Parto Morte 151228170402
SPIRITO ASPRO 1 Gennaio Gen 2016 0900 01 gennaio 2016

Morire di parto o in mare, stessa sorte intollerabile

Non farcela proprio quando si vede la luce: storie parallele di vite inabissate.

  • ...

La procura di Torino indaga per omicidio colposo sul decesso di Angela Nesta, morta durante il parto con la sua bambina all'ospedale Sant'Anna.

Mi sarebbe piaciuto aprire il 2016 con un articolo allegro e brillante, uno sciocchezzaio dell'anno che si chiude o un'ironica disamina delle manie degli italiani a Capodanno.
Ma il cuore non collabora. Il cuore, al quale noi scrittori comici, quando siamo in servizio, mettiamo guinzaglio e museruola perché se ne stia zitto e buono e non si azzuffi con il distacco necessario per vedere il lato assurdo e ridicolo della realtà, continua a uggiolare, a ululare, come per un lutto.
E il lutto c'è. Il doppio lutto, ingiusto, intollerabile, forse imprevedibile, che in pochi istanti ha privato un giovane uomo di tutto l'amore della sua vita presente e futura, quello di sua moglie e quello della loro bimba che stava venendo alla luce.
LA SOLITUDINE LACERANTE DI PIETRO. Ora Pietro, vedovo di Angela e papà di Elisa, morte durante il parto all'ospedale Sant'Anna di Torino nella notte di Santo Stefano, è come uno dei sopravvissuti allo tsunami che in un altro Santo Stefano, undici anni fa, distrusse migliaia e migliaia di famiglie e ne spezzò altrettante, strappando genitori ai figli, figli ai genitori, mogli ai mariti.
Ci fu chi da un'ora all'altra si ritrovò unico superstite del proprio nucleo familiare, non più sposo, non più genitore, solo.
Come Pietro, marito di Angela. Che «era bella e non stava mai male/ed è morta di parto nel letto di un grande ospedale», come la Stefania di «Venezia» di Guccini.
La lacerante solitudine di Pietro pesa su tutte le persone che hanno un cuore e una famiglia ed è tanto più crudele in quanto lo strazio si consuma nei giorni di festa votati agli affetti più intimi e cari.
UN VELO DI PAURA CHE NON SE NE VA. Ogni nascita è un Natale, ma chi ha avuto la fortuna di stringere un nuovo bimbo tra le braccia proprio nel periodo natalizio conosce la gioia totalizzante di «essere» la festa, in una risonanza con un evento lontanissimo e forse leggendario, ma che una consistente fetta d'umanità celebra da millenni come simbolo della speranza e nella fiducia nei legami più profondi fra gli esseri umani.
Ogni nascita è un Natale, sì, ma è anche un Venerdì santo. Si dice che al fianco di ogni partoriente ci siano l'angelo della Vita e quello della Morte.
Per quanto oggi in Occidente si partorisca in condizioni infinitamente più sicure e garantite che in qualunque altro momento della storia umana, resta un'ineludibile quota di paura, dolore e pericolo che nemmeno gli spettacolari progressi della medicina e dell'igiene sono riusciti ad annullare del tutto.

I bambini sono piccoli guerrieri

Una donna in fuga da guerra e miseria con il suo bambino.

Nell'antica aristocrazia egualitaria di Sparta, solo due categorie di persone libere avevano diritto a una pietra tombale che ne ricordasse il nome: i guerrieri morti in battaglia e le donne morte di parto.
La partoriente era una valorosa e il suo impegno nel dare la vita era equivalente a quello del soldato nel dare la morte, perché entrambi costavano sangue, sudore, coraggio e sacrificio.
Ai bimbi che morivano venendo alla luce non veniva reso lo stesso onore.
Eppure sono piccoli guerrieri anche loro, che lottano come leoni per venire al mondo.
UN VIAGGIO SPEZZATO A POCHI PASSI DALLA LUCE. Il parto viene banalmente identificato solo con l'intensa sofferenza fisica della donna, la punizione divina delle figlie di Eva. È molto di più, è durissimo e integrale impegno psicofisico, fatto di organi che si dilatano, ossa che si piegano, ormoni che si scatenano, nella madre ma anche nel bambino.
Il parto è un lavoro di coppia, come il concepimento. Anche la piccola Elisa è morta, mentre combatteva per uscire dal piccolo protettivo mondo buio che ormai le andava stretto. Ma il suo viaggio si è spezzato a pochi passi dalla luce.
Come quello di tanti bimbi, spesso poco più grandi di lei, che ogni giorno, in braccio ai genitori, lasciano terre misere e tormentate e affrontano traversate pericolose sfidando freddo e fame per conquistare la possibilità di un futuro nel nostro mondo.
LE VITE INABISSATE NEL MEDITERRANEO. Angela ed Elisa, le mamme e i bimbi migranti inabissati nel Mediterraneo, tutti inghiottiti in uno stesso nulla tenebroso, gelido e muto, lasciando chi vive a piangere e a urlare da solo sull'altra sponda, mentre poco lontano c'è chi festeggia.
Vorrei che il 2016 ci regalasse la sconfitta definitiva della mortalità materna e perinatale, in tutto il mondo, soprattutto dov'è ancora alta come da noi un secolo fa e non è solo una tragica ma rarissima evenienza come nel tristissimo caso di Torino.
Ma vorrei anche che nessuna Angela e nessuna Elisa, siriane, afghane o somale, perdessero più la vita perché ne avevano sognata una più degna, fatta di sicurezza, di istruzione, di opportunità.
Buon anno nuovo a noi, buon mondo nuovo a loro.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso