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SANITÀ 28 Dicembre Dic 2015 1548 28 dicembre 2015

Morire di parto, i casi in Italia

Dieci decessi ogni 100 mila nati vivi. Ma la sorveglianza copre solo il 73% dei casi e i dati ufficiali non sono aggiornati. Per Angela Nesta la procura di Torino ipotizza l'omicidio colposo.

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La procura di Torino indaga per omicidio colposo sul decesso di Angela Nesta, morta durante il parto con la sua bambina all'ospedale Sant'Anna.

Angela Nesta è morta in sala parto, al Sant'Anna di Torino, assieme alla sua bambina.
Per capire perché, il ministero della Salute ha deciso di inviare i suoi ispettori. Martedì 29 dicembre si farà l'autopsia e la procura del capoluogo piemontese ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo, al momento a carico di ignoti.
Il Sant'Anna è un ospedale ostetrico e ginecologico considerato all'avanguardia, nel 2014 è risultato al primo posto in Europa per numero di parti con esito felice. Ma le cifre e le cronache dicono che in Italia, purtroppo, di parto si muore ancora.
Per quanto rara, la mortalità materna è un importante indicatore della qualità dell'assistenza sanitaria. Nel nostro Paese, ogni 100 mila bambini che nascono, ci sono 10 donne che muoiono per la gravidanza o il parto.

Andamento della mortalità materna in Italia, 1966-2012 (fonte: Istituto superiore di Sanità su dati Istat).


LA SORVEGLIANZA NON COPRE TUTTE LE REGIONI. L'Istituto superiore di Sanità si occupa di coordinare la Sorveglianza sulla mortalità materna. Nel 2015 il progetto è stato esteso alle Regioni Lombardia e Puglia, portando la copertura delle rilevazioni al 73% dei nuovi nati.
Sul sito internet dell'Italian Obstetric Surveillance System, tuttavia, i dati ufficiali più aggiornati riguardano il periodo 2006-2012, quando la sorveglianza comprendeva soltanto sei Regioni (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia) e copriva solo il 49% dei casi. Sulla base delle informazioni parziali disponibili, risulta che nel periodo considerato le morti materne, avvenute cioè entro 42 giorni dal parto, sono state 141.
LA CAUSE PRINCIPALI DEI DECESSI. Limitando l'analisi agli ultimi due anni, prima del caso di Angela Nesta, secondo il quotidiano La Stampa le donne morte di parto in Italia sono state 39, la maggior parte delle quali a causa di complicanze ostetriche. La prima causa nazionale di mortalità materna è l'emorragia ostetrica, che ha ucciso due donne su 10. La sepsi ha causato cinque dei 39 decessi, altri cinque sono stati causati da malattie infettive, tre delle quali dovute a influenza H1N1. Sei dei 39 decessi sono avvenuti per complicazioni di gravidanze indotte mediante tecniche di procreazione assistita. Su 29 casi di morte sottoposti a indagine, infine, 12 sono risultati associati ad assistenza inadeguata.
IL RISCHIO TRIPLICA DOPO I 35 ANNI. Il rischio di mortalità materna, secondo lo stesso Istituto superiore di Sanità, è quasi tre volte superiore nelle donne che hanno superato i 35 anni d'età rispetto alle più giovani, più di due volte superiore nelle donne con un basso livello d'istruzione e tra quante vengono sottoposte a parto cesareo rispetto al parto spontaneo.
ANGELA NESTA, VERSIONI CONTRASTANTI. Il referto di Angela Nesta afferma che la giovane donna, 39 anni, è stata uccisa da un arresto cardiocircolatorio e che la piccola Elisa, la sua primogenita, è nata morta poco prima. Un evento «improvviso e impossibile da prevedere», ha dichiarato Chiara Benedetto, direttrice del reparto al Sant'Anna. Il padre della donna, Pietro Nesta, ha raccontato una versione diversa: «L'ultima volta l'ho vista nel pomeriggio del 26 dicembre. Aveva un dolore all'addome. Pensavo fosse normale per il parto, che era previsto per il 27. Poi i medici ci hanno detto, prima a me e poi al suo compagno, Francesco, di andare a casa. Da allora ho solo saputo che è morta, con la bambina, e nessuno mi ha dato uno straccio di spiegazione».
«AVEVAMO FATTO TUTTE LE ANALISI». Angela era arrivata al Sant'Anna il 23 dicembre. Dall'ospedale fanno sapere che «erano state fatte tutte le analisi, non era emerso niente che non andasse». Sarebbe quindi accaduto qualcosa di imprevisto, forse una «dilatazione improvvisa».
Angela è stata portata in sala parto, dove «c'erano non meno di sette specialisti, fra i migliori dell'ospedale». L'anestesista «ha tentato in ogni modo di defibrillare e rianimare la paziente, sfortunatamente senza risultati positivi», ha detto ancora la direttrice Chiara Benedetto. Cicostanze che l'autopsia e la procura di Torino intendono chiarire.

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