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LUTTO 16 Dicembre Dic 2015 0910 16 dicembre 2015

Non solo P2: tutte le inchieste su Licio Gelli

Dal crac del Banco Ambrosiano a tangentopoli, quello della loggia massonica è solo il più famoso dei casi in cui è stato coinvolto il massone.

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Licio Gelli.

Oltre che alla vicenda della loggia P2, il nome di Licio Gelli, scomparso nella serata di martedì 15 dicembre a 96 anni, è legato a decine di inchieste giudiziarie e a vari lati oscuri della storia recente d' Italia: dal crac del Banco Ambrosiano a tangentopoli, dai legami con le mafie alla finanza, ecco tutti i casi in cui il massone per eccellenza è stato coinvolto nella sua lunga vita.


LA STRAGE DI BOLOGNA. Gelli nel 1994 è stato condannato per calunnia (10 anni) al processo d'appello-bis, per essere poi assolto definitivamente dall'accusa di associazione eversiva. Nell'ambito del processo l' ex ''venerabile'' fu protagonista anche della misteriosa rinuncia all'incarico da parte di uno dei legali di parte civile, Roberto Montorzi, che abbandonò il collegio dopo due incontri con Gelli a villa Wanda.

IL CRAC DEL BANCO AMBROSIANO. Al processo di primo grado a Milano, Gelli è stato condannato a 18 anni di reclusione per il ruolo avuto nella bancarotta dall'istituto di Roberto Calvi (che aveva la tessera n.519 della P2).
Il suo nome è da sempre anche al centro delle indagini sulla morte di Calvi, soprannominato il ''banchiere di Dio''.
Nel processo di secondo grado la pena venne ridotta a 12 anni. Il 6 maggio 1998 Gelli, che doveva scontare la condanna divenuta definitiva, fugge da villa Wanda e si rende irreperibile.
Il 10 settembre dello stesso anno fu arrestato a Cannes, ed in seguito gli furono concessi gli arretsi domiciliari.

IL CONTO ''PROTEZIONE''. Il 29 luglio 1994, Gelli è stato condannato a Milano a sei anni e mezzo, in primo grado, per la vicenda del conto 633369 di Silvano Larini all'Ubs di Lugano, del quale fu trovata traccia nel 1981 a Castiglion Fibocchi con riferimenti a soldi destinati al Psi di Craxi e Martelli. La pena fu ridotta a 5 anni e 9 mesi in appello. La Cassazione decise l'annullamento della condanna per Gelli per improcedibilità dell'azione penale, essendo stata la sua posizione definita nel processo per il crac del Banco Ambrosiano.

GLI ATTENTATI AI TRENI IN TOSCANA. Accusato di aver finanziato le organizzazioni eversive ''nere'' per gli attentati ai treni degli anni Settanta, Licio Gelli fu prima condannato a 8 anni e poi dichiarato non processabile.

GLI AFFARI TRA MAFIA E POLITICA. Il capo della loggia P2 era uno dei 126 imputati al processo a Palmi sui presunti collegamenti tra mondo politico ed imprenditoriale e organizzazioni mafiose.
Secondo l'accusa, si sarebbe adoperato per ''aggiustare'' un processo in Cassazione a due presunti mafiosi di Taranto. Venne assolto il 3 marzo 1995 dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Nel 1998 fu chiamato in causa dal procuratore capo di Palermo Giancarlo Caselli nell'inchiesta 'Sistemi criminali' poi archiviata nel 2000.

L'INCHIESTA SULLE OPERAZIONI FINANZIARIE. Tra il 1993 ed il 1994, Gelli fu al centro dell'attenzione dei magistrati di Arezzo e Roma per una serie di operazioni finanziarie miliardarie che avrebbe disposto in varie banche. Le indagini riguardarono in particolare il fallimento della holding Cgf del gruppo Cerruti.
Un ruolo di primo piano nelle vicende fu rivestito dall'ex vicepresidente del Csm Ugo Zilletti.


I LEGAMI CON LA CAMORRA. I rapporti tra Gelli ed alcuni esponenti della camorra furono oggetto di indagini della Dda di Napoli.

L'INCHIESTA CHEQUE TO CHEQUE. Gelli venne iscritto nel registro degli indagati, insieme al figlio Maurizio, nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla procura di Torre Annunziata (Napoli) in relazione ad un presunto traffico internazionale di armi e valuta. Una trentina le persone arrestate. L'inchiesta venne poi trasferita a Milano.

IL CASO BRENNEKE. Le presunte rivelazioni fatte al Tg1 dal sedicente ex agente della Cia Richard Brenneke sui rapporti tra servizi segreti Usa e P2, duramente smentite da Gelli, nell'estate del 1990 provocarono tensioni e polemiche, anche per il coinvolgimento dell'allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

IL FALLIMENTO DI NEPI. Il 10 giugno 1997 la procura di Roma emette 9 ordini di arresto per il fallimento della holding Di Nepi e di numerose società legate al gruppo.
Per Gelli scattò l'obbligo di dimora a Arezzo.
Il 18 aprile 2005 venne condannato a 2 anni e 3 mesi di reclusione per associazione a delinquere e bancarotta insieme ad altre 9 persone.

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