Brescia 151218141802
MISTERO 18 Dicembre Dic 2015 1418 18 dicembre 2015

Giallo di Brescia, le cose da sapere

Due operai e due nipoti di Mario Bozzoli, l'imprenditore scomparso l'8 ottobre, sono indagati per concorso in omicidio volontario e distruzione di cadavere. La vicenda in breve.

  • ...

I carabinieri e la scientifica nella ditta di Mario Bozzoli.

Potrebbe essere a una svolta il giallo di Marcheno, il paese in provincia di Brescia dove l'8 ottobre è scomparso l'imprenditore Mario Bozzoli, e dove dieci giorni dopo la sua sparizione è stato trovato morto l'operaio Giuseppe Ghirardini, testimone chiave della vicenda e dipendente-amico di Bozzoli.
Gli investigatori hanno interrogato quatto persone: due dipendenti della fonderia Bozzoli e due nipoti dell'imprenditore. Tutti e quattro sono indagati per concorso in omicidio volontario e distruzione di cadavere.
INDAGATI DUE NIPOTI E DUE OPERAI. Si tratta di Oscar Maggi e Akwasi Aboagye, operai della ditta, e di Giacomo e Alex Bozzoli, nipoti di Mario. Tutti erano presenti in azienda la sera della scomparsa dell'imprenditore.
Le forze dell’ordine hanno eseguito perquisizioni nelle case dei nipoti dell’industriale e dei dipendenti della fonderia.
Fino ad ora si sono fatte strada diverse ipotesi, tra cui quella più macabra e più probabile: che l'imprenditore sia stato spinto da qualcuno nella fornace dell'impianto.
I recenti sviluppi potrebbero fare luce su un giallo che non ha ancora trovato risposte, e di cui ripercorriamo i passi più importanti.

L'ultima telefonata alla moglie e la scomparsa di Bozzoli

Mario Bozzoli, titolare dell'omonima fonderia, ha telefonato alla moglie intorno alle 19.15 di giovedì 8 ottobre, per avvisarla di un piccolo contrattempo: «Sono in ritardo, parto e arrivo».
Queste sono state le sue ultime parole. Dopo aver salutato i dipendenti per andare a cambiarsi, Bozzoli non sarebbe infatti mai arrivato nello spogliatoio della ditta, che si trova in un capannone diverso rispetto a quello della produzione.
LA “FUMATA ANOMALA”. Le telecamere dell'azienda non hanno ripreso alcun movimento particolare. L'unico elemento di rilievo, su cui sarebbe dovuto essere sentito l'operaio Ghirardini, è che il forno da cui si ricavano lingotti di rame 'ebbe una fumata anomala'.
Al momento della scomparsa, in azienda, c'erano soltanto l'imprenditore e tre dipendenti.

Trovato morto Ghirardini, il teste chiave

Patrizia Scalvi, l'avvocato che assiste la famiglia di Mario Bozzoli, il giorno stesso della scomparsa aveva lanciato un appello che aveva tutti i crismi del monito: «Chi ha visto o sentito qualcosa lo dica».
Uno di quelli che certamente avevano visto Bozzoli per l'ultima volta, in fabbrica, con ancora addosso gli abiti da lavoro, nel tardo pomeriggio dell'8 ottobre, l'operaio addetto ai forni Giuseppe Ghirardini, non ha potuto farlo.
UCCISO DAL CIANURO. Il suo cadavere è stato ritrovato a oltre cento chilometri dalla sua casa di Marcheno, da dove si era allontanato mercoledì 14 ottobre raccontando di dover partecipare a una battuta di caccia, che non si sarebbe mai tenuta.
Il corpo del lavoratore, la cui scomparsa era stata denunciata da un parente, è stato ritrovato sulla sponda di un torrente nella zona di Case di Viso, a 1600 metri di altezza, nella zona di Ponte di Legno.
Dopo le analisi sul cadavere, è stato accertato che l'operaio era morto per avvelenamento da cianuro, ma non è mai stato chiarito se si trattasse di suicidio o omicidio.

Una famiglia litigiosa

La fonderia Bozzoli non stava attraversando difficoltà economiche, anzi, la sua attività era in espansione, con l'apertura di nuovi spazi in provincia di Brescia. Si tratta di elementi che depotenziano l'ipotesi di un suicidio, assieme all'assenza di biglietti e messaggi lasciati dall'imprenditore, che non sono stati ritrovati.
I LITIGI TRA FRATELLI. I fratelli Bozzoli - Mario e Adelio - da anni gestivano insieme la fonderia ereditata da padre e zio secondo la tradizione della Valtrompia.
E nel business di famiglia si era aggiunto anche il figlio di Adelio, nipote di Mario.
Nonostante i continui litigi tra fratelli e tra zio e nipote (di cui erano a conoscenza tutti) le cose funzionavano bene: stavano allargando l'impresa e costruendo nuovi capannoni.
Eppure nonostante la ricchezza e il successo, raccontano i cittadini di Marcheno «erano rimaste persone alla mano».

Correlati

Potresti esserti perso