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CASO 22 Dicembre Dic 2015 0846 22 dicembre 2015

Scuola, 30 mila supplenti da settembre senza stipendio

I sindacati: colpa di stanziamenti insufficienti e ritardi nelle procedure burocratiche. In arrivo migliaia di ricorsi.

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Un'insegnante tra i banchi di scuola.

Supplenti non pagati dal mese di settembre. Succede anche questo nel mondo della Buona Scuola.
A causa di fondi insufficienti e ritardi nelle procedure burocratiche, secondo i sindacati sono 30 mila i precari che da tre mesi non ricevono lo stipendio.
Si tratta di professori chiamati dalle scuole per sopperire alle assenze dei colleghi di ruolo. In alcuni casi si registra anche il mancato pagamento della Naspi (l'indennità di disoccupazione introdotta con il Jobs Act) e il mancato riconoscimento delle ferie non godute.
IL GOVERNO: «PAGAMENTI TRA DICEMBRE E GENNAIO». La situazione varia da una provincia all'altra e ha spinto il governo a intervenire.
I ministeri del Tesoro e dell’Istruzione hanno assicurato che i salari arriveranno, per la maggior parte dei prof (25 mila persone) entro il mese di dicembre, per gli altri (5 mila persone) a gennaio 2016.
GLI INTOPPI NEL MECCANISMO. Ma come è stato possibile giungere fino a questo punto?
Come ha spiegato a La Stampa Mario Rusconi, vicepresidente dell’associazione presidi, «le scuole non retribuiscono direttamente gli insegnanti. Da ciascun istituto la richiesta di pagamento arriva all’ufficio scolastico regionale e da qui viene girata alla direzione territoriale del Tesoro, che deve essere autorizzata dal dicastero per liquidare la somma. Un ritardo di trasmissione in qualunque fase di questa procedura può lasciare i lavoratori senza stipendio».
NUOVO SISTEMA INFORMATICO «INEFFICIENTE». E pensare che proprio nel 2015, per velocizzare la procedura dei pagamenti, il ministero dell'Istruzione ha introdotto un nuovo sistema informatico di computo e accredito delle somme dovute. Lo scopo, scrive il sito Orizzonte Scuola, doveva essere quello di «rendere il compito delle segreterie molto più semplice, snellendo tutto il processo ed evitando ritardi nei pagamenti per i supplenti».
In realtà, però, «il funzionamento dell'applicativo Sidi risulta essere farraginoso e inefficiente, anche con problemi di connessione, comportando difficoltà nel caricamento dei contratti di docenza e conseguenti ritardi nell'approvazione dei pagamenti».
CGIL: «GOVERNO CATTIVO PAGATORE». La Cgil, invece, punta decisamente il dito contro lo Stato centrale.
«Stiamo organizzando ricorsi contro un governo cattivo pagatore e sempre in ritardo», ha annunciato il sindacato. «I soldi stanziati non bastano ai pagamenti. Un’angheria cronica da superare rendendo gli stipendi partita di spesa fissa, come già avviene per le supplenze in caso di maternità».
LA STORIA DI VALENTINA. Dalla Cisl, infine, arriva la storia di Valentina Caiafa, insegnante di sostegno di 37 anni che lavora in provincia di Foggia. Adesso ha una cattedra all’istituto comprensivo «Leopardi» di Castelnuovo Rangone, nel Modenese. Insegna a tempo pieno da settembre, ma non ha mai ricevuto lo stipendio. In compenso ha preso un euro di tredicesima per aver lavorato da gennaio a giugno 2015. Lo Stato le deve 5.200 euro.
«L’insegnante lavora e studia, ma rischia di non avere nemmeno i soldi per pagarsi la benzina o i mezzi pubblici per raggiungere il luogo di lavoro. Le persone ogni giorno vengono nelle nostre sedi a raccontarci il dramma che stanno vivendo a fronte di scadenze di pagamenti che non possono onorare», conclude la Cisl.
In attesa che la situazione si sblocchi, migliaia di ricorsi minacciati dalle organizzazioni dei lavoratori rischiano di intasare i tribunali con l'arrivo del nuovo anno.

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