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BANCHE 15 Dicembre Dic 2015 1021 15 dicembre 2015

Banca Etruria, ex-vertici indagati

Spunta il terzo filone d'inchiesta per il dissesto dei conti dell'istituto toscano. L'accusa è di 'omessa comunicazione di conflitto d'interessi'.

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La sede centrale di Banca Etruria ad Arezzo.

Continua la bufera su Banca Etruria, con la Procura di Arezzo che, secondo rivelazioni del Corriere della Sera, ha accusato l’ex presidente Lorenzo Rosi e l’ex membro del Cda Luciano Nataloni per «omessa comunicazione di conflitto d'interessi».
Gli ex-vertici della banca sono accusati per vicende non direttamente legate ai recenti problemi dell'istituto toscano, e in particolare per essersi avvantaggiati del loro ruolo all’interno dell’istituto e di averlo fatto per ottenere finanziamenti che altrimenti non avrebbero potuto avere.
TRE FILONI DI INDAGINI. È il terzo filone di indagini che pesa sulla Banca, insieme a quello per ostacolo alla vigilanza (da cui a breve dovrebbero arrivare le richieste di rinvio a giudizio), e a quello per false fatturazioni emesse per alcune consulenze che secondo la Procura sarebbero state inesistenti.
Le indagini sul conflitto di interessi riguardano alcuni ex membri del Cda dell'istituto aretino, che avrebbero ricevuto fondi per 185 milioni formalmente deliberati, di cui ne sarebbero stati erogati realmente 140 a vantaggio di 18 ex amministratori, 15 consiglieri e 5 sindaci revisori.
E da cui sarebbero scaturite perdite per 18 milioni di euro.
Le contestazioni si riferiscono al periodo 2013-2014, e si rifanno alla relazione di Bankitalia del febbraio scorso che decise il commissariamento di Banca Etruria.
M5S, MOZIONE DI SFIDUCIA CONTRO LA BOSCHI. In quel periodo il vicepresidente era Pier Luigi Boschi, il padre del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che al momento non è indagato.
Il ruolo della famiglia Boschi nelle faccende dell'istituto toscano è stato ampiamente criticato dal Movimento 5 stelle, che ha presentato alla Camera una mozione di sfiducia contro la Boschi «per il coinvolgimento personale e familiare nelle vicende della Banca popolare Etruria e Lazio nonché in relazione ai recenti provvedimenti che hanno interessato l'istituto di credito».
Secca la replica del ministro: «Ne discuteremo in Aula, la voteremo e vedremo chi ha la maggioranza».
Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan è intervenuto a favore della Boschi, sottolineando ancora una volta come il governo sia compatto intorno ai suoi membri: «Uscirà alla grande, non ha nulla da nascondere».
LA MAMMA DEL MINISTRO: «MAI PRESO UN EURO». Anche la madre del ministro alle Riforme ha preso le difese della figlia: «Avrete delle sorprese. Per fortuna c'è un'inchiesta, ci sono le carte e da quelle carte, vedrete, la verità verrà fuori. E la verità è che noi, in primis mio marito, non abbiamo mai preso un euro dalla banca. Altro che finanziamenti alle nostre attività!». Parola di Stefania Agresti, mamma del ministro Boschi e moglie dell'ex vicepresidente di Banca Etruria, che intervistata dal Corriere sottolinea: «non so quanto ci vorrà perché la verità venga ristabilita: un anno, cinque, dieci. Fa niente. Resisteremo. Il Signore ci darà la forza».
«MARIA ELENA È STANCA». «In questi giorni - dice ancora Agresti, preside in un istituto a San Giovanni Valdarno - ho scritto vari sms a Maria Elena, che è stanca, turbata, soprattutto perché vede soffrire noi. Le ho fatto coraggio, le ho scritto: tu devi andare avanti, noi siamo qui, non ti preoccupare».
L'attacco a suo marito per colpire sua figlia e il governo Renzi? «Certamente il nuovo fa paura...». La professoressa Agresti si sofferma poi sul caso del suicidio del pensionato di Civitavecchia: «abbiamo sofferto quando abbiamo appreso la notizia. E soffriamo anche per i risparmiatori che hanno avuto dei danni».

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