Gianni Alemanno Indagato 141202133937
GIUSTIZIA 18 Dicembre Dic 2015 1432 18 dicembre 2015

Mafia Capitale, Gianni Alemanno rinviato a giudizio

L'ex sindaco di Roma a processo per corruzione e illecito finanziamento. Udienza il 23 marzo.

  • ...

L'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno.

L'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è stato rinviato a giudizio in uno dei filoni dell'inchiesta Mafia Capitale.
Lo ha deciso il giudice dell'udienza preliminare, mandandolo a processo per corruzione e illecito finanziamento.
L'udienza è fissata al 23 marzo, davanti alla seconda sezione penale.
L'imputato ha scritto un post su Twitter, spiegando di non aver chiesto il patteggiamento perché vuole dimostrare pubblicamente la sua innocenza.
«Affronto il processo con animo sereno», ha aggiunto Alemanno, «perché sono fiducioso nell'operato della magistratura e convinto che al dibattimento sarà accertata e provata l'assoluta correttezza del mio operato».

NON CONTESTATO IL REATO DI ASSOCIAZIONE MAFIOSA. Nei confronti dell'ex sindaco Alemanno non è stato contestato il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, che rientra in un altro filone d'inchiesta.
La procura in questo caso si è concentrata invece su un finanziamento illecito da 125 mila euro, che Alemanno avrebbe ricevuto per compiere atti contrari ai doveri del suo ufficio tra il 2012 e 2014, sia quando governava il Campidoglio, sia successivamente, per saldare il conto di presunti favori fatti in precedenza.
L'ACCUSA: FINANZIAMENTO ILLECITO DA BUZZI. Il denaro sarebbe stato erogato da Salvatore Buzzi, dominus delle cooperative, in accordo con il boss Masismo Carminati.
Le somme sarebbero state versate alla fondazione Nuova Italia, presieduta da Gianni Alemanno. Attraverso Franco Panzironi, ex amministratore delegato di Ama (municipalizzata per la raccolta dei rifiuti), anche lui imputato nel maxiprocesso Mafia Capitale, Alemanno avrebbe ricevuto 75 mila euro per finanziare cene elettorali, e altri 40 mila per sostenere la fondazione.
LA PRESUNTA CONTROPARTITA. In cambio, l'ex sindaco avrebbe assicurato alcuni servizi alla coppia Buzzi-Carminati. Tra questi la nomina di Giuseppe Berti nel cda di Ama e di Giovanni Fiscon come direttore generale della stessa società. Due nomi che sarebbero stati sponsorizzati dal presunto clan. Alemanno avrebbe anche favorito i pagamenti del Comune di Roma alla società Eur Spa, che secondo i pm servivano a onorare i crediti vantati da soggetti economici riconducibili a Buzzi e Carminati.
I PUNTI SALIENTI DELL'INCHIESTA. L’inchiesta Mafia Capitale ha portato alla luce i presunti affari illeciti di un gruppo di potere malavitoso attivo a Roma. Secondo i magistrati non un 'semplice' comitato d'affari, ma una vera e propria associazione mafiosa, con a capo Massimo Carminati, ex terrorista di estrema destra poi transitato nella Banda della Magliana.
L’organizzazione, secondo l'accusa, aveva un settore composto da criminali di strada, e un settore dedito agli affari e alle pubbliche relazioni: il cosidetto «mondo di mezzo», teorizzato dallo stesso Carminati.
In questo secondo ambito spiccherebbe il ruolo di Salvatore Buzzi, socio in affari di Carminati e presidente della cooperativa sociale “29 giugno”, nata per dare lavoro agli ex detenuti.
CORRUZIONE E INTIMIDAZIONI. Secondo i magistrati, gli aderenti all'associazione a delinquere erano in grado di esercitare una forte capacità intimidatoria su imprenditori e dirigenti pubblici, ma avrebbero fatto sistematicamente ricorso anche a un'altra arma: la corruzione. Erogazioni di denaro, forme di compartecipazione agli utili, consulenze fittizie, assunzioni di parenti e amici, false fatturazioni: tutti mezzi per creare una rete ramificata di complicità nelle istituzioni della Capitale. «Un dirigente o si compra o si caccia», affermava testualmente Carminati in un'intercettazione agli atti dell'inchiesta, che riassume la sua 'filosofia'.
GLI AFFARI CON I MIGRANTI E I CAMPI NOMADI. Corrompendo Luca Odevaine, ex collaboratore di Walter Veltroni al Comune e poi di Luca Zingaretti alla Provincia, inserito nel Tavolo di coordinamento nazionale sull'immigrazione al ministero dell'Interno, l'organizzazione si sarebbe assicurata anche l'ingresso nel ricco giro di appalti che ruotano attorno all'accoglienza dei migranti (leggi l'articolo sul business dei Cara).
A Buzzi, che aveva aperto diversi centri di accoglienza a Roma e nel Lazio, Odevaine avrebbe garantito un flusso costante di ospiti, percependo in cambio uno 'stipendio' fisso e altre utilità, come il pagamento dell’affitto per la casa di suo figlio o dell'ex moglie. Ai dirigenti della cooperativa La Cascina, area Comunione e liberazione, Odevaine avrebbe invece fatto vincere l’appalto per il centro d'accoglienza di Mineo, in Sicilia, il più grande d’Europa.

Correlati

Potresti esserti perso