. «In un dibattito a senso unico, che sembra ammettere solo ridimensionamenti all'attuale testo di legge, finalmente intravediamo la possibilità di una spinta verso l'alto».
SQUERI (FI): «ENTRATA A GAMBA TESA». La decisione è stata accolta in maniera polemica da Luca Squeri, deputato di Forza Italia: «È inutile che in parlamento si discuta di unioni civili e stepchild adoption se i giudici scavalcano e si sostituiscono al legislatore. Si tratta di un intervento a gamba tesa quantomeno improprio e intempestivo, destinato ad alterare il dibattito su un tema delicato che investe i pilastri della nostra società, ossia la famiglia e la genitorialità».

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