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TERRORISMO 16 Dicembre Dic 2015 1852 16 dicembre 2015

Sassari, parte il processo alla presunta cellula di al-Qaeda

Blindata la città sarda. Alla sbarra undici cittadini pakistani. Fra loro Sultan Wali Khan, accusato di aver organizzato la strage al mercato di Meena Bazar nel 2009.

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Sultan Wali Khan.

Undici presunti terroristi, accusati di aver costituito in Italia una cellula di al-Qaeda. E una città blindata per celebrare la prima udienza del loro processo.
A Sassari, giovedì 17 dicembre, comincia il procedimento penale a carico di undici cittadini pakistani, arrestati a Olbia e in altre città nel mese di aprile. Dentro e fuori dal tribunale sono state adottate misure di sicurezza straordinarie e la prossima udienza potrebbe celebrarsi in una speciale aula bunker, da allestire nel carcere di Bancali.
Per gli imputati si procede con giudizio immediato, come richiesto da Danilo Tocci, sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Cagliari.
Secondo l'accusa la cellula aveva la sua base operativa in Sardegna, a Olbia.
ATTENTATI IN PAKISTAN. Da qui avrebbe pianificato una serie di attentati, compiuti in Pakistan fra il 2008 e il 2010. Gli inquirenti sospettano che gli undici uomini sotto accusa stessero pensando di organizzare degli attacchi anche in Italia, mai messi in atto.
Il presunto capo dell'organizzazione terroristica è in carcere e su di lui pende un'imputazione pesantissima: il 28 ottobre 2009 avrebbe organizzato l'attentato terroristico di Peshawar, in Pakistan, in cui morirono cento persone al mercato di Meena Bazar.
CHI È SULTAN WALI KHAN. Il suo nome è Sultan Wali Khan, 39 anni, imprenditore e figura di riferimento della comunità pakistana residente a Olbia. È considerato la mente dell'attacco, l'organizzatore della cellula qaedista italiana ed è indagato anche per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Ma per il suo avvocato le accuse sarebbero basate su errori di traduzione delle intercettazioni telefoniche. Quelle stesse intercettazioni che invece, secondo la Cassazione che ne ha rifiutato la scarcerazione, evidenziano in Sultan Wali Khan il «più abbietto integralismo religioso» e «una infaticabile attività illegale di favoreggiamento della immigrazione clandestina». La militanza in Al-Qaeda, secondo gli ermellini, è un'ipotesi non priva di «qualche ragione indiziaria», così come «i comprovati contatti con funzionari corrotti in Pakistan e attivisti del fondamentalismo islamico».
IL SUO NOME SEGNALATO DAL FBI. Sultan Wali è nato a Peshawar nel 1976. Nel 2001, subito dopo l’attentato alle Torri Gemelle, il suo nome è finito in un dispaccio del Fbi, inviato anche alle autorità italiane, che lo segnalava in quanto persona «vicina ai vertici di Al Qaeda». Non è specificato altro. È per questo che i suoi telefoni sono stati messi sotto controllo. L'interessato, attraverso il suo avvocato, si è detto «sconcertato» e ha protestato la sua innocenza: «Non sono un estremista, anzi, sono sempre stato filogovernativo. Non so niente di attentati, né a Peshawar né in Italia».
QUELLE TELEFONATE SUL G8 ALLA MADDALENA. Eppure, tra le centinaia di migliaia di intercettazioni agli atti dell’inchiesta, ce ne sono alcune che raccontano di un suo interesse per il G8 alla Maddalena. Secondo quanto riportato dal quotidiano la Repubblica, le informative di polizia sono ricche di omissis, segno che l’ipotesi di un attentato non è stata del tutto scartata.
Ecco cosa diceva Sultan Khan, al telefono con alcuni connazionali: «In Sardegna siamo messi male (...omissis...) per la causa del G8 (...omissis...) Comunque, sarà come sarà, noi alla Maddalena abbiamo finito i lavori... Anche quello è quasi finito, tu lo sai bene, che quanti controlli ci sono, credimi… ogni operaio che entrava doveva entrare mezz’ora prima perché gli facevano accertamenti, le foto ogni giorno, perché stavamo lavorando nell’hotel dove verrà Obama e tutti gli altri (...omissis...). Stavamo lavorando lì (...omissis...). I controlli sono severi, Dio ci aiuterà, quello che è il destino, chiunque avrà il suo destino, è ovvio anche se in questo loro non c’entrano niente. (...omissis...) è tutto nelle mani di Dio...».
Quando poi, nel 2009, il G8 viene spostato all’Aquila, la cosa non sembra lasciarlo indifferente: «Tutti cambiati i programmi del G8! (...omissis...) Quel programma è stato lasciato così come era, e non si può recuperare adesso. Dobbiamo correre».

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